Fassina e Sel nel mirino degli scriba di Repubblica. “Disinformatia” a go go. Squallida operazione per screditare il candidato sindaco

Fassina e Sel nel mirino degli scriba di Repubblica. “Disinformatia” a go go. Squallida operazione per screditare il candidato sindaco

Allora è un vizio. La mala informazione fa parte, da qualche tempo, del dna di Repubblica. Alcuni dei suoi giornalisti sono diventati campioni nella disinformatia, parola che si usava ai tempi dell’Unione Sovietica per definire la Pravda. Ora hanno preso di mira Stefano Fassina e Sel, ogni giorno un attacco, ogni giorno una bufala. L’ultima, gravissima, è una vera truffa nei confronti dei lettori. Leggiamo il titolo dell’articolo in cui si parla di Stefano Fassina, candidato sindaco di Futuro a sinistra e di Sel. “Roma, nel Pd risale Giachetti. Il segretario (Renzi ndr) ha già deciso. Zingaretti-Sel sfida a Fassina”. Da cui si evince che Fassina si spaccia per candidato d’accordo con Sel. Secondo il tizio di Repubblica, invece, Sel, insieme al presidente della regione, Nicola Zingaretti, lo sputtanerebbero. Insomma Pd e Sel uniti nella lotta contro Fassina. Non solo  una bugia che dovrebbe far arrossire lo scriba ma anche un danno molto grave creato al candidato sindaco che proprio qualche giorno fa ha visto la nascita del comitato elettorale in una assemblea molto partecipata presente il gruppo dirigente di Sel, romano e nazionale, che del comitato fanno parte. Ovviamente gli scribacchini di Repubblica si sono ben guardati dal partecipare alla assemblea pubblica. Ormai non c’è più bisogno di “andare sul posto”, come si diceva una volta, le informazioni arrivano già confezionate.

Una campagna elettorale tutta in salita.I danni  già creati dalla mala informazione

Il danno per Fassina? Semplice, dovrà spiegare negli incontri che farà, in programma in tutti i municipi a partire da domenica 17 gennaio, come è nata la sua candidatura, smentire le false notizie. Sarà questo, visti i precedenti, un compito cui dovrà assolvere per tutta la campagna elettorale. Quando arriva la smentita che un giornalista, anche se non merita questo titolo, dovrebbe rigorosamente registrare, si fa finta di niente. Anzi il giorno dopo si rincara la dose. È il candidato a sindaco di Roma di Futuro a sinistra, l’area creata da diversi parlamentari che, con lui, hanno lasciato il Pd, e di Sel. Come sanno anche i due tizi di Repubblica, con aggiunta di Messaggero, che hanno preso a bersaglio Fassina, Futuro a sinistra e Sel hanno costituito alla Camera il gruppo Sinistra Italiana. L’obiettivo è quello di dar vita ad una nuova forza della sinistra che guardi ad un rapporto con movimenti, associazioni, forze sociali, puntando sulla partecipazione. È possibile che Stefano Fassina, proprio mentre è impegnato con Sel per dar vita a questo nuovo soggetto, alla chetichella, in gran segreto, magari davanti ad uno specchio per non sentirsi solo, si autocandidi, tenendo all’oscuro di tutto il partito di Nichi Vendola? Solo degli sciocchi o chi pesca nel torbido possono pensarlo.

 Un brutta vicenda, un’ombra sull’informazione ai tempi di Renzi

Ripercorriamo la storia di questa brutta vicenda che getta un’ombra, se ce ne fosse bisogno, sull’informazione italiana ai tempi di Renzi.  SI parte con un articolo di Repubblica scritto da una tizia che un giorno sì e l’altro pure, si esercitava nel tiro a bersaglio contro l’allora sindaco Marino. “Rischio naufragio per la neonata Si (sinistra italiana ndr). Da Sel ultimatum a Fassina in corsa”. Addirittura un ultimatum, vade retro Satana. Il segretario di Roma di Sel smentisce in modo secco e chiaro: “La candidatura di Fassina a sindaco di Roma è condivisa da Sel”. Si pronuncia anche Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, braccio destro di Nichi Vendola. Conferma che il candidato è Fassina, che non c’è alcuna possibilità di accordo con  il Pd. Ricorda che il report sul Pd romano realizzato da Barca, uomo al di sopra di ogni sospetto, si è concluso con un giudizio molto severo sul Pd di cui è commissario Orfini Matteo: “Un partito cattivo e pericoloso”. Si chiede Fratoianni come sia possibile allearsi con un simile soggetto. Tutto bene quel che finisce bene? No,anzi. Repubblica insiste, a fandonia accoppia fandonia. Il Pd trema, circolano sondaggi “segreti” che lo vedono forse neppure al terzo posto, se va bene al quarto.

La candidatura di Giachetti, un uomo di Rutelli, gradito dai poteri forti. Poi c’è sempre un Marchini

Repubblica va in soccorso di Renzi Matteo che ha bisogno di colpire Fassina, dividere Sel, utilizzare il partito di Vendola per ricostituire quel centrosinistra che lui ha distrutto e che restituirebbe ad un Pd a pezzi una qualche dignità. In cambio, a Sel toccherebbe qualche posticino. Il premier, segretario anche del partito, mette in campo il vicepresidente della Camera, Giachetti, che viene dal partito radicale di cui mantiene la tessera, sindaco Rutelli era nella sua segreteria. E proprio Rutelli, guarda caso, è sceso in campo insieme a personaggi espressione dei poteri forti, tutti sostenitori del “partito della nazione”, “destra e sinistra non esistono più”. E sempre guarda caso Renzi–Giachetti hanno bisogno della copertura di un nuovo centrosinistra, altrimenti non vanno da nessuna parte. Comunque, c’è sempre un Marchini, leggi costruttori, palazzinari con il quale  si può discutere.

