Papa Francesco ai “suoi” ragazzi del Movimento giovanile gesuitico: “sappiate confrontarvi con i conflitti”.

Papa Francesco ai “suoi” ragazzi del Movimento giovanile gesuitico: “sappiate confrontarvi con i conflitti”.

Papa Francesco è stato sempre molto franco e sincero coi giovani. Avverte che le nuove generazioni di ogni latitudine vivono una condizione esistenziale mai stata così difficile. Sa che le enormi differenze tra mondo occidentale e altri mondi si riverberano come mai in questo terzo millennio sulle nuove generazioni. Per questo, nell’udienza di venerdì 7 agosto, concessa ai 1500 giovani del Movimento Eucaristico Giovanile, fondato dai padri gesuiti esattamente 100 anni fa, non ha risparmiato alcune considerazioni sul mondo, sulla condizione giovanile, sulla relazione tra le persone umane. Naturalmente, e come sempre, la chiave di lettura teologica di questo papa è sempre la coerenza con una lettura del Vangelo che gli impone di dire quella “verità che rende liberi”. È il leit motiv di questo pontefice, non cedere mai alle lusinghe mediatiche e affrontare con coraggio i grandi temi dell’umanità del terzo millennio. D’altronde, aver dedicato un’enciclica al tema del futuro della Terra e ai cambiamenti climatici, con quelle accuse al capitalismo devastante e rischioso, aver definito la missione cattolica e cristiana come l’impegno quotidiano per le “periferie dell’uomo”, aver definito l’atteggiamento verso le persone migranti come “globalizzazione dell’indifferenza”, sono i segni importanti di un papa che affronta la modernità usando il pensiero critico, e senza mai essere indulgente verso i veri responsabili, la ricchezza, l’avidità, l’egoismo di individui e interi ceti sociali. Questo modo di affrontare la teologia degli oppressi e degli ultimi gli ha fatto piovere spesso, specie da alcune fazioni della Curia vaticana, l’accusa di marxismo, alla quale ha sempre risposto con una frase piccante: “se do da mangiare un giorno, mi dicono che sono bravo, ma se affronto la questione della povertà, mi dicono che sono marxista”.

I due temi dell’udienza coi giovani gesuiti

Anche nell’udienza con i 1500 giovani del MEG ha scelto di essere diretto e franco, su due temi in particolare: l’esistenza di tensioni e conflitti, nei microcosmi delle relazioni quotidiane, e nei macrocosmi delle relazioni tra stati, e la denuncia del trattamento riservato ai migranti, soprattutto quando vengono respinti in mare. Su tensioni e conflitti, papa Francesco ha detto ai giovani che si tratta di parole “che si vivono nella vita quotidiana, sia nella società, sia nella famiglia. Ma cosa sarebbe una società, una famiglia, un gruppo di amici, senza tensioni e senza conflitti? Sapete cosa sarebbe? Un cimitero. Perché non ci sono le tensioni e non ci sono i conflitti soltanto nelle cose morte. Quando c’è vita, c’è tensione e c’è conflitto”. È una lezione di grande intensità filosofica: la vita, proprio in quanto vita, è conflitto, e nulla va concesso al quieto vivere, che è metafora del cimitero. Ma ammonisce anche che occorre selezionare le vere tensioni e i veri conflitti, quelli che danno senso alla vita, e “fanno crescere, sviluppano il coraggio”, dice il papa. I giovani che affrontano conflitti e tensioni sono giovani coraggiosi, e un giovane privo di coraggio “è annacquato, è un giovane vecchio”. E ancora, il papa consiglia ai giovani “di non andare in pensione a venti anni”, perché hanno tutto e sono privi di tensione. Come si risolvono conflitti e tensioni? Col dialogo, dice il papa, dando una lezione che vale per tutti, una lezione di grande densità filosofica. Perché il dialogo non vale soltanto nelle relazioni intersoggettive, ma anche nelle relazioni tra gli stati.

L’assenza del dialogo porta alla guerra

Il papa insiste sull’assenza di dialogo tra gli stati come fattore di guerra. Il dialogo è anche rispetto delle diversità culturali e delle identità di ciascuno. È un discorso sulla tolleranza. Infatti, dice papa Francesco, “quando guardiamo la tv o sui giornali, i conflitti che non si sanno risolvere, finiscono in guerre: una cultura non tollera l’altra. Pensiamo a quei fratelli nostri dei Rohinja: sono stati cacciati via da un Paese e da un altro e da un altro, e vanno per mare … Quando arrivano in un porto o su una spiaggia, danno loro un po’ d’acqua o un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, e questa è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere”. Ed ecco il secondo grande tema affrontato da papa Francesco: i conflitti non risolti portano a comportamenti disumani, alla intolleranza, alla violenza e alla guerra, e ogni respingimento violento è appunto “un atto di guerra”. E qual è la massima aspirazione di ogni cristiano tollerante? Papa Francesco dice ai giovani che si confrontano con i non cristiani: “ Rispettalo. Cerca che cosa buona ha. Cerca nella loro religione, nella loro cultura, i valori che ha. Rispetta. Così i conflitti si risolvono con il rispetto dell’identità altrui. Le tensioni si risolvono con il dialogo”.

Una Chiesa tollerante che dialoga e risolve i conflitti

E infine, a quel giovane che gli ha chiesto se vede segnali di felicità e di gioia nella Chiesa contemporanea, papa Francesco ha replicato: “vedere i giovani come voi che credono che Gesù sia nell’Eucaristia, che credono che l’amore sia più forte dell’odio, che la pace sia più forte della guerra, che il rispetto sia più forte del conflitto, che l’armonia sia più forte delle tensioni. Questo è una speranza, questo a me dà gioia! In questo mondo ci sono tante guerre. Siamo in una guerra: io mi ripeto tanto dicendo che questa è la terza guerra mondiale, a pezzi, no? Ma siamo in guerra. E questo è negativo. Ma ci sono segni di speranza e ci sono segni di gioia…”. La terza guerra mondiale a pezzi, come papa Francesco definisce i conflitti tra popoli e religioni nel XXI secolo, si può vincere dunque con una grande e planetaria operazione culturale diffusa ovunque, con le armi della tolleranza e del rispetto per le diversità.

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