Il “solitario” Fassina e gli scriba sciocchi

Il “solitario” Fassina e gli scriba sciocchi

Il “solitario” Fassina, la “corsa solitaria” di Fassina. Chissà che vogliono dire gli scriba di  Repubblica, capofila di una crociata  di alcuni giornali romani fra i quali quello dei palazzinari, scusate costruttori, contro il candidato sindaco di Futuro a sinistra e di Sel. Nei loro pensieri piccoli, pensano forse che sia una offesa e al suo nome accompagnano sempre questo aggettivo. Oppure vogliono dare l’immagine di un megalomane, un esibizionista che tutto preso dal suo ego, non ci pensa due volte. Una mattina si alza, non prende neppure il caffè, va alla Camera e annuncia che lascia il Pd, contatta quelli di Sel e in pochi minuti fonda con loro Sinistra italiana. Poi lascia Montecitorio, si fa accompagnare  da  un amico che ha un motorino  in quel di Torpignattara, via Tempesta 122, la sede della neonata associazione Futuro a sinistra. Ha dato appuntamento a un gruppo di amici per una comunicazione urgente. Arriva, gli amici ci sono, ma lui ha dimenticato le chiavi.

Intanto comunica che si candida a sindaco di Roma. Ci sono un centinaio di persone, forse più. Si trovano le chiavi,  il “solitario” li saluta e corre a Ostia, 36 chilometri da Roma. Prima telefona a Paolo  Cento, segretario di Sel. Gli annuncia che si candida a sindaco. Lui, si dice,  se la sentiva. Chiama Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, gli comunica l’annuncio. Frato, diminutivo per gli amici, dice a Paolo: ma non ce lo poteva dire in modo ufficiale? Paolo: ma lo sai che è un solitario. Poi non voleva farlo sapere a Orfini che è un chiacchierone. Arriva ad Ostia, lo attende un teatro pieno. Ci sono anche quelli di Sel, trafelati.

Tutti insieme appassionatamente. Il “solitario” qualche giorno dopo l’annuncio  invita tutti a festeggiare insieme, un brindisi, Natale, fine anno, la befana. Già che c’è nasce il Comitato elettorale. Tanta gente in via Tempesta. Sala piena. Si gioca persino a tombola. C’è anche l’ex capogruppo di Sel in Campidoglio. Per il partito di Vendola porta l’adesione al Comitato Paolo Cento, Peciola tace, si dice che alla “solitudine “preferisca la compagnia. Ma il “solitario” di compagnia ce ne ha molta. Gira come una trottola, riunioni, incontri, dibattiti. Ci fosse una volta che ad uno di questi incontri trovi uno scriba di Repubblica o del Messaggero. O che il “solitario” venga invitato in qualche tv che conta. Ci mancherebbe. Dice un proverbio: meglio soli che male accompagnati. C’è anche un’altra versione aggiornata: la compagnia me la scelgo io. E la solitudine si trasforma in moltitudine.

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