Otto scafisti in manette. L’accusa: “Hanno provocato la morte dei 49 migranti soffocati nella traversata tra Libia ed Italia”. Commozione a Catania

Otto scafisti in manette. L’accusa: “Hanno provocato la morte dei 49 migranti soffocati nella traversata tra Libia ed Italia”. Commozione a Catania

Erano praticamente segregati i 49 migranti che hanno perso la vita, chiusi della stiva della loro ‘nave della speranza’ al largo delle coste libiche. La ricostruzione di quanto accaduto è stata possibile grazie alle testimonianze dei sopravvissuti che hanno raccontato quanto accaduto. In più occasioni, nel corso della traversata i profughi incastrati sotto coperta, hanno tentato di uscire alla luce del sole, ma sono stati letteralmente ricacciati all’interno della stiva, dove sono stati poi storditi ed uccisi dai vapori dei gas di scarico. Violenta e criminale l’azione degli scafisti che hanno colpito a bastonate e cinghiate i poveri migranti, per impedir loro di uscire e salvare la propria vita. Dopo alcune ore di sofferenza e assolutamente impossibilitati a trovare una via di fuga, i 49 uomini sono morti.

Questo lo scenario ricostruito da Polizia di Stato e Guardia di finanza, che hanno fermato 8 scafisti a Catania. Gli aguzzini sono stati individuati grazie alle testimonianze dei profughi sopravvissuti, e tra questi molti familiari delle vittime. Tra gli otto fermati a conclusione delle indagini coordinate dal procuratore facente funzioni di Catania, Patanè, anche un siriano di 17 anni. Anche gli altri sette sono quasi tutti giovanissimi, poco più che maggiorenni. Ora dovranno rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio volontario plurimo. Gli otto fermati costituivano l’equipaggio del barcone su cui erano state imbarcate dai trafficanti in totale 362 persone. Le indagini erano state avviate già sul pattugliatore norvegese “Siem pilot”, che fa parte della flotta del dispositivo europeo ‘Triton’ e sul quale era in servizio anche un militare della Guardia di finanza, in qualità di ufficiale di collegamento di Frontex. Il militare ha raccolto i primi elementi, sviluppati poi dai colleghi del Gico, che hanno raggiunto in alto mare l’imbarcazione norvegese con unità veloci salpate da Catania, per procedere subito alla ricerca degli scafisti. Il marocchino Ayooub Harboob, secondo quanto emerso, fungeva da comandante, mentre gli altri si occupavano della distribuzione dell’acqua, della disposizione dei passeggeri e di mantenere l’ordine a bordo, dove il sovraffollamento causava tensioni continue.

I sette fermati maggiorenni sono stati trasferiti nel carcere catanese di Piazza Lanza, mentre il minorenne è stato affidato a un centro di prima accoglienza.

Share

Leave a Reply