Unità sindacale. In una saletta della Uil le tre Confederazioni si incontrano e ci riprovano

Unità sindacale. In una saletta della Uil le tre Confederazioni si incontrano e ci riprovano

C’è una saletta nella sede della Uil, a Roma,  da tempo a disposizione anche di Cgil e Cisl. C’è chi ha dato anche un nome a questa saletta che Carmelo Barbagallo, da quando è diventato il segretario generale di questa organizzazione, ha più volte auspicato di vedere “animata” dalla presenza di Susanna Camusso e Annammaria Furlan con le rispettive segreterie. Un nome, “patto federativo,” che richiama il passato quando sembrava che l’unità fosse a portata di mano con la nascita della Federazione Cgil, Cisl, Uil. Anticipavano l’unità i sindacati dei metalmeccanici, nasceva la Flm. Oggi, scherzi della storia, i tre sindacati dei metalmeccanici, anche se insieme abitano in un palazzetto, sono divisi da una muraglia che sembra insormontabile. Si chiama Marchionne, si legge Fiat e poi Fca, con la Fiom discriminata, accordi separati ma nelle elezioni per i delegati il sindacato di cui è segretario generale Maurizio Landini, la Fiom, vince in tutte le aziende del gruppo.

Lunedì 13 l’incontro delle segreterie guidate da Camusso, Furlan, Barbagallo

La stanzetta della Uil il 13 luglio si animerà, Barbagallo vedrà realizzato un suo “sogno”, quello di far diventare la sua Confederazione una sorta di motore di avviamento di una macchina che da circa tre anni non aveva mai mosso un passo. Tanto è il tempo trascorso da una riunione unitaria delle tre segreterie confederali. Tutti insieme per guardarsi negli occhi, fare un bilancio, valutare se, come e quando, sia possibile aprire di nuovo un percorso che sia qualcosa di più dell’unità d’azione.  Non un ritorno al passato, alle riunioni delle tre segreterie, dei tre direttivi, tappe importanti, ma di un tempo che fu e poi al momento di decidere il grande passo, l’unità senza aggettivi, il sogno di Luciano Lama che per questo  passaggio si era battuto, aveva speso la forza della sua organizzazione, qualcuno si tirò indietro e non se ne fece più niente. Ora ci riprovano, c’è chi già prevede la messa a punto di una piattaforma da sottoporre alla riunione degli organismi dirigenti, una strada in discesa. Ma non sarà così. In questi anni si è verificato un fenomeno singolare: i lavoratori non sono stati fermi, lotte, manifestazioni si sono susseguite in tutto il paese, nei più diversi settori.  Esemplare, da questo punto di vista la mobilitazione dei lavoratori della scuola, dei docenti, degli Ata, degli studenti. Così come le tante manifestazioni a sostegno di questa o quella fabbrica che chiude,  se ne va all’estero.

 Mobilitazioni e lotte dei lavoratori sono stati deludenti?

Ma, questo è il problema di fondo per i sindacati, i risultati non sono stati pari alla mobilitazione. La Cgil, da sola, una volta anche insieme alla  Uil ha preso il toro per le corna, il complesso cioè della politica economica e sociale del governo, le scelte liberiste, ed è dir poco, l’attacco ai diritti dei lavoratori. Ha “fatto politica”, quasi fosse una cosa disdicevole, parola che ha trovato abbondante uso anche nella Cisl e nella Uil, motivo di divisione. La storia si ripete, perché anche il fallimento della Federazione unitaria,  nasce da questa motivazione. Il problema, allora come oggi, non è se il sindacato è a favore o contro il governo, ma se è capace di proporre e di battersi per scelte politiche che, certo chiamano in causa l’esecutivo, qualsiasi sia il suo colore, sempre più sbiadito dobbiamo dire. In presenza di una crisi pesante che dura da ormai più di sette anni, con i lavoratori, i pensionati che hanno pagato un prezzo molto pesante, i giovani ormai quasi la metà senza lavoro, il “mestiere” del sindacato diventa sempre più difficile. La contrattazione, in una situazione del genere, paga pegno.

Governo e Confindustria puntano ad eliminare la contrattazione nazionale

Non è un caso che ci sia la tentazione di scegliere la strada più facile, quella della contrattazione aziendale, abbandonando i contratti nazionali. Nella Cisl questa tendenza è sempre più marcata. Il governo punta molto a dare un colpo mortale al “potere” dei lavoratori nella società per confinarli nei luoghi di lavoro, punta a trasformare il sindacalismo confederale in sindacalismo corporativo. Il rifiuto di Renzi Matteo al confronto con Cgil, Cisl, Uil sui grandi problemi economici e sociali, sulle riforme che riforme non sono, vedi la scuola, non è un fatto dovuto all’uomo solo al comando che tanto piace al premier. È un disegno preciso per svuotare il sindacato. Invece della centralità del lavoro, così come detta la Costituzione, nella “ideologia”, si fa per dire, renziana, e dei suoi profeti, quelli che contano, c’è la centralità dell’impresa. Non è un caso che proprio sulla contrattazione il presidente di Confindustria si propone di “mettere i  sindacati con le spalle al muro”. Mentre, a parole, avverte il pericolo  che Renzi metta fuori gioco i corpi intermedi, nei fatti favorisce questo obiettivo.

Non c’è unità possibile senza  la partecipazione attiva dei lavoratori

Il bisogno di unità in questa situazione è come l’acqua per i pesci. I punti di attacco partono dalla contrattazione nazionale che Confindustria e governo vogliono indebolire. Il problema invece è come difenderla e rilanciarla nella sua funzione di tutela generale delle condizioni e dei diritti sul lavoro. Insieme, proprio la contrattazione collettiva  deve diventare il luogo della partecipazione attiva dei lavoratori e, in particolare, di quella parte del mondo del lavoro che si trova in condizione di precarietà. Partecipazione che non può che partire dal luogo di lavoro e dal territorio. Cgil, Cisl, Uil hanno un mare di lavoro, a fronte del Jobs act servono cambiamenti, serve lanciare la campagna per un nuovo statuto, la scuola non può finire con quella legge approvata da neppure metà dei parlamentari, discorso  che vale anche per la “riforma” della Pubblica amministrazione, con i dipendenti che da sette anni non hanno rinnovato i contratti, pensioni, su cui si apre il confronto ma se il buon giorno si vede dal mattino il sole è al di là dal sorgere. Per non parlare della prossima legge di stabilità andando con lo sguardo oltre i nostri confini, i migranti, che chiamano in causa l’Europa, l’Unione europea sulla quale i sindacati si preparano a una forte mobilitazione perché così non va, leggi vicenda della Grecia.

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