Roma convive con Commissari e Prefetti, ma ad un passo ci sono le elezioni. Ecco come si muovono partiti e movimenti

Roma convive con Commissari e Prefetti, ma ad un passo ci sono le elezioni. Ecco come si muovono partiti e movimenti

A pochi mesi dalle elezioni, Roma capitale continua a convivere, con Prefetti, Commissari straordinari e sub Commissari nella gestione della cosa pubblica. Premesso che al netto della cacciata del Sindaco Marino nulla sembra cambiato dal punto di vista delle attenzioni verso la città, anche sulle candidature è calata una cortina fumogena che impedisce di vedere con chiarezza chi saranno i contendenti.

I ‘paracadute’ di Giachetti e del possibile antagonista Morassut

Sappiamo per certo, ovviamente, che il Pd, consumerà le Primarie, probabilmente le ultime concepite in questo modo, con almeno un candidato certo: il parlamentare con doppia tessera (Pd-Radicali) e tanto di paracadute ben posizionato sulle spalle (la vicepresidenza della Camera ndr) Roberto Giachetti. Accanto a lui in tanti vorrebbero giocare la partita, tra questi Roberto Morassut, parlamentare Pd, (anche lui con paracadute ndr) ed ex Assessore con Walter Veltroni. Poi ci sono le incognite, quelli cioè che in prima persona o attraverso uomini a loro vicini, potrebbero giocare la partita.

Gli ex Sindaci Marino, Veltroni e Rutelli, potrebbero riscoprire, a sorpresa, la voglia di partecipare

Parliamo naturalmente di ex sindaci come il dimissionario Ignazio Marino o della vittima sacrificale con Alemanno, Francesco Rutelli. Quanto al primo ha già fatto sapere che non parteciperà alle Primarie, definendole, per quanto accaduto a Roma con la sua defenestrazione, assolutamente poco credibili. Marino sponsorizzerà una lista? Questo non è affatto escluso, visto il rancore del tutto giustificato del prof. prestato alla politica nei confronti di Renzi. Una Civica che potrebbe pescare indubbiamente nell’elettorato in fuga dal Pd, ma sicuramente anche in quello dei 5 Stelle. Altra incognita è quella di Francesco Rutelli, che resta in agguato, non si scopre e non lascia trapelare nulla. Resta comunque il fatto che, in questi giorni ed in numerose occasioni, l’altro ex Sindaco, abbia voluto dire la sua su Roma e sul governo della città. Anche in questo caso potrebbe essere messa in agenda una lista civica, per altro le inventò per Roma Capitale proprio Rutelli, con i punti programmatici del sindaco che segnò, almeno nella prima consiliatura, una svolta di qualità della programmazione amministrativa nella città eterna.

E Rutelli fa paura al Pd: “Non escludo la possibilità di fare una lista civica”

Proprio nella giornata di lunedì’, Rutelli non ha assolutamente escluso la formazione di una lista civica con il suo nome, anche se non sarà candidato, o comunque a lui riconducibile. “Non si deve escludere nulla”. Così l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli risponde, a margine di un’iniziativa ad Ostia. Oggi è presto per dire qualunque cosa: non ci sono candidati e coalizioni – spiega – ne riparleremo nelle prossime settimane.
 Non voglio interferire nel dibattito politico ma solo dare una mano e far emergere persone. Per il Giubileo del 2000 Giachetti era il capo di gabinetto del sindaco, Tocci era vicesindaco e Bertolaso il vicecommissario del Giubileo – racconta Rutelli – Il fatto che siano ipotizzati come candidati per tre schieramenti diversi dimostra che allora c’era una squadra molto larga e non asfittica. Serve una polifonia. Invito tutti ad allargare il campo perché Roma è una realtà molto complessa. Chi si candidi deve avere con sé 100 persone. Mi auguro che le primarie Pd siano partecipate. E che anche gli altri schieramenti del centrodestra trovino una loro sintesi alta”.

La grande sfida di Stefano Fassina,  ‘alternativa alle vecchie logiche’

In attesa che il rebus di Sel sia sciolto, alla sinistra del Partito Democratico, per ora, esiste una sola candidatura ed è una di quella da tenere assolutamente in grande considerazione. A correre è Stefano Fassina, già viceministro nel governo di Enrico Letta, economista con un curriculum anche in istituzioni di prestigio come il Fondo Monetario Internazionale, è sempre stato un esponente della minoranza di sinistra del Partito Democratico fino ad uscire, prima dal governo e successivamente dal Partito (nel giugno 2015), in polemica con la linea politica e la gestione di Matteo Renzi a cui, dopo la fondazione di Sinistra Italiana, in parte una sua creatura, ha aderito il suo nuovo movimento “Futuro a sinistra”. La sua definizione è chiara: “Sono alternativo alle vecchie logiche”. Va detto che Fassina gioca una partita durissima: primo perché va ad impattare contro la macchina politica ed organizzativa del Pd e secondo perché la sua candidatura potrebbe, senza accordi con il resto del centrosinistra, rappresentare il primo test elettorale di Sinistra Italiana. Fin qui, ed in attesa che Sel rompa gli indugi, l’aria che si respira nell’ex maggioranza che ha governato sul colle capitolino.

