Vigilia tesa in Grecia. Ancora provocazioni e schermaglie. La supplica di Delors a salvare la Grecia

Vigilia tesa in Grecia. Ancora provocazioni e schermaglie. La supplica di Delors a salvare la Grecia

I seggi per il referendum in Grecia si apriranno alle 7 ora locale e chiuderanno alle 19 di domenica 5 luglio. La vigilia, come era da attendersi, è stata carica di tensione e l’attesa si fa di ora in ora sempre più drammatica, anche per effetto dei sondaggi diffusi ad arte, secondo i quali vi sarebbe uno scarto davvero minimo tra i No e Si, dando l’idea di un Paese sostanzialmente spaccato in due. Ciò che è certo, invece, è che la campagna elettorale è stata segnata da molti interventi a gamba tesa da parte di leader europei e di rappresentanti delle istituzioni, e dalla partigianeria del media greci privati, finanziati dagli armatori, tutti ovviamente schierati per il Si. Diciamola tutta: Renzi, Merkel, Juncker e Shultz, tra gli altri, che hanno fatto pubblicamente il tifo per il Si sono accomunati agli interessi dei grandi imprenditori greci, armatori, possidenti agrari, evasori fiscali, senza alcun ritegno e senza alcuna vergogna. Forse, sarebbe stato meglio un contegno più sobrio e più rispettoso delle decisioni e del travaglio del popolo greco.

Intanto, ancora dalla Germania, e alla vigilia del voto, giungono prese di posizione e interventi. Curioso quello del ministro delle Finanze Schaeuble, che ha sensibilmente addolcito la sua posizione sulla Grecia, parlando esplicitamente di “uscita temporanea dall’eurozona. La Grecia è membro dell’eurozona. Non vi è dubbio su questo. Stare con l’euro o temporaneamente senza l’euro: solo I greci possono rispondere a questo interrogativo”. Ma è davvero questa la posta in gioco nel referendum di domenica? Assolutamente no, in gioco vi è solo il giudizio dei greci sulla proposta della troika, non la permanenza nell’euro. Il ministro delle Finanze tedesco ha nuovamente detto pubblicamente il falso. Per questa ragione, il suo collega greco, Varoufakis, è andato su tutte le furie, parlando esplicitamente di creditori “che cercano di terrorizzare la Grecia”. Varoufakis ha detto che i creditori vogliono “incutere paura” ed ha stigmatizzato le loro posizioni a proposito della scelta del governo greco di chiudere le banche. “Ciò che stanno facendo con la Grecia ha un nome: terrorismo”, ha detto Varoufakis, con moltissime ragioni. Ed ha proseguito: “Quel che Bruxelles e la troika vogliono oggi è che il Si vinca, così che possano umiliare i greci”. Un’affermazione forte, ma legittimata dalle tante dichiarazioni pubbliche raccolte da tutti i media internazionali, di leader e euroburocrati sulla necessità che vinca il Si, minacciando conseguenze ancor più pesanti per il popolo greco, già affamato dalle stesse politiche di austerità adottate cinque anni fa.

La pressante richiesta di Jacques Delors

Uno degli architetti più noti dell’Unione Europea, Jacques Delors, non ha fatto mancare la sua voce a sostegno del popolo e del governo greco, poiché ha implorato i leader europei a fare qualunque cosa per salvare la Grecia, anche assumendosi “senza ritardi ulteriori il peso del debito”. Delors, che ha guidato la Commissione europea dal 1985 al 1993, ha suggerito alla UE di adottare un piano di aiuti in tre fasi: 1. aiuto finanziario per ristrutturare la solvibilità greca nel breve periodo; 2. Aiuti mediante i programmi europei per aiutare la crescita; 3. “senza indugi assumersi l’onere del debito greco”, e del debito degli altri paesi che siano sottoposti a programmi di ristrutturazione. “Il dramma greco”, scrive Delors in una lettera al quotidiano Le Monde, “non è e non sarà solamente nazionale: avrà effetti sull’intera Europa, di cui fa parte per storia e per geografia. Uscire dalla crisi attuale significa cambiare visione sulla Grecia, significa esprimere la chiara volontà di rompere con quarant’anni di storia europea”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.