Tsipras al Parlamento di Strasburgo: una bella lezione politica agli europei. I governi agiscano presto per evitare la catastrofe

Tsipras al Parlamento di Strasburgo: una bella lezione politica agli europei. I governi agiscano presto per evitare la catastrofe

La presenza di Alexis Tsipras al Parlamento Europeo, nella mattinata di mercoledì 8 luglio, il suo discorso ai parlamentari europei, le reazioni che esso ha suscitato, sono entrati nella storia dell’Europa moderna, qualunque siano le conclusioni del negoziato previste per domenica 12 luglio. Tsipras ha avuto il coraggio di affrontare le questioni vere, autentiche dell’Europa contemporanea, senza finzioni, né atteggiamenti da primadonna, e senza piegarsi a concessioni, ad accomodamenti, a protocolli istituzionali. Ha semplicemente detto ai parlamentari, e alla Europa intera, la verità. Ed è di questo che i popoli europei dovrebbero essergli grati, ma è anche per questo che Tsipras è stato violentemente attaccato durante il dibattito da coloro che la verità non la dicono mai e non vogliono sentirsela ripetere.

Intanto, Tsipras ha detto una prima verità: le proposte del governo greco all’Eurogruppo partono dalla inevitabile ristrutturazione del debito, insieme con un pacchetto di cambiamenti e di riforme che dovranno pesantemente incidere sugli interessi dei pochi ricchi del paese, i quali hanno rifiutato di condividere con il resto della popolazione il fardello della crisi, creando forti disparità e disuguaglianze sociali, e un’agenda della crescita e dello sviluppo che abbia come finalità quella di rivitalizzare l’economia. Non è questione di conti e di numeri, è una questione politica. Tsipras ha ricordato ai parlamentari europei, e a tutta l’Europa, che la crisi ha approfondito le ingiustizie sociali e altre politiche di austerità non farebbero che alimentare ancora di più questo fossato tra chi ha tantissimo e chi nulla. Con questo assunto politico di partenza, Tsipras ha detto: “Sono fiducioso che nei prossimi due o tre giorni saremo in grado di soddisfare gli obblighi nel miglior interesse della Grecia e dell’eurozona”. E tra applausi e qualche nota stonata di parlamentari asserviti ai poteri forti, Tsipras ha proseguito: “le nostre proposte per finanziare i nostri obblighi e per ristrutturare il debito non peseranno sui contribuenti europei”. Uno schiaffo sulla faccia di Angela Merkel, di Juncker e di tutti coloro che hanno blaterato cretinate contro il peso del debito pagato dai contribuenti europei. Alcuni campioni di questo genere di cretinate vivono anche in Italia e spesso parlano in televisione, purtroppo quasi mai contraddetti.

La seconda verità terribile di Tsipras: nel corso del suo discorso, ha voluto fornire un giudizio politico sui programmi di aiuto alla Grecia dal 2010, e in modo lapidario ha detto: “la Grecia è stata usata come un laboratorio strategico dell’austerità”, ma questo laboratorio ha portato povertà, disoccupazione, emarginazione sociale e debito pubblico. Cos’altro avrebbe dovuto aggiungere sulle responsabilità storiche della troika? Cos’altro avrebbe potuto dire se non la schietta verità su un processo storico fallimentare, dettato dalle burocrazie della troika? Ciò che Tsipras ha proposto agli occhi dell’Europa e del mondo è una rilettura degli anni della crisi economica e di come essa sia stata affrontata in modo fallimentare dalle cancellerie e dalle burocrazie dell’euro. Ed è una rilettura politica, non economicistica. Tsipras avrebbe potuto cedere al canto delle sirene dei soldi offerti dalla troika in cambio di quelle politiche di austerità, ne hanno bisogno lui, il suo governo e il popolo greco. Non ha ceduto, e ha fatto trionfare la dignità della politica nel luogo della massima democrazia in Europa, il suo Parlamento. Qualcuno ha colto queste verità e ha dato atto a Tsipras del suo coraggio? Nemmeno per sogno.

