Ancora migranti annegati nel mare Egeo. Nella sola giornata di sabato 37 morti, di cui una decina di bambini. A gennaio sono più di 250 i morti

Ancora migranti annegati nel mare Egeo. Nella sola giornata di sabato 37 morti, di cui una decina di bambini. A gennaio sono più di 250 i morti

Una imbarcazione con a bordo decine di rifugiati siriani ha tentato il viaggio in mare dalla Turchia alla Grecia ma è andata a infrangersi contro le rocce e si è rovesciata, causando la morte per annegamento di almeno 37 persone, tra le quali diversi bambini e ragazzi. Le immagini dei bambini morti sulla spiaggia, diffuse sabato 30 gennaio, sono state un altro modo per ricordare che la crisi migratoria dell’Europa conduce alla distruzione di vite e di famiglie ogni giorno. Hanno richiamato alla memoria la foto di Aylan Kurdi, il bimbo di tre anni a faccia in giù su una spiaggia turca lo scorso anno. La sua storia concentrò l’attenzione del mondo intero sulla crisi dei rifugiati siriani, spingendo molti leader a fare i conti, finalmente, con la grandezza del fenomeno, causato dalla guerra in Medio Oriente e dai viaggi della disperazione in mare, in cui moltissimi rischiano la vita cercando di entrare in Europa.

Al contrario, le immagini diffuse sabato 30 gennaio, non hanno ricevuto alcuna risposta, e forse è il segno che molti ormai si sono abituati agli infiniti rapporti sulla sofferenza dei migranti, soprattutto quando è in enorme crescita il numero di coloro che perdono la vita in mare. Peter Bouckaert, direttore delle emergenze dello Human Rights Watch, ha detto amaramente: “gennaio è stato il mese più terribile dal punto di vista di quanti sono annegati tra la Turchia e la Grecia. Quasi ogni giorno, tanti annegamenti in questo viaggio pericoloso”. Bouckaert ha poi aggiunto: “turba profondamente il fatto che dopo tutte quelle solenni promesse quando Aylan annegò, i recenti annegamenti sono appena citati nei media. Abbiamo scelto di girare la testa da un’altra parte”.

La zia di Aylan, Tima, ha detto di essere colpita e amareggiata per il fatto che tanti bambini continuano a morire come suo nipote. “Nessun genitore vorrebbe mettere i figli in quel genere di situazioni, a meno che non stiano fuggendo dal peggio. L’immagine di mio nipote Alan è stata davvero potente. La gente ha cominciato a guardare in faccia la crisi. Ma ora, un altro bambino e un altro ancora e poi ancora un altro continuano ad annegare. Vorrei che il mondo non dimentichi mio nipote e la sua tragedia. Dobbiamo fermare la guerra oppure tutto ciò non avrà fine”. La tragedia di sabato si è verificata quando l’imbarcazione con a bordo decine di persone tentava di attraversare il breve tratto di mare che separa l’isola greca di Lesbo dalla costa turca, non più di 5 miglia marine.

Più di 250 migranti sono annegati questo mese cercando di raggiungere una delle isole greche, punto di ingresso dell’Unione Europea e della sua incerta promessa di rifugio dalla guerra e dalla povertà. La Guardia costiera turca ha detto che tre navi, un elicottero e una squadra di sommozzatori sono stati impiegati alla ricerca della imbarcazione rovesciata e circondata da tanti corpi senza vita. Nel frattempo, la polizia turca provvedeva a comporre le salme nei sacchi neri. Tra le vittime, almeno 10 bambini. I giornalisti presenti hanno cercato di intervistare alcuni dei 75 sopravvissuti, ma la polizia li ha allontanati su alcuni autobus, con destinazione gli ospedali della zona, per essere curati per ipotermia e alter ferrite, mentre alcuni venivano interrogati dalla polizia. L’agenzia di stampa turca scrive che la polizia ha poi arrestato un uomo sospettato di essere lo scafista che ha organizzato il fallito viaggio in mare. L’uomo ha negato ogni responsabilità, dicendo di avere avuto perfino dei parenti sull’imbarcazione.

Neppure le condizioni climatiche e del mare sembrano essere un fattore importante per impedire la partenza. Secondo le testimonianze degli inviati, le condizioni meteo di sabato sulla costa turca erano relativamente miti, con un vento leggero e temperature attorno ai 12 gradi. L’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni sostiene che gli annegamenti hanno raggiunto ormai una cifra che è ben quattro volte superiore a quella del 2015, quando molte migliaia di rifugiati cercavano quotidianamente di entrare in Europa attraverso la Turchia, raggiungendo una delle tante isole greche, soprattutto Lesbo. L’agenzia ha registrato 805 annegamenti di migranti nel mare greco-turco in tutto il 2015, mentre nel solo mese di gennaio 2016 la cifra ha già raggiunto quota 218, senza contare l’ultima tragedia di sabato, che fa salire il bilancio a più di 250 rifugiati morti. Il portavoce della OIM ha detto che il numero dei morti “cresce ad un tasso allarmante”. E secondo lui, è ancora più sorprendente, data la realtà che meno migranti tentano l’attraversamento in mare in inverno.

La Turchia, che ospita circa due milioni e mezzo di rifugiati siriani, ha concordato con le autorità europee, lo scorso novembre, di impegnarsi nella lotta contro gli scafisti e di fermare il flusso dei migranti verso l’Europa. L’Unione Europea ha promesso alla Turchia, in cambio, un versamento di 3 miliardi di euro come aiuto per il miglioramento delle condizioni dei rifugiati. Le autorità turche affermano, a loro volta, di aver dato inizio al blocco dei siriani che arrivano senza i visti di ingresso attraverso paesi terzi. Ed ha promesso che avrebbe offerto loro permessi temporanei di soggiorno o di lavoro, quale incentivi per la loro permanenza in Turchia.

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