Le notti di Renzi, il “blairiano” a caccia dei “fannulloni” e altro. Undici decreti “sfasciacarrozze” a tempo di record

Le notti di Renzi, il “blairiano” a caccia dei “fannulloni” e altro. Undici decreti “sfasciacarrozze” a tempo di record

E vai. Ma quanto sono bravi questi ministri agli ordini del capo bastone. Cinguettano i giornaloni, quelli online che sono stati in trepida attesa dei pargoli partoriti dal governo. Pensate, addirittura in notturna. “Un consiglio dei ministri”, esulta lo scriba, “in notturna, cominciato poco prima delle dieci di sera e terminato ben dopo la mezzanotte”. Da notare il “ben dopo”.Il menù annuncia il solito scriba, “molto ricco”. Si tratta della approvazione dei primi undici decreti attuativi della riforma  della Pubblica amministrazione. Facendo i conti si scopre che ad ogni decreto sono stati dedicati pochi minuti. Ovviamente erano già scritti, i ministri ne hanno preso cognizione. Oppure, come capita spesso, si tratta di tracce che verranno affidate ai “tecnici”. Non solo si è lasciato credere che questi decreti, a partire da quello che licenzia in 48 ore i cosiddetti “fannulloni” diventano immediatamente esecutivi. Invece non è così. Il decreto dovrà passare il vaglio del Consiglio di Stato, poi quello della Conferenza unificata Stato-Regioni infine arriverà in Parlamento. Si ha notizia che in alcuni comuni, Campidoglio in testa, siano state fatte circolari in cui si  dettano le nuove “norme” di comportamento dei dipendenti. Tipo, se ti allontani per andare al bagno devi comunicarlo alla “posizione organizzativa”, o a un personaggio responsabile oppure alla collega o al collega.

 Ci mancava la ministra Madia che sussurra: “Ora lo Stato è più semplice”

In questi undici decreti c’è di tutto, di più. Sembra che il governo abbia rivoltato il Paese come un calzino, una vera e propria rivoluzione. Pensate, aver deciso che i Forestali faranno parte del corpo dei carabinieri e che il riordino delle forze di polizia comporta un numero unico emergenze diventa un fatto eccezionale. Ci voleva Renzi. Dice la ministra Madia “ora lo  Stato è più semplice”. E Renzi se la prende anche con qualche giornalista che osa, pensate, non osannare il premier che annuncia una luminosa iniziativa per la  scuola, il concorso per assumere 60 mila insegnanti, per la gioia della Giannini dopo le scoppole che le sono arrivate dalle lotte degli insegnanti e degli studenti contro la “sua” Buona scola. A chi gli fa notare che ancora ci sono “supplenze seriali”, il premier si risente. Dice che ci vorranno tre anni “per avere una  scuola normale”. E poi l’autoelogio. “La strada intrapresa, però, è quella giusta, nessun governo ha mai fatto questi investimenti sull’istruzione”.

Education, education, education: il grido di battaglia del capo scout di Rignano

Mancava il richiamo a Blair. Dice  Renzi, il capo scout diRignano, “Noi blairiani vogliamo education, education, education, due anni fa nessuno avrebbe scommesso su una riforma che sta chiudendo il precariato e le graduatorie, ma noi procediamo come treni”. Cosa vi sia di eccezionale nel promuovere un concorso per assumere insegnanti francamente non lo comprendiamo. Un governo che deve fare se non governare? Ma per Renzi tutto è eccezionale Anche il tempo, prima di lui il nulla. Non entriamo nel merito del decreto chiamato riforma dei porti. Si dovrà leggere attentamente, ma dalle primizie niente di buono sia per i lavoratori che per l’attività portuale. E le “partecipate”, aziende pubbliche? Si possono tagliare. Forse ve ne sono di inutili:Forse  si possono ridimensionare i consigli di amministrazione. Discutiamone. No, il decreto attuativo è chiaro. Renzi li vuole a sua immagine e somiglianza, un uomo solo al comando, come alla Rai, un suo amico, uno del suo cerchio. Accetta che facciano capo al Mef, ministero economia e finanza. E i dipendenti? Si vedrà. Il posto di lavoro? Nessuna certezza. Gli esuberi finiranno in una lista unica da cui dovranno attingere le aziende che vogliono assumere. Le preoccupazioni dei sindacati però sono forti. Tanto che il governo ha deciso di rinviare il taglio delle Camere di commercio, proprio per l’impatto sull’occupazione, stimato in 3mila unità.

Abbiamo lasciato alla fine la notizia più ghiotta, quella sui “fannulloni”, i “furbetti” che timbrano il cartellino poi se ne vanno per affari loro. I media hanno fatto credere che siano tutti fannulloni, tre milioni di lavoratori. Renzi aveva detto  che in 48 ore sarebbero stati licenziati. Di più, di più, l’appetito vien mangiando. Non solo  la sospensione immediata, senza più stipendio ma si inventa un reato, quello di immagine. Il dipendente furbetto deve pagare, restituire anche sei mesi di stipendio. Neppure il diritto di difesa viene concesso, nessuna deduzione. Ammesso che la caccia al fannullone sia il primo compito dei dirigenti, la domanda: con quali strumenti si fanno gli accertamenti, quante telecamere servono, la flagranza deve essere dimostrata.

Aule giudiziarie a rischio di intasamento. Il diritto alla difesa non può essere negato

Il dipendente non avrà neppure il tempo per dare la sua versione dei fatti. Verrà a conoscenza della sospensione a cose avvenute. È ovvio che ci saranno aule giudiziarie  a rischio intasamento.  Altra domanda: non si poteva stabilire che entro trenta giorni il provvedimento doveva essere deciso, senza intervenire su una normativa che c’è già, per legge? Fra l’altro, c’è un problemino di non poco conto da affrontare: c’è un Pm che deve ricevere il materiale necessario per aprire la procedura, deve decidere se il dipendente è colpevole oppure no. In realtà, il testo del decreto per quanto si conosce, è solo un grande pasticcio, i sindacati sperano che nei quattro mesi dell’iter del decreto, si possa cambiare in modo sostanziale. Non per difendere chi non ha voglia di lavorare, ma proprio per difendere il lavoro, un diritto garantito dalla Costituzione. Proprio quello che non garba al ragazzo di Rignano.

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