Ricostruzione in Abruzzo, l’onda lunga delle tangenti non si arresta. Arrestati dai Carabinieri del Noe un ex assessore e 4 imprenditori

Ricostruzione in Abruzzo, l’onda lunga delle tangenti non si arresta. Arrestati dai Carabinieri del Noe un ex assessore e 4 imprenditori

 

L’onda lunga delle mazzette per il terremoto in Abruzzo, fa scattare ancora le manette ai polsi di politici ed imprenditori. Cinque persone sono state infatti arrestate, quattro imprenditori e un politico, che risultano coinvolti in una serie di vicende di corruzione legate alla ricostruzione dell’Aquila. Questo filone d’inchiesta ha riguardato i lavori di puntellamento di alcuni edifici nel capoluogo abruzzese affidati dopo l’ottenimento di presunte tangenti. Sembrerebbe che nella vicenda vi sarebbero stati ricatti ed estorsioni e da qui sono partiti gli inquirenti nel loro lavoro di indagine.
 Agli arresti domiciliari è finito Pierluigi Tancredi, ex assessore comunale già coinvolto nell’inchiesta “Do ut des”, riguardante presunte irregolarità negli appalti per la ricostruzione post-sisma che è nella fase dell’udienza preliminare. Tancredi era stato scelto dal sindaco Cialente, come responsabile proprio della messa in sicurezza degli edifici del centro storico aquilano. Il lavoro dei Carabinieri del Noe parte proprio da lui che, dopo aver incassato, nei mesi successivi al sisma migliaia di euro di tangenti, nel corso dell’indagine, minacciava alcuni imprenditori: “Ho tenuto il punto per tutti…”, questo a significare che senza altri oboli, avrebbe rotto il suo silenzio con gli inquirenti, dunque una conferma delle illegalità passate ed un rilancio sul presente. Il pagamento delle tangenti, secondo le ricostruzioni fatte dagli investigatori, avveniva con il passaggio, attraverso consulenze assegnate ad una agenzia matrimoniale, che era nella disponibilità della moglie dell’assessore. Gli investigatori hanno trovato fatture per consulenze per dodicimila euro, mentre sempre lo stesso Tancredi avrebbe ottenuto contratti per ‘servizi’ per oltre 140mila euro. Questo vorticoso giro di denaro serviva a dare immediata esecuzione ai lavori e tra questi anche quello di messa in sicurezza della Prefettura de L’Aquila (nella foto) divenuta celebre in tutto il mondo e luogo simbolo, insieme alla sede universitaria, del devastante sisma. Nelle carte della Polizia Giudiziaria del Noe dei carabinieri, sarebbe anche accertato il fatto che, oltre al giro di tangenti, si truffava anche lo Stato per lavori inesistenti e materiali mai utilizzati, ma tutto fatturato.

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