La Cei di Bagnasco come quella di Ruini: ammonisce sulla povertà, ma poi azzanna le diversità e i diritti civili. Le repliche di Chiti e di Gaynet

La Cei di Bagnasco come quella di Ruini: ammonisce sulla povertà, ma poi azzanna le diversità e i diritti civili. Le repliche di Chiti e di Gaynet

Come spesso accade quando parlano i vescovi, e in generale i pastori della Chiesa cattolica, vengono alla luce grandi contraddizioni, interne ed esterne. Lunedì 25 gennaio è stata la volta del cardinale Angelo Bagnasco sottoporsi a questo esercizio culturale di espressione delle grandi contraddizioni, teoriche e religiose, in cui si dibatte la Chiesa italiana da qualche anno (dai tempi di Ruini, per intenderci). Inevitabilmente, le parole del cardinale sono state accolte da alcuni esponenti politici, soprattutto di centrodestra, ma anche del Pd, solo nelle parti che più loro interessavano, tralasciando la ficcante analisi sociale sulla povertà e sulla crisi che ancora morde. Cominciamo proprio da quest’ultima, dall’analisi sociale della crisi.

Bagnasco accusa Renzi, il suo governo e il Parlamento: la crisi morde ancora, nonostante il vostro ottimismo

Ecco cosa ha detto Bagnasco (non lo ha citato esplicitamente, ma il discorso era diretto a Renzi): “Continuano – con alcune alternanze – voci autorevoli circa la ripresa complessiva dell’economia: ce ne rallegriamo, ma siamo quotidianamente testimoni che, nelle nostre parrocchie e comunità, le ricadute sul piano concreto non si notano ancora”. Bagnasco cita un dato, che dovrebbe far riflettere parecchio: 6 milioni 300mila pasti offerti dalla Caritas nelle sue 353 sedi nel solo 2015. È la conferma che la chiesa dei credenti la fine della crisi non la vede affatto. E poi Bagnasco pone la grande questione della disoccupazione diffusa: “Condividiamo l’umiliazione di giovani che bussano invano alla porta del lavoro e, quindi, non riescono a farsi una famiglia; sentiamo la sofferenza – non di rado sul filo dello scoraggiamento e della resa – di adulti che, dopo aver perso l’occupazione, da anni resistono grazie a lavori occasionali o alla provvidenza dei nonni. Veramente chi non ha lavoro sente di perdere anche la propria dignità! A costoro – che sono folla – diciamo sommessamente di non arrendersi, che la Chiesa è vicina; che insieme cerchiamo strade non solo di immediato sostegno, ma anche di nuove opportunità lavorative”. Sul piano sociale, dunque, la Chiesa italiana guidata dal cardinal Bagnasco accusa esplicitamente Renzi, il suo governo, e il Parlamento di non aver agito, sul fronte della povertà diffusa e sul fronte dell’occupazione. E critica il facile ottimismo sull’uscita dalla crisi, che colpisce ancora centinaia di migliaia di famiglie.

La grande contraddizione della Chiesa italiana: allarme sociale e conservazione in materia morale

Tutto bene? No, perché la grande contraddizione emerge sui temi morali. Sulla questione della “famiglia naturale”, costituita da un uomo e donna col fine della procreazione, Bagnasco ha fatto emergere un enorme arretramento rispetto alle posizioni espresse pubblicamente da papa Francesco: “Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato”. Come ha giustamente precisato lo storico della Chiesa Alberto Melloni, papa Francesco non ha mai fatto naufragio culturale immergendosi nella disputa antica e inutile sul “matrimonio naturale” e “matrimonio contro natura”. Bagnasco lo fa, ribadendo una linea che è coerente più con le posizioni di Camillo Ruini che con Bergoglio. E non solo. Bagnasco cita a sproposito anche la Costituzione, in particolare il dibattito all’Assemblea costituente sull’articolo 29, che però non cita il fatto che il matrimonio debba essere costituito da un uomo e una donna. Dice Bagnasco, sbagliando obiettivo: “È bene ricordare che i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Perfino sul piano teologico c’è qualche evidente scivolone, ma lasciamo perdere. E vediamo dove punta Bagnasco, banalmente a giustificare il divieto della maternità surrogata. Infatti, dice il cardinale: “In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli. Il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro: i bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”. La confusione culturale e filosofica è del tutto evidente, e rinviamo ad altra analisi la doverosa parte di critica a queste argomentazioni.

