Parte dalle periferie la lunga marcia di Fassina, candidato sindaco di Roma. Partecipazione, una fase costituente di popolo

Parte dalle periferie la lunga marcia di Fassina, candidato sindaco di Roma. Partecipazione, una  fase costituente di popolo

Sembra la scena di un film in bianco e nero. La stazione di un treno metropolitano, quasi buia, spazzata da un vento gelido, il piazzale si popola, si forma un primo gruppetto di persone, contente, si vede dai larghi sorrisi, di ritrovarsi insieme. Fra loro spunta un  “ospite d’onore”, si fa per dire. I saluti? Strette di mano e abbracci, come fra vecchi amici che si ritrovano dopo essersi persi, non si vedevano da molto tempo. Il gruppetto si fa folla attorno all’ospite. Arrivano altre persone, giovani anche, non tanti ma ci sono. Sbucano dal fondo della strada donne e uomini  che  si rinchiudono in giubbotti pesanti, sciarpe per  ripararsi dalle folate gelide. Tutti insieme si muovono, improvvisano un corteo. Saranno un centinaio. La meta è un teatro, si chiama “Nino Manfredi”. Non ci poteva essere scelta migliore. Un grande attore, un uomo del popolo, che amava  il popolo, il popolo lo amava. Loro, in corteo, si fanno  popolo. Mandano messaggi, sono scritti su fogli da disegno, a mano, niente tecnologia. Uno in particolare colpisce, parla di un “eroe”. Aboliti i trionfalismi, conta la partecipazione, lo stare insieme.

Una sinistra che si rinnova, cerca una ripartenza, non dimentica la sua storia

Un film in bianco e nero, un ritorno al passato. Niente tavoli dove in quattro, cinque persone dissertano su un argomento, uno dei tanti, facendo finta di discutere  di politica, di economia, problemi sociali. Tutto una finta. Uno del tavolo in assemblea generale dei tavoli farà il riassunto, scusate il report, computer alla mano, qualche slide non manca mai.  Arrivederci a tutti, ci si rivede fra un anno. Statemi bene. Ma che fai parli di Leopolda, la vecchia stazione di Firenze? Sì, Leopolda priva di anima, ce ne sono di destra, di centro, qualcuna anche mascherata da sinistra. Allora evviva il passato, una sinistra che si rinnova, che cerca una ripartenza provando a riconciliarsi con quello che era il suo popolo. Non dimentica la sua storia, ne fa tesoro. Nel teatro avevano già preso posto duecento e più persone. Molti freddolosi non se l’erano sentita di sfidare il vento gelido. Vanno incontro ai nuovi arrivati. Posti in piedi. Pensate, l’obiettivo di questo popolo è  quello di “ricostruire Roma insieme”. Roma, appunto la Capitale d’Italia checché ne dica  Cantone, amico di Renzi, protagonista di un elogio privo di senso nei confronti di Milano, quasi un incontro di calcio.

Un ritorno al passato per guardare avanti parte da una stazione. Ostia Lido Centro. Niente a che fare con la Leopolda

E questo “ritorno al passato” per guardare avanti parte da una stazione romana,  Ostia Lido Centro, questa è viva, non come la Leopolda ora messa pure in vendita. Arrivano da Roma militanti di Sinistra italiana, deputati  ex Pd come Stefano Fassina e Gregori, senatori di Sel, la capogruppo De Petris, Massimo Cervellini. L’ eroe di cui parla un cartello è Stefano Fassina che ha avuto per primo il coraggio di lasciare il Pd. Racconta dal palco una insegnante che proprio lui le aveva detto che se passava la riforma Giannini non poteva rimanere nel partito democratico. “Ha mantenuto la promessa – dice – ora continui ad operare per rinnovare la politica, partendo da una vera riforma della scuola, dalla cultura, dal lavoro”. Parlano un dipendente Alitalia, un dirigente di una associazione di cooperative sociali, “quelle vere”, un giovane che fa parte di un comitato di quartiere.  Ognuno espone problemi aperti, il lavoro che non c’è. In comune un elemento “Ostia non è mafiosa”, molte domande e richieste di intervento a Fassina e al nuovo  partito che nascerà. Comincia così l’assemblea, addirittura in anticipo di un quarto d’ora sull’orario stabilito.

