Corruzione. Solo la Bulgaria ci supera. Più di sei miliardi di persone, italiani compresi, abitano in paesi con seri problemi

Corruzione. Solo la Bulgaria ci supera. Più di sei miliardi di persone, italiani compresi, abitano in paesi con seri problemi

Si chiama  Rapporto sulla corruzione della pubblica amministrazione di Transparency International, basato sul “Corruption Perceptions Index” (del 2015), “indice di percezione della corruzione”. In parole povere, “l’indice che conferisce l’idea di quanto gli uomini d’affari e gli esperti del settore ritengano che nel loro Paese il settore pubblico sia permeato dal malaffare”.  Dal Rapporto emerge un quadro decisamente poco confortante nei riguardi della corruzione a livello mondiale, e, per quel che ci riguarda più da vicino, siamo  al 61esimo posto ottenendo 44 punti su cento, quindi un dato del tutto negativo, anche se siamo migliorati di un punto rispetto al 2014. Su scala mondiale condividiamo la posizione con Sud Africa, Lesotho, Senegal e Montenegro, su un totale di 168 Paesi esaminati. Nella classifica europea siamo penultimi davanti alla Bulgaria. In una scala di punteggio che va dallo 0 al 100, laddove 0 corrisponde al più alto livello di corruzione percepita e 100, viceversa, al più basso, Transparency International attribuisce, secondo il suo metro di giudizio, un “serio problema di corruzione” sotto quota 50 punti (la sufficienza), della quale si può dire che tutto il mondo ne sia caduto vittima: dalle statistiche, ben due Paesi su tre hanno un punteggio inferiore a tale soglia. Le cifre sono astronomiche: secondo l’indice, più di sei miliardi di persone abitano in nazioni con seri problemi di corruzione.

Nel Bel Paese  l’emergenza corruzione dilaga in lungo e in largo

Rispetto alla classifica mondiale del 2014, il nostro bel Paese risulta aver scartato ben otto posizioni in positivo (dalla 69esima alla 61esima nel 2015), pur sempre tenendo conto che la media mondiale si aggira attorno ai 43 punti. Ma questo passo avanti è la conseguenza di un radicale peggioramento degli altri Paesi, che, in ogni caso, non ci esime dalla “emergenza corruzione” che dilaga in lungo ed in largo in tutta la Penisola. Il settore pubblico rimane  permeato dal malaffare, sebbene vi siano sospiri di sollievo in coloro che in questo cambiamento vogliono cogliere uno spiraglio di luce per il futuro del Paese. Così commenta il fatto il vicepresidente di Transparency International, Virginio Carnevali: “Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni”. Molta è ancora la strada che ci separa dal raggiungere e, utopicamente, eguagliare i Paesi dal più alto punteggio, in vetta alla classifica. Il podio è tutto nord-europeo: un bel bronzo per la Svezia, l’argento alla Finlandia, mentre l’oro è tutto per la Danimarca che sfiora la perfezione con i suoi 91/100 punti. È pur vero che a volte l’apparenza inganna, come Transparency International ci insegna: “Il primato del Nord Europa non deve però ingannare, solo perché un paese abbia una pubblica amministrazione onesta non significa che non sia coinvolto in episodi di corruzione altrove”. E continua: “Prendete la Svezia, ad esempio – sottolinea – è terza in classifica ma la compagnia finno-svedese TeliaSonera, controllata al 37% dallo Stato svedese, sta subendo l’accusa di aver pagato milioni di dollari in tangenti per assicurarsi affari in Uzbekistan, che occupa la posizione numero 153”.

Tra le nazioni che hanno guadagnato posizioni in  termini di trasparenza c’è la Grecia

 In termini di trasparenza, tra le nazioni che hanno guadagnato posizioni l’organizzazione cita Grecia, Senegal e Regno Unito con i maggiori miglioramenti negli ultimi tre anni. Ragionando complessivamente, per macro aree, i Paesi poveri, sottolinea Transparency International, perdono mille miliardi di dollari all’anno a causa della corruzione; situazione di “stallo” per la regione del Pacifico asiatico; appurata “stagnazione” per l’Europa e per l’Asia centrale, sebbene vi siano stati lievi miglioramenti; Medio Oriente e Nord Africa le più problematiche, ma il deterioramento più grave, ci dice lo studio, si è registrato invece in Australia, Brasile, Libia, Spagna e Turchia. Classifica alla mano: Nuova Zelanda (4°), Olanda (5°), Norvegia (6°), Svizzera (7°), Singapore (8°).

Promossi i paesi del G 20, la metà dei quali supera la sufficienza. L’Italia è sotto

Promossi anche i Paesi del G20, tra i quali la metà supera abbondantemente la sufficienza: Canada (9°con 83 punti), Germania e Gran Bretagna (a pari merito al 10°con 81 punti), Australia (11°con 79 punti), Usa (16°con 76 punti), Giappone (17°con 75 punti), Francia (23°con 70 punti), Corea del Sud (37°con 56 punti) e, fanalino di cosa, Arabia Saudita (40°con 52 punti).

Con l’Italia si passa sotto quota 50 punti e a seguire i Paesi con minor numero di punteggio, a partire da Sud Africa (44 punti), Turchia (42 punti), Brasile e India (a pari merito con 38 punti); in coda: Cina (37 punti), Indonesia (36 punti), Messico (35 punti), Argentina (32 punti) e Russia (29 punti alla 119esima posizione).

Seguono, risalendo dal penultimo posto, Afghanistan, Sudan, Sud Sudan, Angola, Libia, Iraq, Venezuela a Guinea-Bissau. La nazione più corrotta, secondo il rapporto, è la Somalia, a pari merito con la Corea del Nord.

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