Medio Oriente. Sale la tensione tra Iran e Arabia Saudita, mentre altri paesi si schierano. Assaltate tre moschee sunnite

Medio Oriente. Sale la tensione tra Iran e Arabia Saudita, mentre altri paesi si schierano. Assaltate tre moschee sunnite

In seguito ai movimenti di protesta che si sono sollevati nel fine settimana da parte delle comunità sciite di tutto il Medio Oriente fino all’India, con la devastazione di tre moschee, l’Arabia Saudita ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l’Iran. Lunedì, Adel Al-Joubeir, ministro degli esteri saudita, ha prima qualificato lo sceicco Al-Nimr, il leader religioso sciita giustiziato, “un terrorista”, poi ha annunciato la serie di misure diplomatiche contro Teheran: sospensione di ogni relazione commerciale con l’Iran, sospensione dei collegamenti aerei con l’Iran, divieto di recarsi in Iran per tutti i cittadini sauditi.

Gli alleati sunniti dei sauditi rompono le relazioni diplomatiche con Teheran

Gli stati del Bahrein e del Sudan si sono presto accodati alle ragioni della dinastia regnante in Arabia Saudita nella rottura delle relazioni diplomatiche con l’Iran in seguito alla esecuzione del leader religioso sciita Al-Nimr, che ha provocato un’ondata di intense reazioni internazionali di condanna. Il Sudan sostiene di aver tagliato ogni legame diplomatico, con l’espulsione dell’ambasciatore iraniano a Kartum. Mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno declassato le relazioni diplomatiche con Teheran, richiamando l’ambasciatore e lasciandovi un incaricato d’affari. Si tratta di una presa di posizione, quest’ultima, che tende a mantenere i forti legami commerciali tra i due Paesi, nonostante le elevate tensioni politiche.

L’Arabia Saudita ha confermato di aver bloccato l’intero traffico aereo da e per l’Iran, ed ha posto un divieto ai suoi residenti di visitare l’Iran. Comunque, è stato concesso agli iraniani il permesso di recarsi in Arabia Saudita, soprattutto per venire incontro al dettato del Corano di andare almeno una volta nella vita alla Mecca.

Il Bahrain, il più stretto alleato dell’Arabia Saudita, ha comunicato lunedì che i diplomatici iraniani hanno 48 ore di tempo per lasciare Manama, la capitale. Lo stato del Golfo ha anche richiamato i suoi diplomatici a Teheran.

La reazione furiosa dei leader politici e religiosi dell’Iran, sciiti

Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Hossein Jaberi Ansari, ha detto lunedì: “sembra che l’Arabia Saudita consideri non solo i suoi interessi, ma anche la sua sopravvivenza tra le continue tensioni e i conflitti e cerca di sistemare i suoi problemi interni per mezzo di giochi vergognosi. La Repubblica islamica dell’Iran persegue una chiara e trasparente politica che favorisca l’espansione dell’interazione e della collaborazione con tutti i vicini e i paesi del mondo e gode di relazioni eccellenti con molti governi regionali, soprattutto governi arabi”. Il conflitto con l’Arabia Saudita avrà notevoli ripercussioni soprattutto per quei mussulmani sciiti che intendano recarsi in pellegrinaggio a la Mecca. Gli iraniani devono possedere il visto per tali visite e molti di loro lo fanno addirittura anni prima della partenza. Non si sa ancora come agiranno i dirigenti sauditi, e quanti di visti saranno cancellati. La questione dei visti per gli sciiti che volessero ancora partecipare al pellegrinaggio hajj farà salire la tensione ancora di più.

Sempre lunedì, il primo vicepresidente dell’Iran, Eshagh Jahangiri, ha usato parole fortissime per condannare l’Arabia a proposito dell’esecuzione di Al-Nimr: “consiglio i leader sauditi di fermare questi atti sovversivi, illogici, emotivi, segnati da una pessima conduzione. Fate attenzione al caos che avete provocato nella regione negli scorsi due anni. Cosa avete guadagnato con la creazione di gruppi terroristici se non di far sprofondare la regione nel disastro e di contribuire al saccheggio delle proprietà dei popoli di Siria, Iraq e altrove?”.

Il capo del sistema giudiziario iraniano, l’ayatollah Sadeq Amoli-Larijani, ha accusato i sauditi di aver portato scompiglio nella regione. “Il mondo mussulmano oggi è testimone di numerosi crimini commessi dai sauditi in diverse regioni e in tutti i casi guerra che accadono in Iraq, Siria, Libano, Yemen e Bahrain si vedono le loro impronte digitali e il loro sostegno ai terroristi”, ha detto lunedì l’ayatollah.

La posizione debole delle potenze mondiali

Dinanzi a queste evidenti tensioni regionali, si sono moltiplicate le iniziative diplomatiche, nel tentativo di evitare una escalation pericolosissima per tutto il Medio Oriente, ed anche per il Mediterraneo, e parte della costa africana. La Lega araba si è data appuntamento al Cairo per domenica prossima, per un vertice straordinario su richiesta di Riad, che vorrebbe estendere la denuncia contro l’Iran di ingerenza negli affari arabi. La Russia ha proposto di giocare un ruolo di intermediario tra l’Arabia e l’Iran. La Germania di Angela Merkel ha pregato i due paesi di fare di tutto “per riprendere le relazioni diplomatiche”, ma avverte l’Arabia Saudita che verranno prese serie misure per bloccare il mercato delle armi tedesche verso Riad. John kerry, segretario di Stato Usa, ha avuto un colloquio con Mohammad Javad Zarif, ministro degli esteri iraniano, e con Adel Al-Jouber, omologo saudita, per “esortarli alla calma e alla moderazione”. Insomma, le potenze mondiali appaiono ancora molto timide, sia con l’Iran, ma soprattutto con l’Arabia Saudita, e ancora non riescono ad imporre un’agenda internazionale che conduca i due paesi, e i due gruppi religiosi (sforzo molto più complicato, dal momento che i conflitti tra sunniti, maggioranza, e sciiti, minoranza, proseguono ormai da più di quindici secoli), ad una soluzione pacifica. La sensazione è che la dinastia saudita abbia voluto forzare la mano con l’esecuzione dello sceicco sciita, proprio sapendo che così avrebbe fatto saltare il banco dei colloqui di Vienna con l’Iran.

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