La strage di Ustica. Un “segreto” che dura da trentacinque anni

La strage di Ustica. Un “segreto” che dura da trentacinque anni

Secret Dèfense: da ben trentacinque anni così rispondono da Parigi alle richieste ufficiali delle autorità giudiziarie e politiche italiane; cosa c’è che la Francia non può, non vuole dire per quel che riguarda la strage di Ustica, il DC-9 dell’Itavia esploso il 27 giugno del 1980 con 81 persone a bordo? E soprattutto, perché?

Una risposta possibile viene ora dall’inchiesta dell’emittente televisiva francese “Canal Plus”. Di fatto sbugiarda la versione ufficiale di Parigi: non è vero che quel giorno la base militare francese di Solenzara in Corsica era chiusa fin dalle 17. Al contrario, ci fu un intenso via vai di aerei per tutta la notte. Del resto non è credibile che una base militare funzioni come un ufficio postale, a una certa ora chiude. Non è vero che in quella zona del Tirreno non c’erano navi francesi: c’era la portaerei Foch.

Lo scenario: secondo “Canal Plus” il DC9 decolla da Bologna, diretto a Palermo; sulla sua scia c’è  anche un secondo velivolo. È il misterioso MIG libico poi precipitato sui monti della Sila? Altri due aerei lo braccano. Prima ci va di mezzo il DC9, che non dovrebbe essere dov’è, perché è decollato con un paio d’ore di ritardo. Poi è la volta del MIG, i cui rottami vengono ufficialmente restituiti in fretta e furia alla Libia; non tutti, però: una parte del MIG anni dopo sono ancora custoditi in un hangar di Pratica di Mare. Una delle tante stranezze di questa storia.

Da dove è decollato quel MIG? Certo non dalla Libia, come si dice ufficialmente: non ne ha l’autonomia; e perché i due aerei lo vogliono abbattere? Cosa è accaduto esattamente quella sera? È il rompicapo a cui si cerca da anni di dare una risposta. Ma sentite il giudice Rosario Priore titolare dell’inchiesta: “L’Alleanza Atlantica è stata molto chiara, ci ha detto che c’erano in quella situazione degli aerei la cui rotta nasceva dal mare e finiva nel mare, e a presenza di una portaerei”.

Di “pista francese” ha parlato anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nel 2007; dice che a far esplodere il DC9 è stato un missile lanciato da un caccia partito da una portaerei, nel tentativo di intercettare un aereo libico con a bordo il colonnello Gheddafi, all’epoca considerato dai servizi segreti francesi “il nemico pubblico numero uno di Parigi”. I francesi, del resto, con Gheddafi hanno un conto aperto: quando, per esempio Gheddafi cerca di sconfinare in Ciad, paese poverissimo, ma ricchissimo di uranio e altri preziosi minerali, sono i parà francesi a intervenire, e ricacciare i libici oltre confine. Quel 27 giugno “qualcuno” avverte i libici del pericolo che incombe. L’aereo inverte la rotta, torna a Tripoli. Gheddafi, quella volta, si salva. I conti alla fine saranno saldati nel modo che sappiamo. Una spy story? È noto che la realtà spesso supera la fantasia.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.