Roma Capitale. Dopo le dimissioni ‘eccellenti’, vertice in Campidoglio tra Marino e il commissario Orfini

Roma Capitale. Dopo le dimissioni ‘eccellenti’, vertice in Campidoglio tra Marino e il commissario Orfini
L’amministrazione di Roma Capitale perde un altro pezzo. Dopo le dimissioni del segretario generale del Comune, Liborio Iudicello, nella serata di venerdì è toccato al responsabile del Programma, Mattia Stella, che ha rimesso anche lui il mandato. Una lettera spiega il perché di questa sua decisione. Il giovane collaboratore di Marino era stato tirato in ballo ma non coinvolto, almeno giudiziariamente, nella vicenda di ‘Mafia Capitale’. Stella ha dato alla stampa una lettera per spiegare i motivi che lo hanno portato alle dimissioni, ribadendo di essere comunque estraneo al malaffare. “Ho vissuto questi mesi con la tranquillità di chi non ha fatto nulla di male, di chi non c’entra nulla in tutta questa vicenda, di chi non è in alcun modo indagato: è stata una prova dura che ho voluto superare. Come accaduto ad altri protagonisti inconsapevoli di questa storia, nessun elemento mi avrebbe potuto portare a comprendere il contesto nel quale mi stavo muovendo. La certezza di aver agito bene è testimoniata dalla mia lontananza dai fatti di cui si è parlato in questi mesi e dal non essere soggetto indagato. Mi fermo qui, con la consapevolezza di aver dato, su molti aspetti importanti per il cambiamento di questa città, un contributo coerente con il programma del sindaco ed anche con i miei ideali e la mia esperienza civica. Con questa scelta non intendo fare un passo indietro ma faccio due passi avanti, forte della mia storia e onestà perché non si spezza un canna incrinata e non si spegne un lucignolo fumante”.
 
Marino accetta le dimissioni ma giura sull’onestà del suo giovane collaboratore
 
Le dimissioni di Stella sono state accettate dal sindaco Marino che ha voluto concedere l’onore delle armi al suo stretto collaboratore. “Ho accolto e condiviso con Mattia Stella, responsabile dell’attuazione del programma e dei rapporti con le realtà economiche e sociali – si legge nella nota fatta diffondere dal sindaco – la proposta di cessare da questo incarico. Mattia Stella ha dato un contributo intelligente, sapiente e determinante nel corso di questi due anni di mandato, ha assunto diverse responsabilità con lo spirito di servizio e di dedizione di un giovane chiamato a un importante incarico. Il suo nome è emerso, da persona estranea ai fatti, in una vicenda molto dura ed è stata mia premura, sin dal dicembre scorso, di accompagnarlo anche umanamente nell’affrontare una situazione che avrebbe potuto condizionare pesantemente il suo stato emotivo. Mattia, pur essendo dotato di straordinarie qualità intellettuali e culturali – aggiunge Marino – non ha avuto un ruolo gestionale, non ha mai adottato nessun atto amministrativo ma ha dato il suo supporto prezioso e concreto in tantissime azioni di cambiamento per perseguire trasparenza e discontinuità col passato con un lavoro quotidiano di monitoraggio sull’attuazione di obiettivi generali e specifici. Aveva un ruolo che, come molte altre persone incaricate di responsabilità di segreteria politica, lo portavano ad avere decine di contatti quotidiani e, non essendo un investigatore ma un colto studioso, in nessun modo poteva avere conoscenza e tanto meno consapevolezza di quale fosse il contesto in cui, con l’entusiasmo di chi vuole cambiare Roma, si relazionava con interlocutori sociali ed economici. Chiedo alla stampa di rispettare la storia personale di un ragazzo che ho conosciuto la prima volta in occasione di un incontro sull’articolo 3 della Costituzione insieme al prof. Stefano Rodotà, la cui storia è totalmente estranea al contesto romano e legata all’impegno per la divulgazione della Costituzione, motivo per il quale gli chiesi di curare la redazione del mio programma elettorale”.
 
Dopo la raffica di dimissioni, vertice in Campidoglio con Marino e il commissario Pd Orfini
 
Ma quella di sabato è stata anche la giornata dell’incontro, tra il sindaco Marino ed il commissario del Pd di Roma, Matteo Orfini. Tanti i dossier sul tavolo, alcuni istituzionali ed altri che riguardano direttamente il partito e sullo sfondo la Relazione Gabrielli, che in queste ore sta assorbendo la mente del ministro degli Interni, Angelino Alfano. Sintetico Orfini alla fine del faccia a faccia con il sindaco: “Abbiamo fatto il punto della situazione ribadendo quello che ci siamo detti in questi giorni e cioè che aspettiamo la decisione di Alfano. Quando ci sarà inizieremo a discutere di come dare corpo alle nostre decisioni, ovvero quella operazione di accelerazione amministrativa di cui c’è bisogno”. Poi Orfini ha voluto affrontare due spinosi capitoli dell’amministrazione locale di Roma Capitale, quelli del X e del VI Municipio: “Nel X Municipio – dice Orfini – noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo prima della magistratura, prima di tutti e tutto. Quello che sta emergendo dimostra la bontà della nostra valutazione e la rivendico anche con un certo orgoglio perché noi non abbiamo, evidentemente, gli strumenti investigativi che hanno forze dell’ordine e Procura. È la dimostrazione che quando la politica fa il suo mestiere riesce persino ad arrivare prima degli altri a capire che le cose non funzionano”.
 
In un Municipio di oltre 250mila abitanti, Orfini chiede la testa del mini-sindaco (Pd)
 
E se nel X Municipio tutto è ormai in pugno al commissario e magistrato Sabella, più intricata e devastante, per il Pd è la situazione nel Municipio delle Torri (Torbellamonaca, ndr). In questa che è una delle aree più popolose della Capitale e dove il Pd alle ultime elezioni ha ereditato l’amministrazione dalla destra più estrema, si gioca una partita importante, visto che l’attuale presidente dell’Ente Locale, sembra non aver alcuna intenzione di lasciare l’incarico. Sul punto Orfini, che già precedentemente aveva lanciato un primo ultimatum, va giù ancora più duro: “Sul VI Municipio abbiamo fatto una valutazione politica su atti amministrativi e comportamenti politici e abbiamo fatto una richiesta esplicita e pubblica al presidente Scipioni. Qualora non vorrà dare seguito alla nostra richiesta chiederemo al Partito democratico di presentare la mozione di sfiducia. Spero ancora che Scipioni voglia fare un gesto di responsabilità. È del tutto evidente che nel momento in cui il Pd fa una richiesta del genere, rimane nel partito chi accoglie quella richiesta”. Tante grane, dunque, e molte di queste decisamente fuori controllo. Avere un vertice ed una Giunta comunale balbettante, alla vigilia di un Giubileo straordinario, ed in prospettiva nella gestione della partita olimpica del 2024, lascia più di qualche pensiero. Rifondare? Meglio aspettare Angelino Alfano…
 
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