Paradossalmente, l’attacco più feroce lo ha sferrato il capogruppo dei Popolari, di quei Popolari che vantano una storia europeista eccellente, proprio per aver contribuito in modo decisivo, a costruire l’Europa unita. Tsipras si è sentito offendere e vilipendere, ha dovuto ascoltare l’accusa di tale Manfred Weber di voler “distruggere la fiducia in Europa”, e ha dovuto ingoiare una dura reprimenda per aver indetto il referendum. I grandi statisti della tradizione popolare europea si rivoltavano nelle tombe mentre quel capogruppo recitava questo copione insulso e demagogico. “Gli estremisti d’Europa l’applaudono, signor Tsipras”, ha detto questo signore, che forse non ha mai letto nulla della storia europeista dei Popolari, “lei è circondato dagli amici sbagliati”. E infine la stoccata da maestrino di prima elementare: “piuttosto che indire referendum, gli altri stati membri hanno operato riforme e consolidamenti fiscali. Il suo governo è stato catastrofico”. Eppure, prima prendesse la parola Tsipras, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, della stessa Weber, aveva voluto rasserenare l’Aula sostenendo appunto che il fallimento definitivo dei negoziati “condurrebbe alla bancarotta della Grecia e causerebbe enormi problemi geopolitici”. Ed ha aggiunto, quasi conoscesse già il discorso demenziale di Weber, “se si vuole aiutare l’amico nel bisogno non umiliatelo. Abbiamo la necessità dell’unità, non perché l’unità è una bella idea ma perché l’unità è indispensabile all’assunzione di decisioni”.

Da parte loro, con l’intervento del capogruppo Gianni Pittella, socialisti europei, piuttosto che sollevare il tono politico del dibattito parlamentare, hanno preferito parole d’ordine, scontate, sui rischi di fallimento dell’Europa, e hanno puntato tutto sulla richiesta di inserire nel gruppo di contatto con la Grecia anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. È sembrata una clamorosa abdicazione da qualunque analisi politica del continente. È sembrato che gli interventi dei socialisti fossero stati scritti prima del discorso impegnativo e di sfida politica tenuto da Tsipras. I socialisti europei, mercoledì 8 luglio, hanno di fatto confermato la loro subalternità politica e culturale alle posizioni dei popolari tedeschi. Non è una buona notizia per l’Europa e per il mondo. Va anche ricordato che il presidente del gruppo, Pittella, è espressione del Pd, il gruppo nazionale più numeroso nell’ambito della rappresentanza parlamentare socialista. Spiace doverlo constatare, ma la stessa afasia politica sulla Grecia del premier Renzi si è riverberata nel discorso di Gianni Pittella. Oggi, il Partito democratico di Renzi è uno degli affossatori di Tsipras e del suo governo. Paura del contagio? Se continua così, il Pd lascerà che a manifestare contro le politiche barbariche dell’austerità siano movimenti estremisti alla Salvini. Un gran bel risultato.

Intanto da Atene giunge notizia della presentazione di una lettera spedita alla troika dal nuovo ministro delle Finanze greco, Euklid Tsakalotos, nella quale si fa esplicito riferimento ad un piano triennale di aiuti gestito dal Fondo europeo salva stati, l’ESM. Nella lettera, il ministro sostiene che Atene procederà alla immediata realizzazione delle riforme fiscali e contributive, a partire da questa settimana, se l’Europa accettasse di concedere quei finanziamenti necessari per evitare la bancarotta. “Confidiamo che gli stati membri apprezzino l’urgenza della nostra richiesta di prestiti data l’attuale fragilità del nostro sistema bancario, della carenza di liquidità disponibile, delle prossime scadenze, e del desiderio esplicito di rivedere interessi e sanzioni con il FMI e con la Banca di Grecia”. E tuttavia, scrive ancora il ministro Tsakalotos, educato in Inghilterra ed economista di valore internazionale, va riconsiderata la questione della riduzione del debito, “quale segmento di una discussione più ampia da fare e come opportunità di esplorare misure potenziali da prendere in modo da rendere il debito sostenibile nel lungo periodo”.

Dopo il referendum del 5 luglio, che ha visto prevalere il no alle proposte della troika in modo schiacciante, il governo greco ha dato ampie prove di saggezza politica, sia con l’intervento di Tsipras al Parlamento di Strasburgo, che con la lettera di Tsakalotos. I governi europei sapranno fare altrettanto, abbandonando miserabili subalternità, demagogiche preoccupazioni, e le paure delle spinte estremiste nei loro stati? Non possiamo che fare appello alle intelligenze dei tanti uomini di cultura che ogni giorno, sui giornali di tutto il mondo, consigliano prudenza e saggezza.

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