Edilizia. Sindacati e Legambiente: costruire sostenibile per riqualificare il patrimonio edilizio e promuovere un progetto industriale per il settore

Edilizia. Sindacati e Legambiente: costruire sostenibile per riqualificare il patrimonio edilizio e promuovere un progetto industriale per il settore

 

Quarta edizione del Rapporto dell’Oise (Osservatorio Innovazione e Sostenibilità nel Settore Edilizio), che vede insieme i sindacati del settore Fillea-Cgil, Filca Cisl. Feneal Uil e Legambiente. Tema di grande attualità che si riassume in poche parole : “Costruire sostenibile, (per) un futuro a portata di mano” a partire dalla esigenza di scegliere accuratamente i materiali e le tecnologie da utilizzare per poter intraprendere percorsi di costruzione più efficaci e all’insegna del progresso, rimanendo pur sempre entro i termini da rispettare, dettati dalle direttive europee.) I tre punti chiave, messi in evidenza nel Rapporto, sono: superare gli ostacoli nella riqualificazione del patrimonio edilizio, spingere la riqualificazione dei condomini e promuovere un valido progetto industriale per il settore delle costruzioni. Per un uso efficace delle risorse europee, a livello di efficienza energetica, va reso subito operativo il fondo per l’efficienza energetica, introdotto con il decreto legislativo 102/2014, previsto dalla programmazione 2014-2020. Bisogna inoltre escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico e i certificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici.

Riqualificare gli edifici condominiali dove vivono 20 milioni di persone

Al secondo punto, la riqualificazione dei condomini, grande assente fino ad ora degli interventi edilizi in Italia, nonostante oltre 20 milioni di persone vivano in edifici condominiali. Per promuoverne la riqualificazione occorre semplificare gli interventi e introdurre specifici incentivi, perché la complessità dei lavori e le difficoltà d’ accesso alle detrazioni fiscali sono le ragioni fondamentali di questo stallo. E’ sottolineata infine, al terzo punto, la necessità di un vero e proprio progetto industriale per il settore, per aprire i cantieri della rigenerazione edilizia attraverso soluzioni standardizzate e replicabili di retrofit che permettano di ridurre tempi e costi, a fronte di prestazioni garantite in termini energetici e di sicurezza antisismica. Una sfida che incrocia la ricerca sui materiali e le tecniche di intervento con l’organizzazione delle imprese e la formazione dei lavoratori. Occorre inoltre, per realizzare tutto ciò, definire norme più stringenti per garantire che il lavoro prodotto attraverso le politiche di incentivazione sia lavoro qualificato e regolare, cosa che fino ad ora non sempre è stata garantita. I Rapporti che si sono avvicendati in questi anni hanno gradualmente raccontato proprio in che ambiti è stato compiuto un cambiamento: nel modo di costruire, nella domanda di mercato e nei riferimenti normativi, a seguito della spinta impressa dalla Ue e dai regolamenti edilizi in generale. Dal 1998 ad oggi le detrazioni fiscali hanno permesso il recupero edilizio con 9 milioni e ben altri 2,5 milioni di interventi di efficientamento edilizio dal 2007 fino ai giorni nostri. Dalle analisi e dai numeri contenuti nel Rapporto odierno emergono i vantaggi straordinari che si ricavano in termini di cantieri aperti e opportunità per le famiglie e per il lavoro.

Per mettere in sicurezza il territorio occorre aprire migliaia di cantieri

C’è da dire, però, che gli incentivi possono essere migliorati e resi più efficaci nella loro applicazione, ma in questa sfida devono imporsi con forza il governo e le singole regioni, attraverso iniziative volte alla creazione di migliaia di cantieri di messa in sicurezza del territorio, con l’obiettivo, a lungo raggio, di una riqualificazione dell’intero patrimonio edilizio, energetico e di una rinnovata sicurezza statica e sismica in tutta Italia, dotando anche ogni edificio di un libretto unico del fabbricato antisismico, energetico, del rumore. L’impegno comune di Feneal Filca Fillea e Legambiente è di procedere su questa linea, lavorando affinché questa prospettiva prenda piede e permetta di invertire la curva dell’occupazione, arrivando a recuperare gli 800mila posti di lavoro persi nel settore, oltre all’ottenere la riqualificazione e la manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio italiano. Dopo una pesante crisi durata ben otto anni, questo sembrerebbe che sia il momento buono per accompagnare il settore delle costruzioni verso un nuovo ciclo industriale: “Vi sono tutte le condizioni per uscire dalla crisi del settore edilizio, poiché ha spostato il proprio baricentro verso il recupero, che oggi rappresenta circa il 70% del mercato complessivo”, dichiarano i sindacati e Legambiente. L’utilizzo già presente, negli edifici e nei cantieri, di nuovi materiali e delle ultime tecnologie, come sollecitato dal Rapporto stesso, dimostra che effettivamente questa prospettiva, che ci si ripropone di consolidare in futuro, è già attualmente in attuazione nel presente, praticamente a portata di mano.

Occorrono scelte chiare da parte del governo dando certezza agli investimenti

Ma ora, per tornare a creare lavoro, serve che il governo Renzi scelga sul serio questa prospettiva, dando certezze agli investimenti e rivolgendo in questo ambito tutte le risorse europee con controlli garantiti sulle certificazioni energetiche degli edifici a tutela delle famiglie. Sono le politiche europee, soprattutto, ad indicarci la rotta per i prossimi anni. Una strada, peraltro, tracciata chiaramente dall’accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 uscito dalla COP21, che porterà l’Unione Europea a rivedere obiettivi e strumenti per accelerare la transizione. A motivare il cambio radicale delle priorità è l’idea che l’edilizia rappresenti davvero oggi un settore strategico per l’economia e lo sviluppo del Paese. E’ inoltre sempre più evidente come intervenire sulle prestazioni energetiche degli edifici sia una scelta che produce vantaggi locali, in termini di minore inquinamento e di riduzione della spesa energetica delle famiglie che mediamente, tra elettricità e riscaldamento, si aggira in Italia tra i 1500 e i 2000 euro all’anno. La vera grande questione è la confusione di responsabilità rispetto a chi si debba occupare di guidare questa transizione. Di efficienza energetica se ne occupano, oltre che il Ministero delle Infrastrutture, anche quello dello Sviluppo economico, quello dell’Ambiente e l’Enea, a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. In concreto, non c’è alcuna precisa previsione che permetta di svelare in che modo il nostro Paese si muoverà nei prossimi anni per superare tutte le barriere burocratiche e normative, ma il quadro generale fa ben sperare.

Partecipazione e interventi alla presentazione del rapporto

Alla presentazione del rapporto sono intervenuti: Vito Panzarella (Segretario Generale FenealUil), Franco Turri (Segretario Generale Filca Cisl), Walter Schiavella (Segretario Generale Fillea Cgil), Yde van der Burgh – FNV BOUW (sindacato delle costruzioni Paesi Bassi), Leopoldo Freyrie (Presidente Consiglio Nazionale Architetti), Massimo Caleo (Commissione Territorio – Ambiente al Senato), Federico Testa (Commissario Enea), Chiara Braga, (Responsabile Ambiente PD), Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente alla Camera), Edoardo Zanchini (Vicepresidente Legambiente), Mauro Mallone (MISE – Responsabile Divisione Efficienza energetica), Edoardo Bianchi (Vicepresidente ANCE), Maria Assunta Vitelli (Legambiente), Alessandra Graziani (FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil).

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