Scurati, Buffoni e Bucciantini supervincitori del premio Viareggio-Rèpaci

Scurati, Buffoni e Bucciantini supervincitori del premio Viareggio-Rèpaci

Antonio Scurati con il romanzo “Il tempo migliore della nostra vita” (Bompiani), Franco Buffoni con la raccolta di versi “Jucci” (Mondadori) e Massimo Bucciantini con il volume “Campo dei fiori” (Einaudi) sono rispettivamente i tre supervincitori delle sezioni narrativa, poesia e saggistica dell’86ma edizione del Premio Viareggio-Rèpaci, conclusosi ieri sera nella Sala Puccini del Centro Congressi dell’hotel Principe di Piemonte (nella foto, un momento della premiazione). “Oggi la civiltà del libro è minacciata -sostiene Scurati- Per esempio, le trasformazioni e le riforme della scuola, enfatizzando a sproposito le nuove tecnologie, tendono a eliminare il libro quale fondamento dell’istruzione e della formazione dei giovani. Se questo davvero dovesse avvenire, sarebbe un errore gravissimo”.

L’intervento di Antonio Scurati:  “dedico il premio agli insegnanti”

“Sono particolarmente contento di questo riconoscimento – aggiunge lo scrittore – perché il mio romanzo narra la vita straordinaria di Leone Ginzburg, che fu non solo un eroe della Resistenza ma anche un eroe del Libro. Per lui l’opposizione alla brutalità della dittatura fu una cosa sola con la creazione della cultura attraverso i buoni testi (non tutti i testi). Vorrei perciò dedicare idealmente questo premio ai milioni di insegnanti e a tutti quelli che, come Ginzburg, credono ancora nella possibilità di incivilire la nostra gente tramite la lettura, la scrittura, la cultura. Con l’occasione ringrazio pubblicamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per aver menzionato il volume tra le sue letture preferite. Di recente il Capo dello Stato ha invitato i giovani a intraprendere il loro cammino nella vita a partire proprio dai libri”.

Le parole del poeta Franco Buffoni: “coloro che amiamo continuano a vivere in noi”

“Il primo pensiero che ho avuto quando c’è stata la proclamazione dei vincitori, oltretutto nel trentennale della scomparsa di Leonida Rèpaci – sottolinea Franco Buffoni – è stato quel detto degli antichi ‘muor giovane colui che al cielo è caro’. Io ho avuto la fortuna di poter raccontare la storia di una donna scomparsa da giovane. Questa storia la potevo raccontare solo oggi, a distanza di oltre 40 anni da allora. È una vicenda degli anni Settanta: solo adesso mi sono sentito a sufficiente distanza per scriverne, anche perché continuo a dialogare con Jucci. Nel libro la parte in corsivo del testo si riferisce alle sue parole. Un dialogo a distanza il nostro, che tuttavia trova la forza di proseguire ininterrotto. Le persone che amiamo -conclude quindi Buffoni- continuano a vivere in noi finché ne ricordiamo il timbro di voce. Quando non lo ricordiamo più esse muoiono”.

Lo storico della scienza Massimo Bucciantini: “la statua di Giordano Bruno a Campo dè Fiori metafora del progresso”

“Il mio libro è la biografia di una statua, quella di Giordano Bruno, scolpita da Ettore Ferrari e inaugurata il 9 giugno 1889”, spiega Bucciantini, professore di Storia della Scienza all’Università di Siena. “Ma è anche un libro sull’Italia, abitato da molti personaggi: da Garibaldi a Francesco Crispi, da papa Leone XIII ai gesuiti di ‘Civiltà Cattolica’, dai direttori dei giornali liberali e radicali come ‘Il Messaggero’ ai sindaci della capitale. Il monumento venne inaugurato in una caldissima domenica di primavera, tre anni dopo la Statua della Libertà ed esattamente tre settimane dopo la Torre Eiffel. Fu un fatto di rilevanza internazionale di cui parlarono i giornali di mezzo mondo: le parole d’ordine dei discorsi ufficiali erano le stesse, pronunciate sia Parigi che a New York. Libertà, scienza, avvenire, marcia del progresso si intrecciavano a luce, civiltà, patria, missione, diritti dell’uomo”. Un saggio, il suo, che inizia con i versi della “Primavera di Praga” di Francesco Guccini e si conclude con l’auspicio: “Sarebbe un bel giorno se all’alba di un 17 febbraio di questo secolo un qualche vescovo di Roma uscisse dal Vaticano per recarsi in Campo dei Fiori. E lì, da solo, ai piedi di quella statua, restasse in raccoglimento”.

L’intervento della scrittrice indoamericana Jhumpa Lahiri

“Il Viareggio è un riconoscimento per me particolarmente significativo per via dei trascorsi linguistici della mia vita che si sono riflessi inevitabilmente nella mia scrittura”, afferma Jhumpa Lahiri, a cui è stato consegnato il Premio Internazionale “Viareggio Versilia” per il suo libro in italiano “In altre parole”. “Sono passata dal bengalese -la mia lingua d’origine- all’inglese e infine all’italiano. Adesso passerò di nuovo all’inglese, un ciclo che ritorna su se stesso”. La  scrittrice statunitense, infatti, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2000, è nata a Londra, ma a due anni si è trasferita in America con la famiglia. Tre anni fa, invece, è venuta a vivere in Italia con il marito (giornalista del “Time”) e i due figli, intervenuti alla kermesse. A giorni Lahiri partirà per gli Stati Uniti, per tenere un corso di scrittura creativa all’Università di Princeton.

Alla serata erano presenti i vincitori del premio “Giuria-Viareggio” Paola Capriolo e Maurizio Torchio per la narrativa, Luigi Fontanella e Giovanni Parrini per la poesia, Elio Gioanola e Vincenzo Trione per la saggistica; la presidente del Premio, Simona Costa, i giurati, il giornalista e scrittore Stefano Bartezzaghi che ha condotto il galà. Insieme a loro, sul palco, il neoeletto sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, la vice sindaco nonché assessore alla Cultura, Rossella Martina, oltre alle autorità locali. In occasione del 30mo anniversario della scomparsa di Leonida Rèpaci, avvenuta il 19 luglio del 1985 a Pietrasanta, la figura del fondatore dello storico premio -che, insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, lo tenne a battesimo nel 1929- è stata ricordata dal pronipote, Rocco Militano, vice presidente degli Amici Casa della Cultura Leonida Rèpaci di Palmi in Calabria, luogo natale dello scrittore, poeta e critico letterario.

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