Francia. Il manifesto dei giovani di sinistra contesta Hollande e auspica un ritorno all’Illuminismo

Francia. Il manifesto dei giovani di sinistra contesta Hollande e auspica un ritorno all’Illuminismo

Nonostante la Conferenza planetaria sul clima, nonostante l’imminente primo turno delle elezioni regionali di domenica prossima, nonostante la notevole partecipazione francese alla guerra contro l’Isis, fa discutere, e parecchio, in queste ore in Francia il manifesto che le associazioni studentesche e universitarie hanno scritto e diffuso sulle conseguenze degli attentati del 13 novembre. È il manifesto di una generazione, che di volta in volta è stata definita dai media, “generazione Bataclan” o peggio ancora “generazione Erasmus”. Il manifesto è di grande interesse, perché sottolinea la necessità per centinaia di migliaia di giovani – gli stessi che disobbedendo ai divieti hanno marciato per il clima domenica scorsa – di prendere le distanze da tutta una serie di provvedimenti che essi ritengono liberticidi. Il Manifesto è stato lanciato pubblicamente il primo dicembre, e soprattutto sui social, piuttosto che sui media tradizionali, è diventato virale.

Intanto, affermano una prima certezza: “La generazione della crisi non sarà quella della guerra!”, scrivono i giovani studenti francesi. E auspicano una risposta diversa agli attentati del 13 novembre: “rifiutiamo lo stato d’emergenza permanente”, scrivono, “e la retorica della guerra”, mentre è necessario “rafforzare la democrazia” per lottare contro il fanatismo e la violenza. Non solo. “Lo Stato di diritto”, affermano gli studenti francesi di sinistra, “non è disarmato contro il terrorismo. È indispensabile rivedere i mezzi umani e le missioni dei servizi di informazione, di polizia e di giustizia. Ma queste misure non necessitano in alcun modo la messa in discussione delle libertà individuali e collettive. Al contrario, esse devo accompagnarsi a più libertà, a più democrazia, a più solidarietà. Per lottare contro il terrorismo, la responsabilità della nostra generazione è quella di costruire la pace e la giustizia in Francia e in tutto il mondo”. Insomma, la risposta alle inquietudini generate dagli attacchi del 13 novembre, dicono gli studenti della sinistra francese, non può essere esclusivamente securitaria e di ordine pubblico, e neppure esclusivamente bellica. La distanza dai provvedimenti presi da Hollande è più che vistosa.

Il manifesto è firmato da tutte le sigle studentesche di sinistra, dal sindacato degli studenti UNEF, alle organizzazioni liecali UNL, ai giovani della CGT, la Confederazione generale del lavoro, alle associazioni come Maison des poets, la Gioventù operaia cristiana, il Movimento dei giovani contadini cristiani fino ai giovani lavoratori immigrati turchi e curdi, passando per le organizzazioni giovanili dei Verdi, dei Comunisti e del Partito della sinistra. I responsabili di queste decine di organizzazioni giovanili e studentesche in un café parigino hanno concordato all’unanimità che le conseguenze della revisione costituzionale in materia di stato di emergenza limitano fortemente le libertà civili. Soprattutto, questi movimenti hanno vissuto come un incubo la battaglia di domenica in place de la Republique, schiacciati da un lato dagli estremisti dei black bloc e dall’altro dalla polizia in assetto antisommossa.

Il presidente dei giovani universitari UNEF ha spiegato che “molti giovani sono morti negli attentati, ma i politici non ascoltano la gioventù. Proponiamo un patto di coesione, fondato sui nostri valori di libertà, uguaglianza e fraternità”, ovvero, il ritorno alla specificità della cultura francese, l’Illuminismo. In base a questo ritorno, dicono in coro gli studenti francesi, piuttosto che investire miliardi di euro in sicurezza, occorrerebbe aumentare i servizi pubblici educativi e le politiche pubbliche del lavoro; lottare contro le discriminazioni. “I giovani non hanno paura degli attentati”, dicono gli studenti liceali attraverso il loro presidente Samya Mokhtar, “ma della paranoia diffusa, delle disuguaglianze sociali. Occorre aprire il dibattito con tutti per capire, agire e trovare insieme le risposte”.

Infine, il manifesto mette anche in guardia contro una politica estera che riproduce “gli interventi militari americani disastrosi dopo l’11 settembre. Difendiamo la diplomazia, non i bombardamenti casuali”. I giovani universitari francesi di sinistra hanno trovato un modo per esprimere idee importanti su di loro, sulle loro vite, sulla loro generazione dopo i fatti di Parigi del 13 novembre. Il dibattito si è aperto. Ma si attendono voci importanti sul fronte della politica adulta.

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