Mattarella. Bene indicare i bisogni del Paese. Ma se non li ricorda a Renzi è fiato sprecato

Mattarella. Bene indicare i bisogni del Paese. Ma se non li ricorda a Renzi è fiato sprecato

Una volta c’erano i maghi , gli indovini, che si cimentavano nell’ardua impresa  di prevedere cosa ci portava il nuovo anno. Ora non ci sono più, c’è rimasto solo Frate  Indovino con il suo calendario pieno di buoni consigli, una sorta di ”ricettario” per vivere bene. Al posto loro ci sono i sondaggisti che, quasi in corso, si raccontano che  gli italiani hanno ripreso fiducia, guardano positivamente al futuro. Addirittura c’è chi vede aumentare il consenso perfino nei confronti della Unione europea, dei partiti, di tutte le istituzioni, Regioni comprese. Sembra di riascoltare il comizio tenuto da Renzi Matteo, comizio, non conferenza stampa, come avrebbe dovuto essere da tradizione, con l’Ordine dei giornalisti che invita a fine anno il presidente del Consiglio, il quale, per inciso, ha preso a schiaffoni i giornalisti. E loro, compassati, si trattava delle seconde e terze file degli scriba, non hanno battuto ciglio e gli hanno fatto domande all’acqua di rose che erano già risposte.

La scelta di parlare dalla propria abitazione sminuisce l’eccezionalità dell’evento

Speranza, tanta fiducia, tante promesse. E sulla scia di Renzi Matteo i grandi quotidiani hanno suonato la grancassa. Operazione ripetuta, perlomeno tentata, dai grandi quotidiani con il discorso tenuto dal Capo dello Stato per la  fine d’anno. È vero un fatto. La scelta di tenere il discorso nel proprio appartamento e non dalle stanze del Quirinale aveva l’obiettivo di ”avvicinare” la massima autorità dello Stato al cittadino, di rendere familiare un intervento in cui gli auguri diventano occasione per parlare a qualche milione di persone (circa dieci, secondo l’Auditel). Diciamo francamente che proprio l’eccezionalità dell’intervento richiede che anche nella scelta della sede si avverta, appunto, l’eccezionalità. Cosa che anche leggendo, per quello che valgono, tanti messaggini, non pare sia avvenuta. A prescindere da questa valutazione ed entrando nel merito, da notare due tipi di commenti che emergono nell’ambito della politica e dei media: ha tirato la volata a  Renzi Matteo oppure, come titola Repubblica ha avuto un “coro di consensi”. Noi pensiamo che nessuna delle due tesi emerga da quanto ha affermato il Capo dello Stato.

Puntando sulla speranza sfuma la parola “guerra”, dramma del mondo intero

Mattarella ha sì puntato sul dare fiducia, sulla speranza. E questo suo argomentare gli ha impedito di porre al centro dell’intervento quella parola ”guerra” che Papa Francesco non dimentica mai come dramma, tragedia, che coinvolge tutto il mondo. Mattarella si è fermato sulla soglia. Ma è proprio questa terribile parola che sta condizionando sempre più le scelte politiche dei governi, l’economia mondiale, con i più deboli a pagare un prezzo altissimo, a partire proprio dall’Europa.

Ciò non gli ha impedito di fare qualche passo in più di Renzi Matteo per quanto riguarda le politiche portate avanti dal governo. Non è un caso che  Nicola Fratoianni, esponente di primo piano di Sinistra italiana, parli di un discorso del “Bene comune”, richiamando lo slogan usato dal centrosinistra, Pd, socialisti, Sinistra ecologia e libertà, alle elezioni politiche del 2013, candidato Pierluigi Bersani.

Fratoianni (Sinistra italiana). Ha enunciato i problemi del Paese

Dice Fratoianni di riconoscersi pienamente nelle parole del Capo dello Stato quando parla del lavoro ai giovani e alle donne che non c’è, di Mezzogiorno  che torna nella discussione pubblica, dove le disuguaglianze sono un problema di fondo. Ancora, la centralità della scuola e della ricerca. La difesa del clima e territorio, il trasporto pubblico, i beni comuni, l’accoglienza come risposta ad un fenomeno strutturale come l’emigrazione, la difesa della Costituzione repubblicana. Infine la lotta all’evasione fiscale. Che abbiamo messa per ultimo non per sminuire l’intervento del Presidente.

Caduta di stile la citazione di Confindustria a proposito di lotta all’evasione fiscale

Ha citato i dati resi noti da Confindustria ma non c’era bisogno, ce lo consenta, di ricorrere alla organizzazione degli imprenditori. Sono dati noti e arcinoti. Cgil, Cisl, Uil, tanto avversati da Renzi, ne hanno fatto, non da ora, un cavallo di battaglia. Confindustria ha reso noti i dati elaborati dal suo Ufficio studi per salvarsi l’anima e fare il bel gesto, perché come è noto gli evasori fiscali non si trovano nel lavoro dipendente. Forse tanti imprenditori ne sanno qualcosa. E la scelta di Mattarella di citare Confindustria ci pare, perlomeno, improvvida. Dice ancora Fratoianni: “Quella evocata da Mattarella è l’Italia vera, fatta di speranze ma anche di difficoltà e debolezze. Ci sentiamo impegnati anche noi nella difesa di quella Repubblica i cui principi basilari sono stati ricordati nel messaggio del Presidente”.

Dal Quirinale ”persuasione discreta sui protagonisti della vita pubblica”

Noi, letti i diversi commenti, nel bene e nel male, concordiamo con chi, come l’editorialista di punta di Repubblica, Stefano Folli, consiglia di leggere insieme sia il discorso pronunciato in occasione degli auguri rivolti dal Quirinale alle ”classi dirigenti” e quello di San Silvestro in cui ha parlato a quella che un tempo, scrive Folli, si sarebbe chiamata “gente comune”, persone che hanno tante preoccupazioni, dal lavoro che non c’è al terrorismo, ai dubbi sulla ripresa. A dire di Folli, Mattarella starebbe esercitando “una persuasione discreta sui diversi protagonisti della vita pubblica”. Ce lo auguriamo fortemente, visto che di tutti quei problemi di cui  parla il Capo dello  Stato non c’è traccia nelle politiche del governo, come dimostra la legge di stabilità.

Riforma Senato. Il premier sfida l’elettorato: ”o con me o il caos”

Non solo. Renzi Matteo, con la cosiddetta riforma costituzionale e con l’Italicum, porta un duro attacco alla Costituzione, cui se non andiamo errati, il Capo dello Stato non ha fatto cenno, ma nemmeno ha citato il referendum. Eppure si tratta di un evento previsto nel 2016, in cui come scrive Piero Ignazi, ”Renzi si gioca tutto sul referendum confermativo della riforma del Senato. È come se il presidente del Consiglio avesse lanciato il guanto della sfida all’elettorato: “o me o il caos, come diceva il generale De Gaulle”.  Una occasione per Mattarella per esercitare la ”pressione discreta” di cui ha parlato Folli. ”Ruolo e compito – dice l’editorialista di Repubblica – in cui Mattarella sembra ormai essersi calato, dopo il necessario apprendistato istituzionale”. Ce lo auguriamo.

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