Family Day. Menzogne e ideologia reazionaria a go go. Il ddl Cirinnà a rischio di affossamento

Family Day. Menzogne e ideologia reazionaria a go go. Il ddl Cirinnà a rischio di affossamento

Gli organizzatori del terzo Family Day nella storia repubblicana, che ha avuto luogo sabato 30 gennaio al Circo Massimo a Roma, contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili, hanno sparato la cifra di 2 milioni di presenze, per dare più credito alle minacce di un segmento del cattolicesimo italiano, che in realtà è molto più articolato, complesso e arcobaleno di quanto questa piazza abbia fatto pensare. Tuttavia, diciamo subito, per coloro che ne fossero ignari, che le dimensioni del Circo Massimo sono di 621 metri di lunghezza per 118 metri di larghezza, con un’area che si aggira attorno ai 74mila metri quadrati. Dunque, potrebbe contenere non più di 300mila persone, non certo i due milioni annunciati dagli organizzatori. Ma anche queste sono quisquilie, in fondo. Ogni manifestazione ha sollevato polemiche sui numeri, e anche questa non è esente. Tuttavia, questa volta, sui numeri annunciati si è giocata anche un forte partita politica.

Lo slogan cattivo e reazionario del Family Day: “Non si rottama la famiglia”. Ma chi intende rottamarla?

Forti dell’esperienza del 2007, quando riuscirono a spaventare il governo Prodi, e l’allora ministra Rosy Bindi, a non procedere sulla legge che avrebbe ammesso i cosiddetti DICO, i cattolici integralisti del Circo Massimo, qualunque ne fosse il numero, hanno nuovamente usato la piazza per lanciare messaggi di inequivocabile cattiveria razzista e di acuto confessionalismo. A partire dallo slogan scritto a caratteri cubitali sul palco: “Non si rottama la famiglia”. È evidente il tentativo di appropriazione semantica del termine “famiglia”. Il sottotesto di quell’ignobile slogan è appunto: “solo noi sappiamo cos’è la famiglia, quella che lega un maschio e una femmina e tende alla procreazione, e il Parlamento vuole rottamarla”. Ora, occorre che qualcuno dica a questi cattolici cattivi e integralisti, che, semmai, il ddl Cirinnà, come ogni legislazione che legalizza le unioni civili, allarga, non rottama, la famiglia, seguendo non una pessima lettura del dogma, ma la legge dell’amore. Ecco, quel che gli altri cattolici non integralisti hanno avvertito, seguendo inorriditi il family day, è l’assenza totale dell’evangelico e centrale richiamo all’amore, quale senso unico e indispensabile per definire le relazioni umane. Di fatto, il family day del Circo Massimo si è rivelato la manifestazione di una pessima e vetusta lettura del messaggio evangelico e della fede cattolica, proprio nell’Anno giubilare consacrato, non a caso, alla misericordia. E non è neppure un caso, che sul piano politico, sia stata la peggiore destra, anche quella governativa, a scatenare un diluvio di comunicati stampa, di note di adesione, di presenze in carne ed ossa – e nel caso di Giorgia Meloni, in pancione da donna incinta – al Circo Massimo.

Le minacce dei nuovi crociati reazionari a Renzi: “affossa il ddl, oppure perderai i nostri voti”

Il segno di tutte le dichiarazioni piovute sui media degli esponenti della destra è sostanzialmente il medesimo: la piazza del Circo Massimo dice che “i cattolici italiani” sono contrari a qualunque legalizzazione delle unioni civili, in nome di una famiglia (quella imposta dall’ideologia reazionaria) che esiste solo quando fa comodo (molti di coloro accorsi al Circo Massimo vivono esperienze di coppie di fatto, o sono al secondo, terzo o quarto matrimonio, naturalmente civile). L’avvertimento è naturalmente nei confronti di Matteo Renzi, sia nelle vesti di premier che di segretario del Pd: non osi affrettarsi o dare vita al ddl Cirinnà. La minaccia, chiarissima, e diretta è stata lanciata dal palco da Massimo Gandolfini, il neurochirurgo bresciano, autore e organizzatore della nuova crociata contro il matrimonio omosessuale, la maternità surrogata, le unioni civili e la stepchild adoption. Gandolfini ha detto minacciosamente: “Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto”, ha detto il medico bresciano. “Seguiremo i prossimi passaggi della legge minuto per minuto e valuteremo chi ha raccolto il messaggio della piazza e chi lo ha preso per metterselo sotto i tacchi. Dovete valutare bene la vostra coscienza, perché un giorno dovrete rendere conto delle vostre azioni”. Insomma, vere e proprie minacce politiche, che hanno spaventato i leader del centrodestra, a cominciare proprio dal ministro Alfano, colpevole di una grave scorrettezza istituzionale ricevendo al Viminale proprio Massimo Gandolfini. Il coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni così ha stigmatizzato l’incontro Alfano-Gandolfini al Viminale: “Il ministro Alfano riceve al Viminale l’organizzatore del Family Day, Gandolfini. Interessante, visto che il governo non riceve i lavoratori che scendono in piazza, anzi è pure capitato che abbiano beccato manganellate, non riceve chi scende in piazza per chiedere diritti. Capisco che Alfano sia in crisi di visibilità, ma la smetta di strumentalizzare la famiglia”. Nicola Fratoianni prosegue: “Delle famiglie si occupano solo quando devono usarle come clava ideologica sulle teste delle persone e dei loro diritti. Nel frattempo, caro Alfano, le famiglie (di tutti i tipi) soffrono la crisi. Su questo – conclude Fratoianni – mai una parola, mai un Family Day. Ipocrisia pura”.

