Intervista a Rossana Dettori (FP Cgil): “per la dignità del lavoro pubblico proseguiremo la nostra lotta”

Intervista a Rossana Dettori (FP Cgil): “per la dignità del lavoro pubblico proseguiremo la nostra lotta”

Il rinnovo dei contratti pubblici, e la mobilitazione che tenderà a inasprirsi già dalle prossime ore; la trattativa all’Aran sui comparti, a dispetto delle ‘provocazioni’ dell’agenzia; il varo dei decreti attuativi della riforma Madia, il cui contenuto ancora non è dato conoscere; la Carta dei diritti universali del lavoro, e le sue declinazioni in tema di ‘lavoro pubblico’. Di questo e altro ne abbiamo parlato con Rossana Dettori, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, per delineare i contorni di questo 2016 appena iniziato. La incontriamo nel suo ufficio in via Serra, immersa nello studio delle carte, e la prima domanda non può non riguardare la vertenza per il rinnovo dei contratti pubblici.

La Fp ha chiuso il 2015 in piazza per rivendicare il rinnovo di un contratto scaduto da oltre sei anni, come riparte adesso la categoria?

Dettori:  Con l’approvazione della legge di Stabilità è arrivata la conferma che non ci sono le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti. Un paradosso – di certo voluto data una certa idea di lavoro pubblico – per un governo che riesce a trovare risorse per tutti ma non per il rinnovo del contratto dei suoi dipendenti. Ma tutto questo non ci ferma, possiamo farcela, possiamo ottenere un giusto rinnovo facendo crescere la mobilitazione, inasprendo quest’ultima. Per questo abbiamo deciso di convocare gli esecutivi nazionali unitari di Cgil Cisl e Uil di categoria per mercoledì 13 gennaio. Lì decideremo insieme come proseguire la mobilitazione, stilando subito un calendario di iniziative. L’ipotesi è quella di partire da scioperi territoriali senza escludere, con questo crescendo, uno sciopero nazionale a ridosso dell’approvazione del Def (Documento di economia e finanzia), lì cioè dove andranno individuate le risorse per i rinnovi, a tutti i livelli.

Quindi una strategia in due fasi, partire dai territori per poi arrivare al piano nazionale?

Dettori: Sì, anche perché la mobilitazione per i rinnovi interseca più livelli ed è importante richiamare l’attenzione delle istituzioni locali. Per la sanità, così come per gli enti locali, infatti, abbiamo un problema serio: il governo per la prima volta prevede che debbano essere loro a farsi carico del costo del rinnovo, senza alcun finanziamento specifico, sia nel piano sanitario nazionale che nei trasferimenti agli enti locali. Ecco perché partiamo ‘dal basso’, mettendo insieme il tema del contratto nazionale, della contrattazione integrativa, senza dimenticare le crisi aziendali di tutto quel mondo privato che fornisce servizi pubblici.

In tutto questo si inserisce la trattativa all’Aran per la riduzione dei comparti, propedeutica, a dire del governo, di quella per il rinnovo.

Dettori: All’Aran pare stiano cercando pretesti in ogni dove per non avviare i tavoli di comparto, ultimo i dati diffusi dall’agenzia sulle retribuzioni nel pubblico impiego, aumentate a suo dire del 40% nel decennio pre blocco. Per usare un eufemismo, diciamo che è stata una provocazione rispedita al mittente… Noi abbiamo una proposta condivisa sulla riduzione dei comparti e su questo punto a metà gennaio si dovrebbe riaprire la trattativa. Ora chiediamo un’accelerazione: basta provocazioni e basta pretesti, diamo il via ai tavoli.

Arriviamo così al complesso iter che investe il provvedimento targato Madia sulla Pubblica amministrazione, visto che, stando alle cronache, nel prossimo Cdm dovrebbe esserci il via libera ad un sostanzioso pacchetto di decreti delegati. Come vanno in questi casi i rapporti col governo?

Dettori: Come al solito: il governo non si è minimamente preoccupato di offrirci una informazione preventiva sui decreti che sta per approvare, per altro in palese contrasto con quanto sottoscritto recentemente in Europa. Pochi giorni fa, infatti, è stato sottoscritto a Bruxelles un accordo, che diventerà presto una direttiva, tra governi e sindacati che prevede come i lavoratori delle pubbliche amministrazioni di tutta Europa debbano essere preventivamente informati e consultati, rispetto alle scelte che ricadranno sul loro lavoro. Alla prima occasione utile il governo contraddice sé stesso, rinnegando palesemente quanto da lui stesso sottoscritto. In ogni caso stiamo seguendo questa fase di discussione sui decreti ma, come sempre, il tratto comune è la totale mancanza di attenzione al tema lavoro, vale per il decreto sulle partecipate così come quello sul passaggio dei forestali nei carabinieri.

Intanto però la categoria ha portato a casa un risultato non da poco: il rinnovo per i precari col milleproroghe?

Dettori: Anche quest’anno, nonostante la retorica del cambia verso, ci siamo dovuti battere e attendere le ultime ore dell’anno per vedere i contratti di migliaia di precari della Pa rinnovati. È una situazione insostenibile e che va sanata, insieme a quella di idonei e vincitori di concorso che hanno ascoltato tante promesse sul turn over in questi due anni ma, ancora una volta, senza alcun fatto concreto.

Per chiudere, ci dai una lettura di categoria sulla Carta dei diritti universali del lavoro?

Dettori: Anche noi saremo impegnati nei primi mesi di quest’anno nelle assemblee per far conoscere e votare questo testo di straordinaria importanza. Per quanto ci riguarda, proprio per allargare il processo di partecipazione, faremo camminare questo testo insieme alla costituzione del comitato degli iscritti, come previsto dal nostro documento di autoriforma, laddove non sono ancora stati creati. Sempre in questi giorni, insieme alla confederazione, declineremo alcune specificità del lavoro pubblico. Il nostro mondo ha alcune differenze, visto che i lavoratori pubblici sono assoggettati a norme di legge. In ogni caso per noi e per l’intera Cgil questo sarà un anno impegnativo ma fondamentale per costruire con questa proposta un’idea alternativa rispetto a quella del governo sul tema del lavoro e dell’occupazione. Riscriveremo, laddove ci fosse bisogno anche attraverso specifici referendum, le norme sul mondo del lavoro in maniera diametralmente opposta a quella del governo, sotto il segno dell’universalità dei diritti.

da rassegna.it

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