Scuola, lavoro e democrazia per un futuro a sinistra. Cronaca dell’assemblea con Fassina

Scuola, lavoro e democrazia per un futuro a sinistra. Cronaca dell’assemblea con Fassina

Oggi tutti al “Palladium”, teatro situato nel quartiere morettiano della Garbatella, per capire se possa davvero decollare una compiuta sinistra di governo. L’organizzatore dell’evento è Stefano Fassina, uscito di recente dal PD in seguito a un’iniziativa svoltasi presso il circolo periferico di Capannelle, scelto appositamente perché è da lì che l’ex vice-ministro dell’Economia intende ripartire. Le periferie, gli ultimi, gli scartati, i disperati, i poveri: tutti valori che la sinistra tradizionale sembra avere accantonato, rinunciando – per dirla con Reichlin – all’idea della politica come “storia in atto” e rassegnandosi a una malinconica subalternità al pensiero unico liberista, tuttora dominante.
La Grecia, il lavoro, la scuola, le politiche sociali, il welfare, i diritti, il tentativo, purtroppo fallito, di costruire una sovranità europea in sostituzione di quella perduta a livello nazionale: sono questi i temi al centro del discorso introduttivo di Fassina, il quale ha tenuto a ribadire di essere un europeista convinto, pur mettendo seriamente in discussione l’euro e i suoi presupposti ideologici, ormai evidentemente insostenibili, in quanto privi di una legittimazione democratica (discorso ripreso e argomentato successivamente dagli economisti Massimo D’Antoni e Mariana Mazzucato).
Parole fortissime anche a sostegno di Syriza e del governo Tsipras, contro il ricatto del nuovo Memorandum, contro il tentativo della tecnoburocrazia di eliminare l’unico governo che ha cercato di ribellarsi a una gabbia ormai insostenibile, contro l’austerità e il rigore cieco che hanno minato alla base la democrazia europea e i suoi valori, a cominciare dal principio imprescindibile della solidarietà: “un’utopia necessaria”, come l’ha definita in un suo recente saggio il professor Rodotà.
Non solo: attacchi netti anche al PD, ormai trasformatosi in Partito Unico della Nazione, in piena sintonia con i dogmi del liberismo che marginalizza le classi medie, perfettamente allineato alla Merkel, incapace di aprire un conflitto in Europa e di porre al centro del dibattito pubblico la necessità di un modello di crescita e sviluppo radicalmente alternativo a quello seguito finora, in linea con le analisi e i suggerimenti forniti da papa Francesco nell’enciclica “Laudato si'”.
Ritrovare, dunque, “il vento della storia”, attraverso un programma basato su eurobond e investimenti pubblici nell’economia, ma, soprattutto, superare il Fiscal Compact e riformare l’articolo 81 della Costituzione, di cui il PD fu complice nel 2012. Senza dimenticare il contrasto al TTIP: un accordo di partenariato transatlantico sbagliato che minerebbe definitivamente le basi democratiche e solidali dell’Europa, abbandonandola nelle braccia di un mercantilismo disumano e violento, incompatibile con le aspettative e le speranze dei popoli, con la difesa del lavoro e dei diritti, con il bisogno di intraprendere un percorso di cittadinanza che rimetta al centro l’essere umano dopo il trentennio del dominio tecnocratico e dell’ideologia robotica che porta, inevitabilmente, alla svalutazione del lavoro e della dignità della persona.
E “tocca a noi” – sostiene Fassina – anche per quanto riguarda i diritti civili e il valore della sussidiarietà, restituendo centralità alla discussione e al confronto, al dialogo con i sindacati, le associazioni di categoria e la miriade di persone che oggi si sentono escluse e, per questo, non si recano più a votare: a loro è rivolto l’appello a ricominciare insieme e a promuovere una nuova stagione di partecipazione, comunità e protagonismo civile, contro la degenerazione morale delle classi dirigenti succedutesi finora.
Il riferimento conclusivo di Fassina riguarda il raggiungimento dell'”isola che non c’è”: concetto ripreso da una celebre canzone di Edoardo Bennato e mutuato per dire no al cinismo, al conformismo, alla paura, al disincanto e alla rassegnazione di chi si è già arreso all’idea che nulla possa cambiare e tutto debba restare sempre così com’è. Insieme possiamo farcela, questo è il messaggio più importante tra i tanti lanciati da Fassina.
Perfettamente in scia gli interventi successivi. Comincia Micol Tuzzi, pedagogista di Bologna, che racconta alla platea i misfatti contenuti nella Buona scuola, e le dà manforte l’onorevole Monica Gregori, a sua volta fuoriuscita di recente dal PD, la quale ritorna sul Jobs Act e sulla svolta liberista del suo ex partito, raccontando le sue lotte da precaria e da cassintegrata e ponendo al centro del discorso il valore e l’importanza del lavoro nella vita quotidiana delle persone.
Civati, invece, riprende il discorso di Fassina e sostiene che l’isola c’è, solo che dobbiamo costruirla e popolarla insieme, a cominciare da quest’estate, dall’incontro organizzato da Possibile a Firenze (il Politicamp dal 17 al 19 luglio), dalla disponibilità di SEL a sciogliersi e confluire nella nuova casa comune e dal tentativo concreto, attraverso una serie di referendum promossi dalla sua associazione, di riaccendere la passione e la partecipazione popolare.
Non meno duro Sergio Cofferati: dal trattamento riservato ai sindacati allo scandalo delle primarie liguri che hanno sancito il suo abbandono del PD, l’ex segretario della CGIL boccia senza appello non solo l’azione politica del governo Renzi ma il renzismo inteso come cultura politica, modo di essere e di concepire le relazioni umane.
E lo stesso fa il professor Michele Prospero, autore di un saggio dal titolo indicativo: “Il nuovismo realizzato”. Prospero, è bene ricordarlo, è colui che su “l’Unità”, nell’autunno del 2012, definì “fascistoide” il progetto renziano della rottamazione, ed è lo stesso che oggi ha rivolto un appello alla minoranza dem, sempre più in sofferenza all’interno del partito, chiedendole espressamente cosa aspettino a uscire.
Se Daniela Lastri ha raccontato il suo addio al PD a partire dalle recenti regionali toscane, Andrea Ranieri ha compiuto un intervento di grande spessore, formulando un’apertura mai sentita prima nei confronti del Movimento 5 Stelle, cui ha chiesto di trasformarsi esplicitamente in una forza di cambiamento e di convergere sulle numerose battaglie comuni, in difesa di un’altra idea di società e di progresso.
Straziante l’intervento di Argyrios Argiris Panagopoulos, alla vigilia del referendum sulle nuove misure di austerità che domani deciderà il futuro della Grecia: un invito nobile al suo popolo ad opporsi ai ricatti della ex Troika, votando NO e sostenendo con convinzione il governo Tsipras, e un invito ancora più forte alla sinistra italiana a prendere esempio da quella greca, unendosi, appianando i contrasti del passato e puntando decisamente al governo.
Un incontro utile, una platea appassionata e vivace, una sfida collettiva, forse il ritorno di una speranza e della volontà di costruire un soggetto politico maturo, in attesa di prendere l’aereo per volare ad Atene, dove davvero si compie una parte considerevole del nostro futuro.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.