Usura, appalti e droga. Arrestato il Dg dell’ospedale romano Sant’Andrea. Inquietanti ‘soffiate’ sui clan mafiosi di Ostia dei Casciani e dei Triassi

Usura, appalti e droga. Arrestato il Dg dell’ospedale romano Sant’Andrea. Inquietanti ‘soffiate’ sui clan mafiosi di Ostia dei Casciani e dei Triassi

Gestivano la “lucrosa” piazza di spaccio di San Basilio, operando anche nell’usura disponendo non solo di armi da fuoco ma di contatti nel mondo delle istituzioni pubbliche, fino ad inserirsi nelle procedure di aggiudicazione di un importante appalto per le camere mortuarie al Sant’Andrea, grande ospedale alle porte di Roma. Queste le contestazioni per le quali, a seconda delle singole posizioni, nove persone sono state arrestate all’alba di giovedì dalla Squadra Mobile di Roma, con la collaborazione dei militari della Compagnia Carabinieri della Compagnia Montesacro, del Reparto Prevenzione Crimine “Lazio” e del Reparto Mobile di Roma. Il gruppo, per gli investigatori faceva capo alla famiglia Primavera. Tra gli arrestati, in carcere, figura anche un assistente capo della Polizia di Stato attualmente in servizio al Commissariato Viminale. Arresti anche per il direttore generale del S.Andrea Egisto Bianconi (sospeso immediatamente dall’incarico dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che ha nominato come commissario straordinario il  dott. Lorenzo Sommella attuale direttore sanitario aziendale ndr). L’ordinanza custodiale è stata emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 soggetti (4 in carcere, di cui tre allo stato irreperibili; 4 ai domiciliari; uno con misura interdittiva della sospensione dal pubblico Ufficio attualmente esercitato per la durata di 12 mesi) ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, porto abusivo di armi da fuoco, usura aggravata e turbata libertà degli incanti. Gli arresti e le venti perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati, svolte per lo più in zona San Basilio, hanno permesso di svelare gli interessi della famiglia Primavera nelle procedure di aggiudicazione di un appalto per le camere mortuarie all’ospedale Sant’Andrea.

Gli arrestati: il collaboratore del Dg, il poliziotto, l’imprenditore edile, e i titolari di un’impresa di pompe funebri

Ai domiciliari sono finiti: Egisto Bianconi, direttore amministrativo, prima, ed attualmente direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’ Andrea, per il reato di turbata libertà degli incanti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Fabrizio Coppola, imprenditore edile, per il reato di turbata libertà degli incanti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Luciano Giustino Taffo, per il reato di turbata libertà degli incanti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Daniele Taffo, per il reato di turbata libertà degli incanti e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Gli ultimi due sono imprenditori titolari dell’omonima ditta di pompe funebri. Filippo Zanutti, collaboratore del dg del Sant’Andrea Egisto Bianconi, per il reato di turbata libertà degli incanti è stato destinatario di una misura interdittiva della sospensione dal pubblico Ufficio attualmente esercitato per la durata di 12 mesi. In carcere appunto l’assistente capo della Polizia di Stato attualmente in servizio al Commissariato Viminale Diego Cardella, per il reato di usura aggravata, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Stessa misura per altri tre soggetti allo stato irreperibili: Guerino Primavera per il reato di usura aggravata, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Fabrizio Primavera per il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, porto abusivo di armi da fuoco e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; Daniele Primavera, per il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

Inquietante la soffiata del poliziotto infedele sui clan di Ostia dei Fasciani e dei Triassi

L’assistente capo della polizia Diego Cardella avrebbe avvertito Guerino Primavera che la Squadra Mobile stava preparando un’operazione di polizia giudiziaria su larga scala – senza tuttavia conoscerne gli obiettivi – arresti che nella notte avrebbero colpito i contrapposti clan lidensi dei Fasciani e dei Triassi. Le indagini di polizia e carabinieri hanno infatti documentato le singole “soffiate” fatte dal Cardella nel corso delle investigazioni al gruppo Primavera. Quella relativa a Fasciani e Triassi risale al 25 luglio 2013. La “soffiata” del Cardella veniva girata dal Guerino al figlio Fabrizio al fine di consentirgli di “mettere in sicurezza” la piazza di spaccio di San Basilio ed al quale, con toni criptici il padre riferiva che “…..stanotte…piove de brutto…pare che dà i fulmini stanotte….” ottenendo in risposta dal figlio “….non me ne frega un cazzo tanto scappo….”.

