Arabia Saudita. 47 esecuzioni aprono il 2016. Decapitato anche Nimr, leader sciita. Dove sono gli occidentali? Dura reazione dell’Iran sciita

Arabia Saudita. 47 esecuzioni aprono il 2016. Decapitato anche Nimr, leader sciita. Dove sono gli occidentali? Dura reazione dell’Iran sciita

L’Arabia Saudita ha giustiziato 47 persone per terrorismo. Tra loro, una eminente personalità religiosa sciita, lo sceicco Nimr al-Nimr (nella foto, una manifestazione contro la sua condanna). Gran parte delle persone giustiziate sabato erano coinvolte in attentati rivendicati da al-Qaeda, e compiuti tra il 2003 e il 2006, secondo quando riportato dal ministero della Difesa saudita. Nelle carceri saudite sono detenute centinaia di militanti della minoranza sciita dopo le proteste del biennio 2011-2013, durante le quali diversi agenti di polizia rimasero uccisi nelle sparatorie e a causa delle bombe molotov. Diversi manifestanti furono perciò condannati a morte, e anche la loro esecuzione è attesa nelle prossime settimane.

Il ministero dell’Interno saudita ha diffuso un comunicato che ha inizio con in versetti del Corano per giustificare l’uso delle esecuzioni e delle decapitazioni. La tv di stato ha trasmesso le immagini delle manifestazioni sciite antiregime e gli attentati di al-Qaeda proprio per giustificarle agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. L’Arabia Saudita è partner in affari di tutte le nazioni del mondo occidentale, e i soldi che porta alle banche di Londra, New York, Berlino o Parigi non puzzano certo per qualche decina di carcerati decapitati. Il gran mufti saudita in persona, lo sceicco Abdulaziz Al al-Sheickh, è comparso in tv proprio per tenere un religiosissimo discorso sulla necessità delle decapitazioni. Nessuna reazione ufficiale era ancora pervenuta dai leader delle “nazioni civili” mentre la notizia veniva diffusa dalle agenzie internazionali. Evidentemente erano ancora tutti in vacanza.

Durissima invece la reazione dei capi iraniana della minoranza Shia, i quali hanno subito avvertito che l’esecuzione di Nimr “sarebbe costata molto cara all’Arabia Saudita”. Nell’ottobre 2015, la corte suprema dell’Arabia Saudita aveva rigettato il ricorso contro la condanna a morte di Nimr, condannato proprio per le manifestazioni per la democrazia e contro il regime, e il cui arresto nel 2012 aveva dato origine a centinaia di manifestazioni di protesta. Nimr era considerato come il leader più influente e autorevole della minoranza Shia nella provincia occidentale di Qatif, in Arabia Saudita. Egli aveva più volte e duramente criticato la famiglia reale saudita e aveva richiesto elezioni democratiche (ma dov’erano i leader occidentali?). In ogni caso, Nimr non aveva mai incitato alla violenza i membri sciiti. Questa posizione, tuttavia, non aveva certo convinto i dignitari della famiglia reale saudita, che ne avevano subito chiesto la condanna a morte e l’esecuzione, insieme con un gruppo di altri sciiti, sospettati di complottare con l’Iran per il rovesciamento del regno saudita.

Sono le prime esecuzioni in Arabia Saudita e nel mondo nell’anno 2016. Lo scorso anno i sauditi ne avevano giustiziati 157, mentre nel 2014 furono 90. Non sarebbe il caso che l’Onu, l’Unione Europea, gli Stati Uniti si attivassero per porre fine a questa continua barbarie? Perché contro l’Arabia Saudita non si è mai pensato di imporre sanzioni? Le decapitazioni del primo gennaio 2016, in realtà, oltre che rivelare, ancora una volta, la sanguinosa applicazione di una legislazione incivile sulla pena di morte in Arabia Saudita, mostra le grandi contraddizioni delle potenze occidentali, che se da una parte concludono affari importanti con i sauditi, girano la testa dall’altra parte quando si tratta di imporre un valore di civiltà, quello di metter fine alle esecuzioni capitali.

Il ministero iraniano degli Esteri ha accusato sabato l’Arabia Saudita di sostenere il terrorismo e di essersi sbarazzata degli oppositori del regime dopo l’esecuzione dello sceicco Nimr. In tutto il Medio Oriente quest’ultima ha sollevato un’ondata di indignazione e proteste. “Il governo saudita”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hossein Jaber Ansari, “sostiene i terroristi e gli estremisti takfiri (sunniti radicali) giustiziando e sopprimendo coloro che lo criticano nel Paese”.

Il leader religioso degli sciiti iraniani, Ahmad Khatami, ha poi aggiunto che l’esecuzione di Nimr avrà pesanti ripercussioni sulla caduta della famiglia regnante in Arabia Saudita. “Non ho dubbi sul fatto che questo sangue toccherà la Casa Saudita regnante”, ha detto Khatami, “e che saranno cancellati dalle pagine della storia. Il crimine dell’esecuzione dello sceicco Nimr fa parte del funzionamento criminale di questa maledetta famiglia. Il mondo islamico deve esprimere la sua indignazione e denunciare questo infame regime”.

Da parte sua, il movimento houti nello Yemen ha annunciato il suo “dolore per l’esecuzione di un santo guerriero, dopo la parodia di un processo e in flagrante violazione dei diritti umani”. Il fratello dello sceicco Nimr ha detto ad un’agenzia di stampa internazionale di sperare che “prevalgano la voce della moderazione e una soluzione politica. Lo sceicco Nimr era tenuto in massima considerazione nella sua comunità e nella società mussulmana in generale e non si può dubitare che la sua morte solleverà molte reazioni”.

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