Tour de France, è tempo di riflessioni

Tour de France, è tempo di riflessioni

Chris Froome (Sky) ha vinto l’edizione numero 102 del Tour de France, la corsa a tappe regina del panorama internazionale. Al suo fianco, sul podio di Parigi, si sono piazzati il colombiano Nairo Quintana (Movistar) e il compagno di squadra Alejandro Valverde (Movistar). Ai piedi del podio è finito il nostro Vincenzo Nibali (Astana), vincitore della 19° tappa con arrivo a La Toussuire, davanti ad Alberto Contador (Tinkoff-Saxo), cui non è riuscita l’impresa di cogliere la doppietta Giro-Tour. Per il britannico nato a Nairobi si tratta del secondo successo personale nella Grande Boucle, dopo quello ottenuto nel 2013 sempre davanti a Quintana. In entrambe le occasioni, il colombiano ha conquistato la maglia bianca di miglior giovane, ma quest’anno se ne tornerà in Sud America con maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Ecco, dunque, un resoconto generale di cosa riporteranno a casa i primi cinque della generale dall’esperienza di questo Tour de France e gli insegnamenti che possiamo trarne noi da appassionati.

Chris Froome – Il britannico ha vinto il Tour de France 2015 meritatamente, più con la testa che con le gambe. Ha letteralmente traumatizzato gli avversari sui Pirenei, grazie anche a una squadra, la Sky, superiore a quelle rivali e alla sua tipica “pedalata a mulinello”. Il britannico ha rivoluzionato il modo di approcciare le salite, riuscendo a mulinare le gambe a oltre 100 pedalate al minuto. La sua agilità rischia di fare storia, mettendo da parte il vecchio credo del ciclismo, secondo cui in salita vince lo scalatore che riesce a spingere il rapporto più duro. La sua pedalata, però, è calata vistosamente d’intensità nell’ultima settimana, anche se Froome non ha mai perso la calma, riuscendo a gestire sulle Alpi l’ampio vantaggio accumulato ai danni di Quintana. Il tutto, senza mai staccare gli occhi dal computer sul manubrio della bicicletta, perché le sue vittorie sono frutto di lavoro, tanto, su strada e tecnologia. Cosa ha guadagnato oltre al primo posto nella generale? Le insensate e nemmeno troppo velate accuse degli opinionisti francesi. Dopo la sua prestazione a La Pierre Saint Martin, quando staccò uno a uno tutti gli avversari, un’inutile quanto dannosa cultura del sospetto ha tenuto banco per le restanti tappe. Laurent Jalabert, ex ciclista ora commentatore, su France Televisions ha confessato di sentirsi in imbarazzo a commentare le sue performance in salita, mentre Cédric Vasseur ha dichiarato l’illogicità della prestazione del keniano bianco. Qual è la base di queste allusioni? Nessuna. Gli effetti della cultura del sospetto? Un bicchiere di urina scagliato da un tifoso contro Froome, insulti e gestacci vari. Dunque, Chris Froome torna a casa con il secondo sigillo alla corsa francese e la convinzione che fin quando un francese non tornerà a vincere il Tour de France (non ci riescono dall’85 con Hinault), la frustrazione regnerà sovrana tra i galletti.

Nairo Quintana – Il colombiano ha dimostrato di essere uno scalatore sopraffino, forse il più forte attualmente. Dall’alto dei suoi soli 25 anni, Quintana può ancora dirsi soddisfatto per il secondo posto nella generale, ma l’impressione che il bianco della sua maglia sia un “giallo sbiadito” rimane forte. Senza nulla togliere alla grande vittoria di Froome, il capitano della Movistar avrebbe potuto e dovuto attaccare maggiormente il britannico: disponeva di un’ottima squadra e di una condizione eccellente. Invece, convinto di non poter fare la differenza nei confronti del rivale, Quintana ha tentato il tutto per tutto solo negli ultimi 5km della 19° frazione, provando poi a recuperare tutto lo svantaggio (2’39”) nella tappa successiva, l’ultima a disposizione. Probabilmente, la Movistar, già prima delle Alpi, si era accomodata sulla situazione di classifica – due corridori sul podio e primato nella classifica a squadra – preferendo mantenere lo status quo invece di tentare l’impossibile per vincere con Quintana.

Sicuramente, queste tre settimane hanno insegnato ai big delle due ruote che il Tour si vince tassello dopo tassello, senza tralasciare nessun dettaglio. Tutti aspettavano l’ultima settimana e le Alpi per vincere il Tuor; Froome, invece, ha capitalizzato nelle prime dieci tappe. “Il Tour l’ho perso nella prima settimana – ha dichiarato la maglia bianca – quando con le cadute e i ventagli in Olanda ho perso circa 1’30” da Froome”.

Alejandro Valverde – “Ho sognato questo podio per tutta la mia vita”. Ha tagliato il traguardo in lacrime lo spagnolo compagno di squadra di Quintana nella penultima tappa del Tour, prima della passerella di Parigi. A 35 anni ha coronato il suo sogno, nonostante quest’anno non sia partito con i gradi di capitano. Lo spagnolo teneva molto a questo risultato e lo si è visto anche dal suo comportamento sulla strada. Da luogotenente di Quintana, da Valverde ci si sarebbe aspettato un atteggiamento più combattivo, per mettere alle corde Froome e la Sky, ma fino all’ultima tappa El Embatido ha corso per sé.

Vincenzo Nibali – Il numero 1 sulla schiena, nonostante sia il più piccolo assegnato al Tour de France, ha pesato come un macigno sulla schiena del messinese. “Da nessuna corsa credo di aver imparato tanto come da questo Tour de France”. Nelle tre settimane passate, Nibali ha vissuto praticamente di tutto: un inizio brillante nella cronometro, poi la caduta, la debacle a La Pierre de Saint Martin, le critiche di Vinokourov, general manager dell’Astana, la splendida vittoria a La Toussuire, e infine la foratura ai piedi dell’Alpe d’Huez, l’ultima salita del Tour, quando Nibali si apprestava a sferrare l’attacco al terzo posto di Valverde. Il nostro uomo simbolo del ciclismo ha già promesso battaglia per il prossimo anno, e sicuramente rispetterà le attese. Non in tutte le stagioni si può rendere al massimo, ma l’importante è che Nibali abbia già dimostrato di aver imparato la lezione. Campione umile.

Alberto Contador – Dopo aver vinto il Giro d’Italia 2015, il pistolero spagnolo ha cercato la doppietta, presentandosi al via del Tour de France per vincere. Alla fine, Contador ha dovuto fare i conti con un ritardo di 9’48” da Chris Froome. Nel ciclismo moderno, la doppietta Giro-Tour mantiene inalterato il suo fascino, ma sembra sempre di più divenire un miraggio, anche per i più grandi del panorama internazionale. Lo spagnolo, però, nonostante una condizione non brillantissima, ha sempre cercato di animare la tappa, provando a staccare gli avversari ogni volta che la strada saliva. Servirebbero altri 100 Contador, capaci di esaltare e far divertire come pochi altri corridori.

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