La ricostruzione morale, sociale, economica, riguarda tutta la città non solo la politica

Fassina risponde agli interventi in modo chiaro e inequivocabile, senza giri di parole: “è un dovere civico, prima che politico, di ciascuno di noi. La ricostruzione è morale, ambientale, sociale, economica. Riguarda tutta la città, non solo la politica. Serve una fase costituente di popolo, fuori dai palazzi: ricominciamo dalla partecipazione, ricominciamo dalle periferie”. Ecco le parole del “ritorno al passato” andate perdute con il Pd renziano, con il commissario Orfini. Dovere civico, partecipazione, periferie. Sembra di riascoltare  i sindaci comunisti che hanno governato Roma, Petroselli,  Vetere. E poi annuncia fra gli applausi: “Propongo una mia candidatura ad avviare un percorso per costruire un progetto di svolta a Roma di ricostruzione morale, di legalità, economica, sociale, politica e della città”. Già da diversi giorni circolava la notizia sui giornali. Ora diventa ufficiale ed è accolta da un forte applauso. Un doppio impegno per l’ex viceministro, offeso da Renzi Matteo, ricordate il Fassina chi? Una campagna elettorale intensa, difficile e, insieme la costruzione del nuovo partito della sinistra.

Il Pd romano ha inferto alla città una ferita profonda.  Con Marino continuiamo a dialogare

“La partecipazione – dice Fassina – sarà la chiave del nostro progetto, a partire dalle periferie. Vorremmo provare a guardare i problemi, le opportunità, il progetto di Roma con gli occhi di chi vive nelle periferie. Oggi partiamo da Ostia per i problemi di legalità che sono emersi e poi faremo un giro per tutte le periferie”. Annuncia che incontrerà  Riccardi, comunità di Sant’Egidio che ha lanciato la proposta di una Costituente per Roma, Marino, Veltroni, Rutelli per definire insieme, se possibile, non un “partito della nazione versione romana ma un quadro di regole condivise”. Con Marino un incontro c’era stato proprio poco prima di arrivare ad Ostia, via treno metropolitano. Attacca il Pd romano che “ha inferto alla città una ferita profonda, negando al Sindaco perfino un dibattito nell’aula consiliare del Campidoglio. Con l’ex sindaco – ha proseguito – dialoghiamo e continueremo a dialogare e cercheremo di coinvolgere le energie che son state vicino a lui nei passaggi più importanti di discontinuità che la sua amministrazione ha realizzato come la chiusura di Malagrotta, l’urbanistica e l’avvio di bonifica delle aziende municipalizzate”.

Straordinarie risorse di solidarietà, forza di ricostruzione della legalità

“In questi giorni – continua – trovo conferma delle straordinarie risorse di solidarietà che ha questa città, Roma, ma spesso sono isolate, abbandonate da una politica che è stata autoreferenziale, chiusa nei palazzi. Noi dobbiamo rimetterle in rete e farle diventare quella forza di ricostruzione della legalità, morale ed economica. Roma ha gli anticorpi ma sono stati trascurati e abbandonati: dobbiamo invece metterli insieme e vi sono tutte le condizioni per poterlo fare”. Annuncia che si rivolgerà con una lettera a tutti parlamentari romani. Roma è questione nazionale. C’è da affrontare  il problema della ristrutturazione del debito e quello della riorganizzazione istituzionale. Voto diretto per la Città metropolitana e trasformazione dei municipi in Comuni con effettivi poteri.

L’accusa ai Democratici: mancanza di un progetto strategico per la città, l’assenza di classe dirigente

Ma  il problema vero, questa l’accusa bruciante al Pd, è la mancanza di un progetto strategico per la città, l’assenza di una classe dirigente, la mancanza di “connessione” fra istituzioni e interessi sociali. La crisi si supera così non facendo arrivare un commissario. Vale per Roma e vale per l’uomo solo al comando del governo nazionale. Ai giornalisti che gli chiedono, sembra l’unico problema al mondo, quali alleanze sono nel suo programma, risponde con la cosa più semplice: “Noi vogliamo vincere”. E se non andate al ballottaggio? “Valuteremo sulla base di una compatibilità programmatica e della classe dirigente che mettono in campo”.

Ma la strada è lunga e difficile. Il “popolo” di  Sinistra Italiana è deciso a percorrerla fino in fondo. Domani è un altro giorno. Fassina fuori dalle alchimie giornalistiche continuerà il suo viaggio “nella crisi di Roma, le periferie che soffrono, a partire da Corviale, a Tor Sapienza, Cinecittà, in tutti i luoghi in cui sono più forti i problemi, i conflitti ma anche le opportunità”.

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