Taglio tasse. Il governo ha aperto la stagione delle chiacchiere balneari

Taglio tasse. Il governo ha aperto la stagione delle chiacchiere balneari

Se si volesse far ripartire l’edilizia subito, come affermano anche oggi eminenti esponenti del governo, anziché aprire la stagione delle chiacchiere balneari narrando possibili scenari futuri di riduzione delle tasse, si darebbe il via libera a spendere quei 20 miliardi fermi nelle casse dello stato per aprire i cantieri, ora e subito. E magari si rafforzerebbe il sistema dei controlli anti evasione fiscale e contributiva, tema questo che continua ad essere una delle grandi questioni irrisolte del nostro paese e rischia di essere messo nel dimenticatoio da questo ennesimo, tutt’altro che originale, canto delle sirene.

Servono fatti e non chiacchiere ed i fatti sono quelli che chiediamo da anni. Si tratta di  aprire cantieri per realizzare opere utili e necessarie. Duecento euro di taglio sicuramente possono portare giovamento ai redditi delle famiglie italiane, ma a quelle famiglie serve ancor di più un reddito da lavoro anziché  un assegno di disoccupazione o un salario da lavoratore precario o in nero o non avere reddito perché senza alcun lavoro. Occorre che gli italiani ed i lavoratori sappiano come stanno le cose: con 20 miliardi di euro in cantieri aperti, facendo una stima prudenziale, solo di lavoro diretto verrebbero generate 20 milioni di giornate di lavoro, che corrispondono ad oltre 25mila posti di lavoro per tre anni o 38 mila per due. Cifre che con l’indotto raddoppiano, sempre per essere prudenti. Per la Fillea è solo con gli investimenti per creare lavoro che si risolleva l’economia, non con le promesse di tagli di tasse indiscriminati, anche per le ville dei ricchi, che poi per essere mantenute si trasformano in una scure su welfare, servizi e sanità  pubblica.

Se l’economia è ferma non è per colpa delle tasse il cui peso sui redditi dei lavoratori cresce con il crescere dell’evasione e dell’iniquità  della distribuzione del carico fiscale, ma per l’inadeguatezza del governo nell’assumersi la responsabilità di dare vita ad una seria politica industriale, a liberare risorse per gli investimenti e a colpire sul serio l’evasione e l’elusione, che in edilizia significano lavoro nero e irregolare.

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