Uno scenario torbido. Per colpire Sel l’assemblea Pd con Zingaretti e Smeriglio

Lo scenario sarebbe già abbastanza torbido. Ma non basta, bisogna colpire Sel facendo leva su qualche “sussurro” che viene dall’interno del partito, favorevole a partecipare alla primarie del Pd. In particolare viene usato un argomento, il centrosinistra che funziona alla Regione con Massimiliano Smeriglio, vicepresidente in piena sintonia con Nicola Zingaretti, Pd, dice lui non renziano, presidente. Ma che c’entra l’alleanza alla Regione, nata in altra epoca, in circostanze diverse, con un diverso Pd? Niente, tanto  è vero che è stato proposto all’attuale presidente di candidarsi a sindaco.

Si arriva così a “Zingaretti-Sel, sfida  a Fassina”, l’ultimo atto di Repubblica. Si racconta che “molti degli amministratori di Sel si sono opposti, preferirebbero contarsi nei gazebo”, leggi primarie con il Pd. “Per dare forza alla battaglia hanno già fissato un evento simbolo: il 23 gennaio assieme ai presidenti di municipio del centrosinistra, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti (Pd) ed il suo vice Massimiliano Smeriglio (Sel) riempiranno il teatro Brancaccio. E chiederanno primarie unitarie per il centrosinistra di governo”. Intanto, come si fa a riempire il Brancaccio visto che i municipi governati dal centrosinistra sono 12, tutti del Pd? Scherzi a parte, si tratta di una assemblea promossa dal Pd cui per sua libera scelta parteciperà Smeriglio. Fassina intanto, come annuncia Paolo Cento, incontrerà i consiglieri dei municipi che fanno capo a Sel. Insomma quel titolo da cui si evince che “Zingaretti (Pd) e  Sel, sfida a Fassina” è una patacca di cui l’autore non avrebbe che da vergognarsi e chiedere scusa. Non lo farà perché l’ordine di scuderia è  quello, non si può transigere.

Cento: “Parlare oggi di primarie fa pensare che per qualcuno la sinistra sia un utile idiota”

Nei prossimi giorni, giovedì, dice Paolo Cento in una intervista al Manifesto, gli amministratori municipali di Sel incontreranno Fassina proprio con l’obiettivo di valorizzare le esperienze municipali di governo nei territori. “La nostra proposta è alternativa al Pd renziano, non per una scelta ideologica, ma al contrario per ragioni concrete a partire dal rapporto tra la città di Roma e il governo nazionale che ha determinato gran parte dei problemi di questi mesi sia per le risorse mancate che per i tentativi di commissariamento della città iniziati ben prima dello scioglimento del Consiglio comunale”. Insomma quel titolo  da cui si evince che  “Zingaretti (Pd) e Sel, sfida a Fassina” è una patacca di cui l’autore non avrebbe che da vergognarsi e chiedere scusa. Non lo farà perché l’ordine di scuderia è  quello, non si può transigere anche se le parole di Paolo Cento sono chiarissime: “A Roma il centrosinistra – dice – è finito a luglio del 2015 quando Sel è stato estromesso dalla giunta comunale”. Gli viene chiesto se “il discorso sulle primarie e sul centrosinistra romano per lei è chiuso”. “Sì, le primarie nella legge elettorale dei comuni sono il primo turno. Faccio una proposta – afferma – potremmo votare il loro candidato nel caso non passassimo al ballottaggio. Loro, in caso contrario, si impegnano a votare Fassina?”. Sarebbe interessante una risposta del commissario del Pd, Orfini, tanto sollecito, ora, nei confronti di Sel. Invece dai Democrat nelle varie versioni viene una accusa¸ quella di “aver scelto Fassina nelle stanze chiuse”. “Le primarie – afferma Cento – sono state lo strumento formidabile di una stagione diversa. Parlarne oggi, quando Renzi ha già dettato le date, fa pensare che per qualcuno la sinistra sia l’utile idiota”.

Segretario Sel di Roma. La scelta di Fassina è stata fatta, è netta. Non vedo perché cambiarla

“Stagione finita, serve rispetto. Fassina ha il merito di proporsi per una città che ha bisogno di un salto, in parallelo con un progetto nazionale. Sel da subito gli ha dato la sua disponibilità. Se ci sono proposte per allargare la partecipazione, per rafforzare Fassina, bene. Purché non siano il cavallo di Troia di un centrosinistra ormai impraticabile automatismo. In Regione – prosegue – c’è un’esperienza di governo molto positiva. Tirarla in ballo cos’è, una minaccia del Pd? Lo dica chiaramente. E non puntino sulle differenze interne a Sel”. Parla a questo proposito dei 35 incontri che Sel ha fatto fin qui, del dibattito negli organismi del partito e dice: “Non ho dubbi sulla nostra scelta. Qualcuno pensa che dobbiamo fare un’alleanza con il Pd, ripeto il Pd di Roma? Sarebbe legittimo. Mi pare una discussione superata – conclude Cento -ma comunque facciamola a viso aperto: lo si espliciti, ci si confronterà. Anche se a Roma la scelta mi pare netta, ed è stata fatta. E non vedo le condizioni per cambiarla”.

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