Soldi e droga per il poliziotto al servizio del malaffare

Acquisizione gratuita di sostanze stupefacenti, l’omessa restituzione di un prestito erogatogli da Guerino Primavera, acquisizione di somme di danaro a titolo di interessi usurari, sempre grazie al contributo di quest’ultimo, sarebbero gli “ingiusti profitti” ottenuti dall’assistente capo della polizia Diego Cardella arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla famiglia Primavera. Le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di far emergere ulteriori indici sintomatici della gravità e pericolosità della stessa famiglia non solo in relazione alla reiterazione dei fatti criminosi ma anche alla possibilità di poter disporre di armi da fuoco e di ingerirsi, in maniera tentacolare, nelle mondo delle Istituzioni pubbliche attraverso appunto l’aiuto dell’agente. Cardella, per chi indaga, violando i doveri di segretezza inerenti alle funzioni esercitate si metteva “a disposizione” di Guerino Primavera e dei figli Daniele e Fabrizio rivelando loro notizie ancora segrete, apprese grazie al servizio pubblico prestato e, segnatamente, l’esistenza di indagini preliminari e la prossima esecuzione di operazioni di polizia giudiziaria della stessa Squadra Mobile, utilizzandole appunto allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto patrimoniale rappresentato dall’acquisizione gratuita di sostanze stupefacenti, dall’omessa restituzione di un prestito erogatogli da Guerino Primavera, dall’acquisizione di somme di danaro a titolo di interessi usurari, sempre grazie al contributo di quest’ultimo. Inoltre, Cardella e Guerino Primavera sono ritenuti responsabili del reato usura aggravata in concorso poiché erogavano un prestito in denaro facendosi promettere e dare interessi usurari, applicando quindi un tasso d’interesse su base annuale pari al 94,37%, superiore al valore soglia riferito a “altri finanziamenti alle famiglie ed alle imprese”. Ma ecco come gli inquirenti sono riusciti, quasi per caso, a scoprire il malaffare all’interno del S.Andrea. È infatti nata decisamente per caso la possibilità per Guerino Primavera, uno degli arrestati nell’ambito di un’inchiesta su droga usura e appalti, di ottenere vantaggi dall’assegnazione dell’appalto nell’aggiudicazione di una gara d’appalto indetta dall’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, e protrattasi fino al novembre 2014, per l’affidamento dei “servizi inerenti i decessi in ambito ospedaliero con annessa gestione della camera mortuaria”. La circostanza è emersa dalle investigazioni protrattesi ad ampio raggio sulle attività illecite dei Primavera in relazione alla quale sono state appunto documentate condotte di rivelazione di segreto d’Ufficio, turbata libertà degli incanti, corruzione ed indebita induzione all’erogazione di utilità.

L’aggiudicazione dell’appalto per le pompe funebri

Il capo famiglia, per chi indaga, è stato regista dell’affare, conducendo in maniera occulta, le trattative per l’ingresso degli imprenditori del settore delle “pompe funebri” Luciano Giustino e Daniele Taffo (anche loro tra gli arrestati) nell’appalto. A dare il via all’operazione, secondo la ricostruzione degli investigatori, è stata Daniela Chimenti, moglie di Guerino Primavera la quale – impiegata quale operaia nella società di pulizie Linda srl sita all’interno del Sant’Andrea – venuta anticipatamente a conoscenza, in via riservata, della prossima indizione, della gara. Informato il marito, questi aveva attivato il suo amico Luciano Giustino Taffo che si era mostrato sin da subito interessato all’affare. La Chimenti aveva poi interessato una sua collega di lavoro Barbara Severini che, dietro promessa di una congrua remunerazione, insieme al marito Fabrizio Coppola, imprenditore edile di Campagnano avevano trovato il “contatto giusto” nella persona di Egisto Bianconi, direttore amministrativo, prima, e poi direttore generale del Sant’Andrea.

Il Dg Bianconi ‘pilota’ dell’operazione

Il Bianconi, messo quindi in contatto con i Taffo, ha in vario modo “pilotato” avvalendosi del suo collaboratore Filippo Zanutti – responsabile unico del procedimento e presidente della commissione di gara – l’aggiudicazione dell’appalto facendo conoscere anticipatamente ai Taffo il contenuto del bando di gara che veniva loro materialmente consegnato, per il tramite del Fabrizio Coppola, venti giorni prima della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Veniva, infine, confezionata da parte della ditta Taffo srl un’offerta tecnica ed economica ineccepibile da un punto di vista formale che sbaragliava il precedente aggiudicatario dell’appalto e gli altri controinteressati, con la promessa da parte dei Taffo della consegna a Egisto Bianconi di una somma di denaro nonché di procedere ad assunzioni presso la propria ditta di persone appartenenti ai nuclei familiari del Primavera e del Coppola.

