Nuovo colpo per l’ottimismo di Renzi. Rapporto Cgia di Mestre: “Negli ultimi 4 anni cresciute del 93% le sofferenze bancarie”. E’ lo specchio del Paese reale

Nuovo colpo per l’ottimismo di Renzi. Rapporto Cgia di Mestre: “Negli ultimi 4 anni cresciute del 93% le sofferenze bancarie”. E’ lo specchio del Paese reale

L’ottimismo di Renzi segna una nuova battuta d’arresto, o meglio un sonoro ‘schiaffone’ economico. Questa volta le brutte notizie arrivano, ancora una volta, dal comparto del credito e ci fanno comprendere che la crisi c’è ancora e le famiglie, insieme alle imprese stanno ormai raschiando il barile delle ultime risorse disponibili. Precedentemente agli report avevano evidenziato come gli italiani avevano iniziato da tempo ad intaccare il risparmio personale, i conti bancarie ed in alcuni casi anche i beni immobiliari, oggi un Rapporto di Cgia di Mestre evidenzia come il sistema del credito nella sua interezza, subisce l’onda lunga della crisi ed aumenta le esposizioni. Più che chiaro, sul punto, l’ufficio studi della Cgia di Mestre: “Negli ultimi 4 anni le sofferenze nel sistema bancario italiano sono cresciute di quasi il 93% passando da 104,3 miliardi di fine novembre 2011 a 201,0 miliardi (fine novembre 2015)”.

Le percentuali di difficoltà registrate per aree geografiche

La Confederazione ha anche fatto una ricognizione sull’intero territorio nazionale e ne sono venute fuori delle belle, o meglio delle brutte notizie: “Se a livello nazionale il peso delle sofferenze sugli impieghi ha raggiunto l’11%, l’analisi territoriale indica come la quota maggiore dei crediti deteriorati sia preponderante nel Sud del paese, dove ha toccato il 16,1% del totale impieghi- spiega la Cgia- i livelli più elevati si verificano in Molise (20,7%) e Basilicata (19,9%) ma anche alcune regioni del Centro Italia soffrono: per Marche e Umbria le quote delle sofferenze sugli impieghi si attestano rispettivamente al 19,1% e al 16,5%, incidenze di gran lunga superiori alla media della loro ripartizione geografica, il Centro Italia, che presenta un livello inferiore al 10% (per l’esattezza il 9,3%)”.

Le regioni che hanno meno sofferenze sono quelle legate all’economia dei servizi ed al turismo

L’incidenza del livello delle sofferenze, fa sapere il Coordinatore dell’Ufficio studi Cgia Paolo Zabeo, “dipende ovviamente dagli effetti della crisi economica che ha colpito maggiormente le regioni del Mezzogiorno ma anche alcune realtà produttive del Centro Italia come Marche, Umbria e Toscana. L’analisi territoriale evidenzia come le regioni che hanno risentito di meno della spinta delle sofferenze siano state quelle più legate all’economia dei servizi e al turismo: il Trentino Alto Adige presenta un livello di incidenza al di sotto degli 8 punti percentuali; Valle d’Aosta e Lazio addirittura meno del 7%”.

Il punto di incidenza maggiore è stato contabilizzato nella provincie di Isernia, Olbia-Tempio e Matera

“A livello provinciale il record delle sofferenze è detenuto dalla provincia di Isernia (28,5% la quota raggiunta sul totale degli impieghi)- spiega la Cgia Mestre- a seguire, più staccate, completano il podio Olbia-Tempio (23,2%) e Matera (23,1%). Nei primi 10 posti di questo rank negativo tra le province più in difficoltà si inseriscono anche due realtà del Centro: Arezzo è quinta con il 22,0% e Pesaro-Urbino è nona con il 19,7%. In fondo alla classifica, al di sotto della soglia del 7%, si contano solamente quattro province: Aosta (6,9%), Sondrio (6,0%), Roma (5,6%), Bolzano (5,3%) e Trieste (4,7%) che risulta la realtà con la quota di sofferenze più bassa d’Italia”.

In termini assoluti le Regioni con più difficoltà sono la Lombardia, il Lazio ed il Veneto

In termini assoluti, su un totale di 201 miliardi di sofferenze (di cui 159 miliardi in capo alle imprese), le regioni con il più alto numero di sofferenze bancarie sono la Lombardia (41,4 miliardi), il Lazio (24,2) e il Veneto (20). Nel Nord Est si registra la maggior crescita delle sofferenze che dal 2011 al 2015 sono più che raddoppiate (+102,2%); l’area mantiene tuttavia un livello di incidenza sugli impieghi (11,8%) di poco superiore al dato medio nazionale (11%).

I rischi per famiglie ed imprese ‘incastrate’ da questa perversa negatività su prestiti ed affidamenti

Va detto, infine, che la sofferenza bancaria, sia per le imprese che per le famiglie, porta spesso a posizioni di non ritorno. Ecco alcuni dei rischi che molti dei debitori debbono mettere in giusto conto, rischi, che di fatto segnano la vita economica e familiare, come la segnalazione in Centrale Rischi (CRIF) , con conseguente effetto domino (tutte le banche saranno a conoscenza della situazione debitoria e si comporteranno di conseguenza). Accanto a questo va detto che tutti gli istituti di credito con i quali si ha un’esposizione del credito formalizzeranno una richiesta tramite raccomandata di restituzione immediata dei soldi dati in prestito. Immediati o quasi i tempi per restituire i soldi. Per legge si parla di 15 giorni, trascorsi i quali avverrà il recupero del credito tramite vie giudiziali con un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Infine l’ultimo atto, quello che offende la dignità, ma dal punto di vista legislativo è assolutamente incontestabile, è la provvisoria esecuzione che porterà ad un’ ipoteca giudiziale nei confronti del titolare del debito e di tutti i garanti e i fidejussori della posizione a sofferenza (pignoramento immobiliare e mobiliare). Su questo, va detto, che il numero dei cittadini e delle imprese coinvolte è ogni giorno in aumento e ad oggi fare un conto generale è assolutamente impossibile.

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