Istat. Redditi in crescita? Sì, ma ci compri tre etti di pane in più al giorno. Una presa in giro per milioni di famiglie in stato di povertà

Istat. Redditi in crescita? Sì, ma ci compri tre etti di pane in più al giorno. Una presa in giro per milioni di famiglie in stato di povertà

La nuova ondata di dati diffusi dall’Istat secondo cui reddito, potere d’acquisto, spesa per i consumi hanno registrato vistosi aumenti è commentata dagli scriba come una sorta di ben di dio piovuto su milioni di italiani. Un vero e proprio paradiso terrestre in pochi anni, meglio in pochi mesi, creato grazie alle politiche di Renzi e del suo governo. Al ministro Padoan brillano gli occhi. Noi, gufi regolarmente registrati, non ci siamo entusiasmati, ma incuriositi. Abbiamo letto e riletto il confronto proposto dall’Istat, terzo trimestre 2015 con terzo trimestre 2014 riguardo al reddito disponibile per le famiglie (+1,5), il potere d’acquisto delle famiglie (+1,3), spesa famiglie per i consumi (+ 1,2). Questa volta ci siamo detti: hanno ragione loro, i renziadi e chi li sostiene. Ma, ci siamo chiesti, perché queste percentuali non vengono tradotte in numeri? Abbiamo fatto due conti, prendendo come salario medio annuo di una famiglia 20 mila euro.  L’aumento di 1,5 corrisponde a 300 euro annui, 82 centesimi al giorno, tre etti di pane se va bene, mentre al +1,3 corrispondono 260 euro annui, pari a 71 centesimi al giorno, una rosetta in più, se va bene, e all’1,2 ben 240, 65 centesimi al giorno, pari a una ciriola piccola (per i non romani: chiamasi ciriola un panino lungo e affusolato, molto leggero, qui rappresentato nella foto).

Esulta il ministro Padoan, fa la voce grossa con la Ue: “Noi carte in regola per la flessibilità

Questa la realtà “dei redditi in crescita”,  dello “slancio”, della ripresa vantata da Renzi Matteo. Attraverso il quotidiano Repubblica, sempre più bollettino economico di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan si rivolge alla Ue e dice “carte in regola per  flessibilità”. Sempre sul quotidiano di Largo Fochetti, Ferdinando Giugliano, nuovo editorialista, giovane economista, proveniente dal Financial Times, scrive che per consolidare “questo slancio”, servirà tornare alla vere riforme. Le famiglie italiane, afferma il giovanotto, “si sentono più ricche”, “la disoccupazione diminuisce”, sempre le famiglie “spendono di più”. Sono questi  risultati legati “allo sforzo riformatore dell’esecutivo”. Ma c’è sempre un ma. Una accusa, si fa per dire, nei confronti di Renzi.

L’editorialista di Repubblica elogia “lo sforzo riformatore” del governo

Il nostro giovanotto di belle speranze fa presente che quanto fino ad oggi ottenuto lo si deve allo “sforzo riformatore del governo” che ha avuto “una partenza incoraggiante con misure come la riforma del mercato del lavoro e quella della banche popolari”. Il ridicolo non lo sfiora nemmeno, forse venendo  dal Financial Times, non è al corrente delle “quattro banche” che hanno truffato migliaia di cittadini. Imperterrito, afferma che “su questa strada il governo deve andare avanti sulle riforme”. Conclude: “Le questioni essenziali sono come si utilizzano le risorse che le nostre magre finanze pubbliche ci concedono e come si cambiano le regole che determinano le decisioni delle aziende di investire”. Chiaro, le aziende bussano a soldi, non bastano quelle regalie, attraverso il Jobs act e decontribuzione, che hanno avuto. Al giovanotto non viene neppure a mente che forse si potrebbe combattere l’evasione. Oppure che ci sono 7,5 milioni di lavoratori che devono rinnovare il contratto. Sulla scia dello scriba Giugliano si muove l’intervista con Luigi Guiso, professore di Economia all’Einaudi Institute. Parla di “svolta” di “una ripresa in atto” ma intima: “Questo non vuol dire che è la fine dei guai dell’Italia”. Certo la strada giusta è stata intrapresa ma ancora “i problemi di fondo, di struttura, non sono stati toccati. L’ultimo governo sta cercando di affrontarli, lo ha fatto con la riforma del lavoro, la riforma costituzionale, ma c’è ancora l’amministrazione pubblica che non funziona, molti mercati non sono esposti alla concorrenza…”. Ci mancava citasse l’Italicum e poi il quadro “riformatore” offerto da Repubblica era completo.

Trefiletti: “un quadro troppo bello per essere vero”. In tre anni consumi giù del 10,7%

La “bella Italia” che ci propina l’Istat, i dati “rosei e ottimistici” non convincono Federconsumatori e  Adusbef. E ne hanno buone ragione. Dice Rosario Trefiletti: “Un quadro troppo bello per essere vero. Purtroppo si tratta di dati ancora eccessivamente ottimistici. La situazione che le famiglie denunciano quotidianamente presso i nostri sportelli è ancora drammatica. Per averne una misura basti pensare alla diminuzione del potere di acquisto che dal 2008 ad oggi ha raggiunto il -13,4%. I consumi, solo nel triennio 2012-2013-2014, hanno subito una contrazione del -10,7% (con una diminuzione complessiva della spesa di circa 78 miliardi)”. Offre una ricetta ben diversa da quella che ci viene propinata dal governo e dagli scriba dei giornalini, da economisti ultra liberisti.

“La ripresa – afferma il presidente di Federconsumatori – deve essere ben più decisa, marcata, strutturale. Si potrà ottenere solo sanando la vera piaga che affligge il nostro Paese: la mancanza di lavoro ed attivando così la redistribuzione dei redditi.” E ribadisce che è indispensabile un  Piano Straordinario da parte del governo per stanziare investimenti: per l’innovazione e la ricerca, la realizzazione di infrastrutture, soprattutto al Sud, lo sviluppo  del  settore del turismo, vera risorsa del nostro Paese, la messa in sicurezza del patrimonio culturale e scolastico. Insomma tre etti di pane in più per ogni famiglia non bastano. E non bastano soprattutto le prese in giro per milioni di famiglie che vivono, si fa per dire, in stato di povertà e per quelle che non arrivano alla fine del mese.

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