I colloqui di Vienna sulla Siria: i massimi titolari della diplomazia mondiale segnati dai fatti di Parigi. Ancora divergenze sul destino di Damasco

I colloqui di Vienna sulla Siria: i massimi titolari della diplomazia mondiale segnati dai fatti di Parigi. Ancora divergenze sul destino di Damasco

I ministri degli Esteri di una ventina di Paesi si sono incontrati a Vienna sabato per un ennesimo round di colloqui con l’obiettivo di porre termine alla crisi siriana. Inevitabilmente, i fatti di Parigi hanno dettato una nuova e diversa agenda ai colloqui. Intanto, la carneficina di Parigi ha imposto ai massimi titolari della diplomazia mondiale un’accelerazione ai negoziati, al fine di raggiungere un cessate-il-fuoco in Siria prima possibile, e l’indicazione di un percorso di transizione politica che metta termine a quattro anni di guerra civile.

Il ministro degli Esteri francese, visibilmente scosso dai fatti di Parigi, ha voluto comunque partecipare al vertice di Vienna, proprio per confermare la posizione francese: “è più necessario che mai”, ha detto Laurent Fabius ai suoi colleghi, “nelle attuali circostanze che coordiniamo la lotta internazionale contro il terrorismo”. Così, di fatto, si è creato, anche a livello diplomatico internazionale il legame tra la vicenda siriana, e la partecipazione francese alla coalizione anti isis, egli attentati fondamentalisti di Parigi.

Il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che gli attentati di Parigi e prima in Iraq e Beirut, sono stati “gli atti più vili, orrendi, oltraggiosi e inaccettabili sul pianeta”. Ha aggiunto che essi sono figli di “un fascismo medievale e moderno nello stesso tempo, che non ha alcun rispetto per la vita, che cerca di distruggere e creare il caos, il disordine e il terrore”. Kerry ha proseguito: “l’unica cosa che potremmo dire a quelle persone è che qualunque cosa essi facciano, incontreranno la nostra risoluta determinazione, di tutti noi, a combattere, a proteggere e a tutelare lo stato di diritto”. Kerry ha poi avuto in incontro riservato col ministro degli Esteri russo, Lavrov, col quale ha inevitabilmente fatto il punto sulla presenza di entrambe le potenze sul suolo siriano e sulla questione spinosissima del ruolo del presidente Assad in una eventuale transizione verso la democrazia. E da questo punto di vista, è stato sollevato un problema relativo proprio all’assenza dei siriani, sia della fazione pro-Assad che della fazione di opposizione. Si può risolvere la vicenda siriana senza invitare al tavolo negoziale chi si uccide da quattro anni, ed è causa, evidentemente, di dozzine di attentati nel mondo?

È stato nuovamente Fabius, nel corso del vertice, a sollevare il legame tra vicenda siriana e terrorismo islamista, con la necessità di dare soluzione subito alla guerra civile in corso a Damasco. “Uno dei punti dell’agenda odierna del vertice di Vienna è precisamente quello di capire concretamente come possiamo rafforzare il coordinamento nella lotta contro Daesh”, haddeo Fabius, usando Daesh, l’acronimo arabo per Stato islamico. Il ministro russo Lavrov ha puntato invece sulla necessità di sconfiggere lo Stato islamico, lasciando sullo sfondo la questione siriana. “Dobbiamo ripetere con forza che non saremo più tolleranti con i terroristi”, ha detto Lavrov. Ed ha concluso con un monito per tutti: “non vi sarà alcuna giustificazione per tutti noi se non saremo capaci di fare molto di più per sconfiggere lo Stato islamico, al Nusra e i loro simili, e spero che questo vertice ci conceda la possibilità fare progressi”. Auguri.

 

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