Davos. Al Forum economico, Lagarde (FMI) svela che coi migranti l’Europa può crescere. La confusione della SPD

Davos. Al Forum economico, Lagarde (FMI) svela che coi migranti l’Europa può crescere. La confusione della SPD

A testimonianza dell’emergenza e dell’ampiezza del problema, la crisi migratoria, in particolare nei suoi aspetti economici e sociali, ha occupato buona parte del dibattito in corso a Davos, nell’ambito del Forum economico mondiale. Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ha presentato un rapporto sulla dimensione economica dell’integrazione dei rifugiati in Europa, elaborato su richiesta dei ministri delle Finanze dell’Unione Europea, desiderosi di utilizzare al meglio l’esperienza e la competenza del Fondo Monetario. Il rapporto è stato formalmente qualificato come una sorta di “appunti per il dibattito”, ma lo studio, che si basa in gran parte sull’analisi delle esperienze passate di integrazione dei rifugiati in Europa, sottolinea il ruolo chiaramente giocato dall’integrazione nel mercato del lavoro.

Come l’Osce, anche i ricercatori del Fondo Monetario hanno constatato che questa integrazione nel mondo del lavoro, se fosse rapida, avrebbe un impatto economico positivo sulla crescita del Pil nei paesi di accoglienza – una crescita che Lagarde quantifica in un più 0,5% per la Germania in uno “scenario ottimistico” – e potrebbe risollevare le finanze pubbliche compensando, così, una parte dei fondi destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo. Potrebbe dunque “contrastare alcuni effetti negativi dell’invecchiamento della popolazione europea” sul bilancio. Gli appunti del Fondo Monetario raccomandano misure di semplificazione dell’accesso dei rifugiati nel mercato del lavoro, soprattutto attraverso sovvenzioni agli imprenditori. E si dichiara favorevole a dotazioni finanziarie per la Giordania e il Libano, paesi che accolgono attualmente il numero maggiore di rifugiati insieme con la Turchia.

Al di là degli aspetti economici, la crisi delle migrazioni è giunta al pettine anche nell’intervento del presidente della Repubblica di Germania, Joachim Gauck, il quale ha riservato gran parte del suo discorso al Forum, in seduta plenaria, alla questione dei richiedenti asilo. La Germania ne ha accolti un milione nel 2015, ed oggi il dibattito è tutto concentrato sulla limitazione delle quantità. Il presidente tedesco ha detto: “è tragico, ma non possiamo accogliere tutto il mondo”. Sembrano le parole che la stessa Merkel pronunciò dinanzi a una bambina palestinese in televisione. Parole che fu costretta a smentire dinanzi all’ondata migratoria di valore epocale. Il presidente Gauck ha comunque aggiunto che “la solidarietà e la generosità non possono essere eterne” e dipenderanno “dal buon funzionamento dell’economia, delle capacità strutturali di accoglienza e dalla volontà d’integrazione dei rifugiati”. In ultima analisi, le riflessioni di Gauck fanno seguito all’allarme suscitato in Germania dagli avvenimenti di capodanno a Colonia e in altre città.

In un altro contesto, quello di un dibattito in un liceo di Davos, hanno invece parlato due big della socialdemocrazia europea: il segretario e vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel e il primo ministro svedese Stefan Lofven. Gabriel ha fatto appello al “realismo”, come se in Europa ce ne fosse poco: “il realismo è quello che ci consente di guardare in faccia le sfide con le quali ci confrontiamo. Abbiamo bisogno di una discussione vera, di riconoscere i problemi che ci vengono posti e di trovare le soluzioni”. Per Gabriel, le questioni concrete che vengono poste da queste enormi sfide sono “chiare come l’acqua di una sorgente e il problema non è che noi non abbiamo le risposte: il problema è la volontà politica”.Ora, che questo venga detto da un big della socialdemocrazia europea e vicecancelliere tedesco stupisce non poco, perché evidenzia, di fatto, la debolezza della elaborazione socialista in materia di accoglienza, e di risposta globale.

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