Il basket italiano cambia città. Le “provinciali” alla testa del campionato. Una nuova generazione di giocatori. I grandi sponsor non investono più

Il basket italiano cambia città. Le “provinciali” alla testa del campionato. Una nuova generazione di giocatori. I grandi sponsor non investono più

Ormai si può parlare di una mutazione genetica nel basket italiano. C’è da tempo una crisi delle grandi società o meglio dei grandi sponsor che non investono più, si sono ritirati dal mercato dello sport. Non solo da quello del basket ma anche, tanto per fare un esempio, dal ciclismo, è rimasta solo una squadra italiana. Del resto anche nel calcio arrivano gli sceicchi o giù di lì. Ma limitiamoci al basket, pallacanestro è parola ormai andata in disuso. Guardiamo la classifica di Lega A. La guidano Reggiana, leggi Reggio Emilia, Pistoia, Cremona, Trento, Sassari, già vittoriosa nel precedente campionato. Fra queste “provinciali” si inserisce Milano, la città regina per tanti anni, le “scarpette rosse” del Borletti nel ricordo degli appassionati. Scomparse, degradate, Mens Sana Siena, record di vittorie nei campionati, Virtus Roma poi Acea, naviga nei bassifondi una nuova squadra di Bologna, così come Varese, Cantù, Pesaro che portavano sulle magliette nomi gloriosi dell’industria italiana, marchi scomparsi o finiti in mani straniere che verso lo sport italiano non hanno alcun interesse. Il riflesso di questa situazione sul livello attuale delle nostre squadre è evidente. Alcuni fra i migliori giocatori emigrano verso gli Stati Uniti e giocano alla pari con i giganti, non solo dal punto di vista fisico, a stelle e strisce, gli “All stars”, squadre che girano il mondo. Si impoverisce il nostro parco giocatori, gli allenatori, i “coach” vanno a caccia non solo di giganti Usa, le seconde punte, ma anche di serbi, croati, lituani, lettoni, greci ed altri paesi che da poco hanno scoperto questo sport. Nazionali come la Spagna, la Germania, che una volta non ci facevano paura ora vincono a mani basse contro di noi. Malgrado questo quadro pieno di ombre non mancano i tifosi, gli appassionati, così come i ragazzini, i giovani che scoprono la “via del canestro” come la chiamava un grande allenatore, si prepara una nuova generazione di giocatori. Proprio qualche giorno fa si è concluso a Rieti un grande torneo, una manifestazione nazionale che ha visto scendere in campo 55 formazioni da tutta Italia, 700 giocatori presenti per contendersi il “Torneo della Befana categoria Under 13 anni”. Più di duemila spettatori hanno assistito alla finale vinta dai ragazzi del Nuovo Basket Aquilano. Anche in questo torneo i nomi delle squadre che hanno prevalso nelle qualificazioni non sono quelli delle grandi città, così come sta avvenendo nella Lega A. Si tratta infatti di compagini che portano il nome di San Cesareo, Campli, Foresta Rieti e Arezzo. I ragazzi aquilani hanno superato nell’atto conclusivo con il punteggio di 58-56 i veneti del Leoncino Mestre, in una finale, dicono le cronache, giocata punto a punto fino alla sirena e che ha entusiasmato tutti i numerosissimi presenti. Insomma il “materiale” per il rilancio del basket c’è. Si tratta di utilizzarlo. Ma chi dirige il settore dello sport pensa ad altro, alle Olimpiadi ma non per quanto riguarda la partecipazione delle squadre italiane che devono guadagnarsi il posto ma come evento da sfruttare, leggi la candidatura di Roma, Renzi, Malagò, Montezemolo.

Jo Baschetto

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