Le destre, puntano su Giorgia Meloni che vola nei sondaggi ma potrebbe fare la fine delle Le Pen

Tra le destre, sembra ormai assolutamente incontrastabile la candidatura della leader dell’ultradestra, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Lei, insieme al suo maggiore sponsor, quel Matteo Salvini che ha fatto incetta di Consiglieri Comunali e Municipali, proprio ai danni del suo partito-movimento, potrebbe essere la damigella destinata a raccogliere il consenso anche di Silvio Berlusconi e di quel che resta a Roma di Forza Italia. Tra le destre sembra ormai tramontata definitivamente l’ipotesi di scegliere candidati sindaci di chiaro credo berlusconiano ed ecco allora che l’unica speranza resta quella di puntare tutto sulla Meloni: giovani, oltranzista, erede della tradizione più estrema delle destre, romana al cento per cento (è nata alla Garbatella ndr) e non ha alcuna paura di correre quella, che, malgrado la sua giovane età, potrebbe essere, in caso di sconfitta, una delle ultime, forse la sua ultima vera battaglia politica. Vola nei sondaggi come avevano fatto le due Le Pen in Francia, poi, però la realtà delle urne è ben altra cosa.

E rispunta, ancora una volta, la candidatura di Francesco Storace

Chi, invece, non rinuncia mai ad una candidatura, è Francesco Storace, che proprio in queste ore ha annunciato la sua discesa in campo nella Capitale. Va detto che più volte il leader de La Destra è stato eletto nelle Amministrazioni locali e tra questa anche quella capitolina. Il giorno dopo il Family Day in un posto cattolico come il Salesianum Storace lancerà la sua candidatura e il suo programma per Roma, anche per Roma che #torneràpulita. “La proposta per Roma rilancerà il metodo, le primarie, per una coalizione che vorrei larga, e il merito, con i doveri che vorrei caratterizzassero il sindaco di domani -scrive Francesco Storace- “Er sindaco”, perché c’è bisogno di chi pensi solo alla città e non a cosa potrà fare in politica da grande”. E Donna Assunta Almirante, moglie dello storico leader del Movimento Sociale Italiano, lancia un appello a Francesco Storace e Giorgia Meloni: “trovino un accordo per il bene della città. Sono due profili validissimo e uno non esclude l’altro”.

Tra destra, centrosinistra e sinistra lo scomodo Marchini

Tra destra e sinistra moderata, c’è poi Alfio (Arfio per gli amici ndr) Marchini. Su di lui i riflettori si erano accesi anche nella precedente competizione, quando con la sua lista civica riuscì a sbalordire tutti, totalizzando quasi una doppia cifra. Oggi va da solo ed ha già iniziato la sua campagna elettorale: “Non sarò mai ospite di liste di destra o di sinistra. Vado per conto mio”. Ma al ballottaggio, visto che nessuno dei possibili concorrenti per la poltrona più alta sul colle capitolino, avrà la possibilità di vincere al primo turno, Marchini una scelta dovrà pur farla. Marchini, va detto, nutre simpatia per Walter Veltroni, ma riceve anche le attenzioni di Silvio Berlusconi. Con ogni probabilità, se il Cavaliere avesse mantenuto parte della sua dote elettorale, la Meloni avrebbe avuto poco da dire e il candidato del Centrodestra, almeno come lo era nel sistema di alleanza del passato, poteva essere proprio lui.

L’imbarazzo dei 5 Stelle sul nome. I regolamenti non consentono deroghe. Addio a Di Battista ed alla Lombardi

Infine i Cinque Stelle. E’ vero che secondo i sondaggi sono decisamente in testa, ma non hanno assolutamente in tasca la vittoria. Va detto poi che alla luce delle regole che governano il Movimento, tutti i candidati che hanno conquistato mediaticamente una grande visibilità (Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi etc…) non potranno correre ed ecco, allora, che il movimento parte azzoppato. Casaleggio e Grillo, che puntano sulle cosiddette ‘Comunarie’, potrebbero allora, tirar fuori dal cilindro un nome eccellente, destinato a superare ogni tipo di sbarramento, ricevere il consenso della rete e correre verso il Campidoglio a vele spiegate. Anche in questo caso, a meno di straordinari miracoli, non sarebbe però sufficiente per vincere secchi al primo turno. Ed ecco allora l’incubo, lo stesso che vivono il Pd e le destre, del ballottaggio. Sul punto va però osservato che i 5Stelle partono sicuramente avvantaggiati, sia rispetto al Pd che alle Destre. Se riuscissero infatti a conquistare il ballottaggio, se l’avversario fosse il Pd, avrebbero partita facile con il voto delle destre, se invece il contendente fossero le destre, la scelta dell’elettorato del centrosinistra sarebbe ovvia pur di non far tornare in Campidoglio un erede di Alemanno…

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