Libia. Camion al tritolo dell’Isis sulle reclute a Zliten: 74 morti e centinaia i feriti. Attentato a Ras Lanuf, almeno 4 morti

Libia. Camion al tritolo dell’Isis sulle reclute a Zliten: 74 morti e centinaia i feriti. Attentato a Ras Lanuf, almeno 4 morti

Dozzine di persone sono state uccise nella mattina di giovedì 7 gennaio nel corso di un attentato suicida presso un centro di addestramento della polizia nella città della Libia occidentale di Zliten. La bomba era a bordo di una pesante autocisterna, che è piombata addosso ai cadetti della polizia e della guardia costiera che si apprestavano partecipare alla loro quotidiana assemblea. Il portavoce dell’ospedale di Zliten ha confermato alla Associated Press che 60 corpi sono stati estratti, mentre Fozi Anais, del Ministero della sanità ha parlato di 47 morti e 119 feriti. La differenza risiede nel fatto che molti feriti sono stati trasportati presso l’ospedale di Misurata, che ha confermato di aver ospitato 75 vittime dell’attentato, delle quali almeno quattro sono morte durante il trasporto. Complessivamente, si parla di almeno 74 morti, ma il bilancio è destinato a salire.

Si tratta dell’attentato più sanguinoso degli estremisti dell’Isis sul suolo libico, dalla fine della dittatura di Gheddafi nel 2011. Non vi è stata ancora alcuna rivendicazione per l’attentato, ma questo sembra l’ultimo di una lunga serie di analoghi attentati con camion bomba portati dallo Stato Islamico a Misrata e contro obiettivi militari e civili. In serata, l’emittente Al Arabiya parla di una rivendicazione da parte dello Stato islamico, ma non vi sono ancora conferme. Nel centro si addestravano circa 400 agenti e il numero di vittime potrebbe aumentare, hanno avvertito altri responsabili.

“Alla minaccia del terrorismo si risponde innanzitutto con l’unità dei libici. È dunque urgente attuare l’accordo politico recentemente firmato, superando le divisioni interne per dare vita ad un governo di accordo nazionale e concentrarsi sulla comune lotta al terrorismo e sulla ricostruzione e pacificazione del Paese”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Analoghi appelli sono arrivati dall’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini e dal nuovo governo nato dagli accordi di Skhirat in Marocco. Ma l’Isis avanza in Libia. Cacciato l’anno scorso dalla sua roccaforte di Derna (attorno alla quale comunque continua a farsi notare), lo Stato islamico in Libia si è saldamente insediato a Sirte: dalla città natale di Muammar Gheddafi ha lanciato un assalto ai quattro terminal petroliferi del bacino omonimo ora chiusi ma attraverso i quali un tempo veniva esportato l’80% del greggio libico. Lunedì i jihadisti hanno conquistato la cittadina di Ben Jawad, la “porta” della cosiddetta “mezzaluna petrolifera” sulla Sirte, e negli ultimi due giorni ha ingaggiato combattimenti che hanno causato l’incendio di sette cisterne di petrolio, cinque al terminal di Sidra e due in quello di Ras Lanuf. Il bilancio degli scontri è di 10 guardie delle installazioni e “oltre cento combattenti” dell’Isis uccisi, secondo un portavoce delle stesse guardie.

In serata fonti hanno segnalato un’autobomba esplosa nei pressi di un checkpoint a Ras Lanuf che ha ucciso tre soldati e un civile. Secondo quanto riferito ai media internazionale dal portavoce delle forze di sicurezza del complesso, Ossama al Hodeiri, l’attacco è stato condotto da un attentatore suicida che si è scagliato contro un posto di blocco all’entrata della città con un’auto imbottita di esplosivo. Al momento il bilancio delle vittime è di tre guardie ferite e di un bambino di 16 mesi.

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