L’analisi. Il ddl Cirinnà, le paure, i tabù e il confessionalismo dei leader del Pd alla luce delle manifestazioni di sabato

L’analisi. Il ddl Cirinnà, le paure, i tabù e il confessionalismo dei leader del Pd alla luce delle manifestazioni di sabato

Ancora una volta, occorre leggere lo storico della Chiesa Alberto Melloni, docente all’Ateneo Unimore, di Modena e Reggio Emilia, per avere un’idea più precisa e rigorosa di quanto papa Francesco ha detto a proposito del matrimonio. Venerdì, papa Francesco aveva parlato senza ambiguità davanti alla Rota romana: “Non confondere il matrimonio con altre unioni”. Ma “non c’è nulla di strano”, secondo lo storico del cristianesimo Alberto Melloni. “Anzi. Ci mancherebbe altro che il papa si facesse dettare il discorso alla Rota dall’agenda politica del Pd. È un atto dovuto. Il papa tutti gli anni riceve la Rota. Tutti gli anni fa un discorso che dice più o meno quello che la Rota si vuole sentir dire. Se qualcuno sperava che facesse il vecchio discorso omofobo sulla ‘natura’ – ‘matrimonio secondo natura’, ‘matrimonio contro natura’ – sarà rimasto molto deluso. Lui ha fatto un altro tipo di discorso, che è quello di un progetto di Dio sulla relazione”.

Con la chiarezza che lo caratterizza, il professor Melloni ha sgombrato il campo da ogni tentativo di strumentalizzazione delle parole del papa. Errore che invece hanno commesso molte nostre personalità politiche, che spesso parlano senza capire, o facendo la corsa a chi è più apparentemente “miglior esegeta” di papa Francesco. Lasciando perdere, per un istante, i campioni del cattolicesimo col cilicio, fa davvero sorridere il commento di Deborah Serracchiani, vicesegretaria del Pd e presidente della Giunta friuliana: “papa Francesco è stato molto chiaro, ha chiesto che non vi sia una equiparazione: infatti il ddl Cirinnà non crea alcuna equiparazione tra le unioni civili e il matrimonio. Quindi credo che sia davvero una buona riposta civile a istanze che sono presenti nella nostra società, e questo non significa nessun attacco alla famiglia e nessuna voglia di creare dei contrasti tra chi questi diritti li vuole e chi non li ritiene necessari”.

La disonestà intellettuale della Serracchiani è evidente, perché delle due l’una: o il Pd è un partito clericale e confessionale, e allora può anche adeguarsi a interpretazioni restrittive delle parole del papa (che però, come dice Melloni, non voleva certo dire quello che ha capito la Serracchiani), oppure è un partito che appartiene, “con fierezza”, alla tradizione socialista europea, e allora non può adeguarsi alle considerazioni di un papa. Seconda questione: se la Serracchiani sostiene che non vi sarebbe “equiparazione”, a che serve la legge sulle unioni civili? Cosa temono Serracchiani e il Pd dalla equiparazione? E perché farne un tabù? Sinceramente non lo abbiamo ancora compreso, anche perché non vi è alcun impedimento costituzionale, né ragione intellettuale o filosofica o giuridica nel trasformare un matrimonio omosessuale, legittimo e sacrosanto, in una “formazione sociale”.

Un pasticcio, e soprattutto, una grande ipocrisia, che né la signora Cirinnà, né il Pd, né Renzi hanno compiutamente spiegato. Anzi, come si vede dalla impaurita dichiarazione della Serracchiani, l’ipocrisia resiste. D’altro canto, già Stefano Rodotà, su Repubblica aveva sollevato il velo sulla irragionevole ipocrisia, giuridica e filosofica, di una terminologia, quella della “formazione sociale” che ha origine proprio nel tabù della equiparazione. In sostanza, la subalternità culturale del Pd e dei suoi leader a un certo confessionalismo non porta nulla di buono. Avremmo preferito maggiore accortezza, e soprattutto una maggiore adesione al dibattito pubblico sul matrimonio omosessuale, piuttosto che una serie di cessioni a tabù e compromessi, di cui è pieno il disegno di legge sulle unioni civili. Le grandi manifestazioni di sabato in tutte le città italiane, con centinaia di migliaia di persone dimostrano, ancora una volta, che la consapevolezza pubblica è più avanzata, di anni luce, rispetto al Pd e ai suoi leader.

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