Assunzioni in cambio dei favori e fatturati da milioni di euro l’anno

Emblematiche le conversazioni intercettate nelle quali gli indagati – avuta notizia dell’aggiudicazione formale dell’appalto da parte dei Taffo – avevano esclamato con spirito “predatorio” che di lì a poco sarebbe arrivato per loro un lauto guadagno “…ha vinto……tirasse fuori i soldi….non siamo ragazzini nessuno: queste cose uno ce magna….”. In particolare, emerge il comportamento spregiudicato delle colleghe di lavoro Daniela Chimenti e Barbara Severini allorquando nel calcolare il “giro d’affari” della camera mortuaria del Sant’Andrea riferivano che “….effettua la media di cinquecento decessi all’anno….a tre mila euro la media a funerale…. è un milione e mezzo di euro l’anno…” facendo, altresì, riferimento alle loro aspettative di guadagno “…..e noi vogliamo mangiare anche un bel piattino de fettuccine … poi c’è il salmone e altre cosette….me raccomanno …. che questo io entro a lavora con loro faccio la becchina, glie faccio…”.

La famiglia dei Primavera aveva il pieno controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti a S. Basilio

Infine le indagini che hanno portato ai nove arresti di persone legate alla famiglia Primavera hanno ricostruito come il gruppo abbia raggiunto in poco tempo la totale egemonìa di una lucrosa piazza di spaccio a San Basilio, spartendosi, in modo armonico sia per orari che per tipologia di stupefacente e di clientela, gli angoli di strada, i parcheggi e gli androni dei palazzi anagraficamente corrispondenti a via Mechelli, via Gigliotti e via Carlo Tranfo. L’articolata organizzazione criminale operante a San Basilio era appunto attiva nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti usura ed altri reati e faceva capo in particolare, a Guerino Primavera ed ai figli Fabrizio e Daniele. La particolare conformazione della zona, un’area di edilizia popolare racchiusa tra alcuni spazi condominiali ed accessibili unicamente da via Mechelli e via Montegiorgio – all’interno della quale i pusher avevano il compito di prendere le “ordinazioni” e di cedere la droga, dopo passaggi intermedi, ai relativi acquirenti – ha permesso ai Primavera ed agli altri indagati un completo “controllo territoriale” con predisposizione di “sentinelle” piazzate nei punti strategici, finanche sui tetti degli edifici, per rilevare l’eventuale accesso delle Forze dell’Ordine nel quartiere. Ciò ha permesso l’accaparramento di un’ingente fetta di mercato illegale dello spaccio nei quartieri Tiburtina, San Basilio, Nomentana, Talenti, Tufello e Fidene e del limitrofo comune di Fonte Nuova con una ben congegnata suddivisione delle specificità criminali a seconda dello stupefacente richiesto: a Fabrizio Primavera si rivolgevano gli acquirenti di cocaina mentre al fratello Daniele gli acquirenti di marijuanae hashish. Tale spartizione territoriale è avvenuta in una sorta di “leale” e non belligerante concorrenza tra tutti i gruppi criminali coinvolti nel quartiere San Basilio producendo una rilevante disponibilità economica alla famiglia Primavera, derivante dai traffici illeciti, che è stata incrementata con il sistema dei prestiti usurari e dal forte vincolo di intimidazione in grado di suscitare sul territorio. Le investigazioni hanno, infatti, documentato che le metodologie poste in essere dai due fratelli Daniele e Fabrizio Primavera nella gestione della piazza di spaccio e nel controllo del nutrito gruppo di pusher gravitanti attorno alla “piazza” erano connotate dall’utilizzo sistematico di minacce e atti di violenza e, se necessario, con l’aggressione fisica di coloro i quali non si erano sottoposti “alle regole”. Nel corso delle indagini emerge anche la figura di Guerino Primavera che operava nel quartiere Tufello e Talenti mantenendo, per scelta, un profilo di più basso livello rispetti ai figli Daniele e Fabrizio allo scopo strategicamente preordinato di risultare “invisibile” alle Autorità commettendo, tuttavia, plurime condotte di usura e corruzione di pubblici ufficiali.

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