L’unica verità la manifesta il Pd Oliverio: “Meglio ripensarci, e prendere tempo”

Ora, tra le tante dichiarazioni di esponenti di centrodestra, di sottosegretari e di ministri, siamo però stati colpiti dalla verità dettata da un parlamentare del Pd, Nicodemo Oliverio, che svela il disagio e il momento difficilissimo del partito di Renzi, che ora, proprio alla luce di questa manifestazione, difficilmente potrà ammettere libertà di coscienza nel voto al Senato sul ddl Cirinnà. Delle due l’una: se ammette le ragioni del Circo Massimo, ne risulta sconfitto, perché dovrà ritirare il ddl sulle unioni civili, e fa compiere al partito una virata confessionale; se invece va avanti, deve costruire una nuova maggioranza sul ddl, ammettendo la  netta frattura nel Pd. Perciò, come avverte appunto Nicodemo: “all’indomani di una così significativa manifestazione popolare la politica ed il Parlamento” devono riflettere, “usando tutto il tempo necessario, con attenzione e responsabilità e con una grande capacità di ascolto, su una materia tanto importante e avvertita”. Tradotto, vuol dire affossiamo il ddl Cirinnà, e riparliamone tra qualche anno, esattamente come accadde nel 2007. Strano che Nicodemo non abbia detto le stesse cose quando il 23 gennaio in novanta piazze italiane si diedero appuntamento i movimenti arcobaleno che hanno invece reclamato l’approvazione del ddl Cirinnà, come “minimo sindacale”, secondo la felice espressione del sottosegretario Ivan Scalfarotto. È la plastica realtà del Pd attuale: una frangia minoritaria cerca una legittimazione popolare, che non esiste, giocando, in modo spregiudicato, sulla falsa ideologia delle famiglia. Il punto politico però è che dinanzi a queste posizioni – espresse da Fioroni, ad esempio, fino a Mario Adinolfi – il segmento di sinistra del Pd non intende contrapporsi culturalmente, filosoficamente, perfino teologicamente (rinviamo ad altro articolo le considerazioni sulle vere e proprie cretinate teologiche sparate al Circo Massimo), per evitare di porsi la banale domanda su come possano convivere una teoria politica che afferma la laicità della Repubblica e una teoria che afferma invece il primato confessionale in molte materie. Essere timidi in materia di affermazione della laicità dello Stato e dei diritti inviolabili, individuali e collettivi (e dunque di coppia), è un cedimento che nel breve e medio periodo si paga duramente. Se il Pd dovesse decidere di affossare, o peggio di emendare in senso confessionale, il ddl Cirinnà, cosa faranno i nostri compagni della minoranza? Avranno la forza politica di aggredire uno dei temi epocali della vita politica?

Bobo Craxi: “family day segnale inquietante. Pd privo di radici laiche e progressiste”. Grillini: “ignorare il family day”

Questa considerazione è al cuore di un’amara nota di Bobo Craxi, a nome di Area socialista: ”L’infornata di cattolici del centrodestra alla vigilia del ‘Family day’ è stato un segnale alquanto paradossale e inquietante. La verità è che su questa questione il segretario del Partito democratico non solo non ci ha messo la ‘faccia’, ma ha lasciato che le cose andassero alla deriva: lasciare libertà di coscienza non può essere la posizione di un grande Partito progressista, ma quella di una forza politica senza solide radici laiche, dall’atteggiamento vagamente ipocrita”. E anche nelle parole di Franco Grillini, storico esponente del movimento omosessuale, si legge la medesima considerazione, molto vera, sulla legislazione delle unioni civili: “L’esperienza ci insegna e ci conferma che laddove questi diritti sono garantiti esiste un’ottima coesione sociale, una maggioranza dell’opinione pubblica ormai largamente schierata a favore, non c’è stata alcuna diminutio di diritti da parte delle coppie eterosessuali sposate. Prova ne sia che in nessun paese dove è stata approvata una norma sui matrimoni gay e sulle unioni civili nessuno le ha rimesse in discussione, nessuno le ha abrogate, nemmeno quando tornava al potere un cattolicissimo presidente del consiglio come nella Spagna di Rajoy che, dopo essersi opposto con tutte le forze all’approvazione dei matrimoni gay, ha poi partecipato al matrimonio gay del numero due del suo partito”. Ed ha concluso: “Il governo e il Parlamento quindi possono e debbono ignorare il triste e infelice Family Day terza edizione o comunque non farsene condizionare, procedendo alla discussione e alla rapida approvazione di una legge che finalmente riconosca parità di dignità e diritti alle coppie omosessuali e soprattutto il loro sacrosanto diritto alla vita familiare”.

La menzogna del messaggio del rabbino capo di Roma, che smentisce indignato

Infine, è opportuno citare un incidente increscioso con la Comunità Ebraica. Sul palco è stato letto un messaggio che portava la firma del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, in cui sostanzialmente si dava appoggio incondizionato alle posizioni oltranziste sulla famiglia e contro il ddl Cirinnà. Poche ore dopo, il rabbino capo di Roma scriveva in una nota stampa: “Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, non ha partecipato né aderito alla manifestazione denominata Family Day di oggi, né ha inviato alcun messaggio. Qualcuno non autorizzato potrebbe aver citato una risposta alla precedente manifestazione che comunque non era un’adesione ma un invito al dialogo”. L’incidente, non banale, conferma la sensazione di cui parlavamo all’inizio sulle cifre: la manifestazione del Circo Massimo si è retta su alcune menzogne. E questo non va bene, soprattutto per chi si professa cattolico.

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