Anche la Gran Bretagna si unisce alla coalizione anti-Isis. La Camera dei Comuni approva la mozione Cameron. Corbyn sconfitto dalla fronda laburista

Anche la Gran Bretagna si unisce alla coalizione anti-Isis. La Camera dei Comuni approva la mozione Cameron. Corbyn sconfitto dalla fronda laburista

La Camera dei Comuni della Gran Bretagna ha prima bocciato l’emendamento presentato trasversalmente che cercava di bloccare la partecipazione britannica ai raid aerei in Siria. 390 i voti contrari e 211 i voti a favore. Era la prima parziale vittoria di Cameron e dei conservatori, e la prima parziale sconfitta del nuovo leader laburista Jeremy Corbyn. Circa 60 deputati laburisti hanno votato contro l’emendamento presentato dal laburista John Baron. La mozione del governo che prevede la partecipazione delle forze aeree britanniche in Siria è invece stata poi approvata con 397 voti favorevoli e 223 contrari. Secondo la tv Sky, 67 laburisti hanno votato a favore della mozione del governo, e 152 hanno votato contro. Alla Camera dei Comuni infatti, i conservatori sono 330.

La partita aperta e avviata da David Cameron, su forte sollecitazione francese e americana, si è chiusa ai Comuni al sopraggiungere della notte, dopo lunghi mesi di esitazioni. È stata affrontata con toni accesi, alimentati da qualche gaffe dal primo ministro conservatore. A spianare la strada era stata d’altronde la spaccatura interna al Labour, sfociata nella libertà di scelta che il leader Jeremy Corbyn – pur coriaceo fino in fondo nel suo ‘no’ – ha dovuto concedere alla fronda interna: ben 67 deputati dissenzienti in grado di esprimere – con il concorso di figure storiche della sinistra come la ex titolare del Foreign Office Margaret Beckett o lo stesso ministro degli Esteri ombra Hilary Benn – i sì decisivi e di compensare abbondantemente i venti conservatori anti-raid. Il voto favorevole era stato sollecitato da Cameron come una necessità, sullo sfondo delle invocazioni d’aiuto del presidente francese Francois Hollande, dell’incoraggiamento del Dipartimento di Stato da Washington e dell’inedito invio di sei Tornado da ricognizione anche da parte della Germania di Angela Merkel, destinato a essere formalizzato fra qualche ora dal Bundestag.

“Questi terroristi pianificano di ucciderci. Ci attaccano per quello che siamo, non per quello che facciamo”, ha tuonato in aula Cameron. Il premier non ha negato che occorra una strategia “più ampia”, oltre alle armi e ha fissato paletti più stretti che in passato, assicurando che la Royal Air Force colpirà solo l’Isis ed escludendo ogni nuova avventura ‘boots on the ground’, di truppe di terra. Ma ha insistito che molte delle trame terroristiche degli ultimi mesi contro il Regno Unito (sette, secondo Downing Street) sono state “orchestrate in Siria”. Un modo per dire che i raid dovrebbero aiutare a proteggere la sicurezza dei cittadini britannici. L’esatto contrario di ciò che pensano Corbyn e gli altri oppositori, secondo i quali l’ennesimo ordine di fuoco agli aerei di Sua Maestà – previsto da un momento all’altro, con l’invio di altri 8 fra Tornado e Typhoon verso la base di Cipro da dove decollano da mesi gli otto jet impegnati in Iraq – è un brutto film già visto: che “accrescerà i rischi di attacchi terroristici”. Tanto più che “i bombardamenti uccideranno ancora civili innocenti e creeranno più rifugiati”. Per Corbyn, come per la larga maggioranza della base laburista e per gli scozzesi dell’Snp, i precedenti blairiani dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Libia dovrebbero indurre alla prudenza “in nome del buonsenso, non del pacifismo”. E i 70.000 miliziani “non estremisti” con cui, stando a uno dei passaggi più controversi di Cameron, ci si potrà coordinare sul terreno in Siria, non sono altro che un’illusione (cosa denunciata d’altronde pure da Julian Lewis, presidente della commissione Difesa ai Comuni e conservatore anti-interventista). Contestazioni a cui si è associato dalla Camera dei Lord niente meno che l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, massimo dignitario della Chiesa anglicana.

E a cui si affianca una polemica rovente per l’epiteto di “simpatizzanti dei terroristi” rifilato ieri sera dal premier al leader laburista e ad altri ‘compagni’ che in gioventù si fecero paladini del dialogo con la guerriglia nordirlandese: un epiteto per il quale Cameron si è poi ostinatamente rifiutato di scusarsi. Ma alla fine non è lo scontro personale, e neppure l’offesa, a determinare il risultato. I giochi sono fatti. David Cameron va alla guerra e saranno le conseguenze a dimostrare se lo scetticismo dei sudditi del Regno (favorevoli ai raid solo il 48% britannici, passata l’emozione per gli attacchi di Parigi) non avrà avuto – anche stavolta – una sua ragion d’essere.

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