Vannino Chiti. Finocchiaro e Boschi dicono no alla elezione diretta del Senato e blindano la legge

Vannino Chiti.  Finocchiaro e Boschi dicono no alla elezione diretta del Senato e blindano la legge

Non c’era da aspettarsi nessuna apertura da parte della senatrice Finocchiaro presidente della Commissione Affari Costituzionali in merito alla possibilità di rivedere la legge di riforma del Senato, a partire dal ritorno alla eleggibilità dei senatori. Sia Finocchiaro che la ministra Boschi avevano fatto presente che si potevano  rivedere alcuni aspetti della legge, ma era escluso che si ripartisse da zero. Intendendo con questo  che dovevano essere ritenuti impresentabili  eventuali emendamenti in tal senso. E proprio la frase ripartire da zero, guarda caso, è stata usata in una dichiarazione della senatrice Finocchiaro e della ministra Boschi a conclusione dei lavori della  Commissione Affari Costituzionali.

Vannino Chiti esprime una valutazione negativa in merito alle affermazioni della Finocchiaro. Il senatore del Pd  le definisce “non  solo semplicemente deludenti ma politicamente assai negative. Non si è tenuto conto né del dibattito, né delle posizioni annunciate dai gruppi parlamentari né delle audizioni dei costituzionalisti. Se questi sono l’apertura e l’ascolto, si poteva non sprecare tempo e andare direttamente in aula. Salvo poi vedere se la contrapposizione nel voto sia la strada maestra per fare una buona riforma o invece affossarla. Certo dalle impostazioni del ministro Boschi e della senatrice Finocchiaro – conclude Vannino Chiti – non verrà fuori una riforma coerente e ampiamente condivisa. Sostenere la tesi che l’elezione diretta da parte dei cittadini in concomitanza con il voto delle regionali è in contrasto con il superamento del bicameralismo è un’assurdità che non sta né in cielo né in terra ma solo in una illogica chiusura dogmatica”.

Il senatore Chiti conclude: “Qualcuno prima o poi ci spiegherà perché non si voglia scegliere la strada di superare il bicameralismo paritario con l’unità del Pd e un’ampia convergenza nella maggioranza e con le opposizioni. Attenzione – scrive Chiti – perché una malintesa obbedienza politica o essere più realisti del re può portare a sbattere, mettendo a rischio non solo la riforma costituzionale – che invece resta urgente e necessaria – ma forse la stessa tenuta del governo, che va invece salvaguardata nell’interesse dell’Italia. Oggi sono più pessimista ma ancora non mi arrendo alle chiusure né alla logica di una superficiale autosufficienza, capace di rispecchiare ripetutamente se stessa ma non in grado di realizzare le intese necessarie”.

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