Informazione. Centinaia di giornalisti freelance scrivono a Renzi: “lo sfruttamento esiste e minaccia la libertà di espressione”

Informazione. Centinaia di giornalisti freelance scrivono a Renzi: “lo sfruttamento esiste e minaccia la libertà di espressione”

Sono centinaia le adesioni, in pochi giorni, alla lettera che un gruppo di freelance attivi nel sindacato dei giornalisti ha inviato al presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo che questi aveva sostanzialmente negato, nella conferenza di fine anno, le condizioni di sfruttamento di molti lavoratori senza contratto nel settore dell’informazione. Una missiva che, oltre a mettere in guardia sulle reali condizioni dei precari che lavorano per i media, spesso pagati pochi euro a pezzo, avanza anche una serie di proposte al governo per superarle, a partire dal mettere nuovamente mano alla delibera sull’equo compenso, cancellata la primavera scorsa da una sentenza del Tar del Lazio.

Tutto questo nel bel mezzo della trattativa per il rinnovo del contratto, che si presenta particolarmente difficile, dopo che la Fieg, l’associazione che riunisce gli editori, ha “disdettato” a novembre l’attuale Ccnl. Nella tradizionale conferenza di fine anno, lo scorso 29 dicembre, il primo ministro, sollecitato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che aveva ricordato le difficoltà dei freelance, dei precari, dei senza contratto dell’informazione, parlando addirittura di “schiavitù, non solo tollerata, ma codificata in alcuni contratti”, aveva replicato: “Non credo ci sia la schiavitù, non credo ci sia la barbarie in Italia, sono altre le situazioni drammatiche nel mondo”, ribadendo tra le altre cose la sua posizione sull’Ordine dei giornalisti: “Andrebbe abolito”.

Così, il 1°gennaio, 14 freelance attivi nella Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, hanno scritto una lettera al premier, evidenziando invece che “lo sfruttamento nel settore dei media non solo esiste, ma sta danneggiando la libertà dell’informazione”. Nella lettera, che ha ottenuto in pochi giorni l’adesione di circa 300 giornalisti – molti precari, ma anche redattori e graduati di molte testate  oltre a quella di una decina di segretari e presidenti regionali della Federazione nazionale della stampa –, si riportano i dati ufficiali secondo cui “i lavoratori autonomi e atipici sono oggi il 62,6% dei giornalisti attivi, e sono in rapida crescita”.

Questi lavoratori “spesso hanno redditi medi da 11mila euro lordi l’anno e, nella metà dei casi, di circa 5mila, con spese a proprio carico, e con una netta disparità di diritti, tutele e forza di contrattazione rispetto ai colleghi dipendenti”. Per questa ragione, sottolineano i firmatari della lettera, “le condizioni di oggettiva debolezza, di ricatto occupazionale e sfruttamento del lavoro, ledono la libertà e la qualità dell’informazione”. Ma la lettera contiene anche richieste dettagliate al governo, come quella che richiama il rispetto della legge sull’equo compenso approvata nel dicembre 2012. Si diano, scrivono i freelance, “contributi e agevolazioni pubbliche solo agli editori che dimostrano di pagare equamente e con regolarità i giornalisti”, così come indicato nella norma.

Senza dimenticare, sempre nella lettera-appello dei freelance, la proposta di superare “i contratti atipici nel mercato dell’informazione, supportando l’emersione dalla precarietà, il lavoro stabile, o comunque il ‘buon lavoro’ equamente retribuito”, garantendo “pari diritti e tutele al lavoro giornalistico, sia dipendente che autonomo”. Non solo. I 14 avanzano la richiesta di riunire in tempi rapidi la Commissione per l’attuazione dell’equo compenso, a cui partecipano, oltre all’Ordine, anche i rappresentati del governo e delle parti sociali, per “rimettere urgentemente mano alla delibera d’attuazione” che riguarda i lavoratori autonomi. La delibera precedente – approvata nell’estate 2014 e contestata al pari dell’accordo contrattuale sul lavoro autonomo da molti freelance – era stata di fatto demolita da un sentenza del Tar Lazio, su ricorso dell’Ordine, che aveva giudicato iniqui i compensi individuati nelle tabelle economiche.

I giudici hanno rimarcato, nell’aprile 2015, che i parametri individuati “non sono proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto, e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo”. Governo ed editori hanno fatto ricorso contro il pronunciamento dei giudici. Ora i tempi sono strettissimi per dare seguito a una legge, quella del 2012, che non ha mai trovato attuazione: l’attuale Commissione governativa è in carica fino a giugno 2016 e in quasi tre anni non ha dato ancora risultati apprezzabili, se si eccettua la delibera poi silurata dal Tribunale amministrativo.

Nella lettera è infine presente la richiesta al ministero competente di emanare “le tariffe per la liquidazione giudiziale dei compensi giornalistici, come da decreto ministeriale 140/2012 sui compensi professionali”, sul modello dei tariffari in vigore per altri ordini e che dovrebbero contemplare le condizioni economiche minime per il rispetto del decoro professionale.

Per adesioni: giornalistifreelance@gmail.com.

da rassegna.it

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