La replica di Vannino Chiti

Che le parole di Bagnasco fossero in qualche modo ambigue e pericolose, lo dimostrano alcune posizioni, importanti e solide. Il senatore Vannino Chiti, ad esempio, scrive “Non esiste il diritto di una famiglia, né etero né omosessuale, ad avere un figlio, bensì il diritto del minore a vivere possibilmente nella sua famiglia e comunque ad avere una famiglia. Il bambino è soggetto di diritti, non un mero oggetto di desiderio”. Il senatore Chigi aggiunge: “Sarebbe stato giusto procedere con due disegni di legge, uno per garantire l’esistenza delle coppie di fatto e uno per riformare la legge sulle adozioni. Se uno stralcio delle adozioni non è più possibile, si deve da un lato provvedere a dare una famiglia ai bambini già nati; dall’altro, nel consentire all’interno di un’unione civile l’adozione del figlio di un partner, ribadire che non si tratta di automatismi ma è il tribunale per i minori che dovrà verificare il consenso dell’altro genitore naturale, la stabilità della nuova comunità di affetti, le condizioni complessive che consentono il pieno e libero sviluppo al bambino. Per il futuro occorre determinare, come condizione per l’adozione, una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che assicuri sul rispetto della legislazione del nostro Paese in merito alle pratiche di procreazione vietate. Trovare punti di equilibrio – scrive infine l’esponente dem – per conciliare valori e responsabilità, così da renderci capaci di prendere decisioni a beneficio della comunità, è l’impegno che ci deve guidare”.

Gaynet: “irresponsabile contrapporre le famiglie”

Naturalmente la replica delle organizzazioni omosessuali e LGBT è molto dura. Per Gaynet: “Famiglia voluta da Dio? Noi siamo laici e vediamo solo famiglie reali in carne ed ossa, compreso le famiglie omosessuali con gli stessi diritti”. Franco Grillini, presidente di Gaynet, attacca la prolusione del cardinale, presidente della Cei, che ha aperto il consiglio episcopale permanente: “Il capo dei vescovi italiani è bizzarro perché da un lato si lamenta che in Italia non si fanno figli, poi quando qualcuno li fa, come le coppie gay, lancia strali perché non gli piace il modo con cui sono venuti al mondo”. Quindi “premesso che i vescovi cattolici dopo il gigantesco scandalo sessuale sugli abusi dei preti cattolici dovrebbe come minimo essere cauto quando parla di bambini, come Gaynet riteniamo che qualsiasi bambino venuto al mondo meriti rispetto e non debba essere discriminato come invece pretende la Cei quando chiede la cancellazione dell’articolo 5 del ddl Cirinnà”. “Come Gaynet – ha proseguito il presidente dell’associazione lgbt – crediamo sia irresponsabile contrapporre famiglie a famiglie perché non esiste nessuna contraddizione e nemmeno nessuna ‘concorrenza’ né tantomeno ‘confusione’ tra coppia eterosessuali e famiglie omosessuali. Ce lo dice il buon senso e la ragione, ma ce lo dimostra soprattutto l’esperienza di quei 21 Paesi che hanno approvato il matrimonio egualitario e le decine di nazioni che hanno comunque riconosciuto i diritti delle coppie lgbt”. E “in un terzo del mondo dove vive il 30% dell’umanità coppie eterosessuali e omosessuali convivono tranquillamente e perfettamente integrate in un quadro legislativo che prevede l’uguaglianza dei diritti universali e soprattutto si è realizzato il diritto alla vita familiare anche per le persone omosessuali storicamente discriminate dall’atteggiamento omofobo delle religioni estremiste”. “L’esperienza, quindi, dimostra – sottolinea Grillini – che Bagnasco ha torto e con lui la destra clericale che in questi giorni riempie le agenzie e la comunicazione con una caciara senza precedenti su presunti uteri in affitto, che non sono affatto previsti dalla legge Cirinnà, al solo scopo di impedirne o ritardarne l’approvazione”.

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