Massiccio attacco di cielo e di terra di siriani, iraniani e russi contro gli oppositori di Assad. Nel silenzio dell’Occidente

Massiccio attacco di cielo e di terra di siriani, iraniani e russi contro gli oppositori di Assad. Nel silenzio dell’Occidente

Col sostegno di raid aerei russi, l’esercito siriano e le milizie alleate hanno condotto all’alba di mercoledì attacchi durissimi contro le postazioni dei gruppi di opposizione al regime di Assad. L’agenzia Reuters sostiene che si tratti del primo grande intervento armato coordinato da quando Mosca ha deciso di intervenire direttamente in Siria. Le incursioni aeree russe hanno colpito le zone settentrionali della provincia di Hama e le aree circostanti la provincia di Idlib, colpendo insediamenti che si trovano lungo la principale autostrada che collega il nord al sud del paese. La Reuters cita come fonte la Ong indipendente dell’Osservatorio per i diritti umani.

Gli attacchi sul terreno, che usano missili terra-terra, hanno avuto come obiettivo almeno quattro postazioni dell’opposizione. Si rilevano scontri a fuoco durissimi tra le diverse milizie. “Ancora non vi sono informazioni sulle avanzate di terra”, conferma il capo dell’Osservatorio per i diritti umani, Abdulrahman, “ma le bombe degli aerei russi hanno colpito veicoli e basi dell’opposizione”. Sempre Abdulrahman, che segue il conflitto in corso direttamente sui luoghi dei combattimenti, ha affermato che l’avanzata di terra è stata condotta dalle forze armate del regime e dai loro alleati (tra i quali segmenti dell’esercito iraniano), ma non sono stati avvistati soldati russi, almeno tra le truppe di terra.

Ora non vi dovrebbero essere più dubbi sui reali obiettivi dell’intervento militare dei caccia russi: sterminare l’opposizione di Assad, rafforzandone il regime, e presentandolo come l’unico siriano in grado di partecipare al tavolo delle forze militari coalizzate contro il Califfato di Al-Baghdadi. Nonostante la reazione durissima di Stati Uniti, Nato e Turchia, la Russia di Putin persegue evidentemente un disegno strategico di equilibrio dell’area mediorientale nel quale è centrale il regime di Assad, soprattutto nel corso della partita che si aprirà all’indomani della eventuale cacciata dei miliziani islamisti da Siria e Iraq. Putin può godere della debolezza di Obama, ormai avviato all’ultimo anno della sua amministrazione, e della timidezza della Nato, che ha deciso di spostare truppe e armamenti nel nord Europa, piuttosto che verso il Medio Oriente. Quel che pare certo, anche in base all’attacco massiccio sferrato contemporaneamente da terra e da cielo nella mattinata di mercoledì, è ormai la strategia comune di Siria, Russia e Iran che puntano a riconquistare il nord della Siria, colpendo in una volta sola gli oppositori di Assad, gli islamisti di Al Nusra, e le milizie del Califfato.

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