Renzi intercettato. Al generale Adinolfi annunciò: così “dimetterò” Enrico Letta. Se è vero, faccia i bagagli

Renzi intercettato. Al generale Adinolfi annunciò: così “dimetterò” Enrico Letta. Se è vero, faccia i bagagli

Abbiamo atteso una smentita da parte di Renzi Matteo a quanto pubblicato da “Ilfattoquotidiano” che riferisce di una telefonata fra il premier, allora solo segretario del Pd, e il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, molto in confidenza con l’ex sindaco di Firenze. Renzi, di fatto, annuncia  la defenestrazione di Enrico Letta, “è proprio un incapace”. Ma da Palazzo Chigi, al momento in cui scriviamo, non arriva niente, né la ormai classica velina giornaliera, né un tweet, una dichiarazione. Silenzio assoluto. La non smentita significa una conferma, in un paese normale il premier dovrebbe chiedere scusa a Letta, al popolo italiano e fare le valigie.

Una storiaccia  raccontata dal “Fatto”. Silenzio di Palazzo Chigi

Ci fa specie anche raccontare questa storiaccia, fra due individui che portano grandi responsabilità per la collocazione che hanno, segretario di un grande partito l’uno, generale della Guardia di Finanza in predicato di diventarne il numero uno. Partiamo dalla intercettazione. Il generale, ora comandante in seconda, era indagato per una sospetta fuga di notizie. Del caso si occupava il pm John Woodcock  e fu lui stesso a chiedere l’archiviazione. Le registrazioni delle telefonate riguardano l’inchiesta sulla coop Concordia. Accade così, riferisce il “Fatto” che si scopre l’amicizia fra il generale e Renzi il quale parla sul suo cellulare, una utenza, notano i carabinieri del Noe, intestata a alla fondazione “Bing Bang”, quella che organizza, se non andiamo errati, le “Leopolde”. La telefonata avviene l’11 gennaio del 2014. Si tenga ben a mente questa data, che è anche quella del compleanno di Matteo che festeggia 39 anni. Il 17 gennaio il segretario del Pd incontra Enrico Letta e pronuncia la famosa frase, “Enrico stai sereno”, smentendo le voci che circolavano nei palazzi romani sul possibile cambio della guardia a Palazzo Chigi. Come è noto il 13 febbraio Letta viene sfiduciato dalla direzione del Pd. Il 22 febbraio  il passaggio della storica campanella nelle mani di Renzi, nuovo premier.

Il famoso “stai sereno” quando già era scattato il piano contro Enrico Letta

Scrive il giornale diretto da Travaglio che Renzi, accompagnato da Delrio, il 10 gennaio aveva avuto un incontro a Palazzo Chigi  con Enrico Letta. Gli avrebbe avanzato una proposta: ti dimetti da presidente del Consiglio, prendo io il tuo posto. Hai 46 anni, quando avrai 50 anni ti assicuro varcherai la soglia del Quirinale. Ma, come riferisce al generale, Letta non è d’accordo e pure Napolitano è contrario.0

Vediamo la telefonata in cui Renzi più volte, riferendosi a Letta, lo definisce un “incapace”.  Chiama Adinolfi per fargli gli auguri, lo chiama “amico mio, spero di vederti”. Risponde Renzi: “Con molto molto piacere. La settimana prossima sarà un po’ decisiva perché vediamo se riusciamo a chiudere l’accordo sul governo .E…”

“Rimpastino? No. Rimpastone, Rimpastone”. Contrario Napolitano

Il generale drizza le orecchie: “Rimpastino?”. Macché, Renzi risponde : ”Sì, sì sicuro, rimpastone, no rimpastino”. Poi scambi di opinioni, “stare dentro, arrivare al 2015”. Poi  Renzi afferma: “E sai a questo punto c’è prima l’Italia, non c’è niente da fare. Mettersi a discutere per buttare tutto all’aria, secondo me alla lunga sarebbe meglio per il paese perché lui (Enrico Letta, ndr) è proprio incapace, il nostro amico. Però….”. Il generale: “è niente Matteo, non c’è niente, dai, siamo onesti”.

“Lui (Letta ) non è capace, non è cattivo, non è proprio capace”

Renzi sempre riferendosi a Letta: “Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace. L’alternativa però è governarlo da fuori…”. E c’è sempre il riferimento a Napolitano che  “è contrario” mentre Berlusconi sarebbe d’accordo. Il 18 gennaio viene siglato il patto del Nazareno. La conversazione continua, i due esaminano le possibili alternative. Si parla di “quell’altro  che vuole andar via nel 2015, Napolitano, un ostacolo. Bisogna far presto”. Dice Renzi: “Mi sa che bisogna fare quelli che … la prendono nel culo personalmente… poi vediamo magari mettiamo nella squadra qualcuno di questi ragazzi…. A sminestrare un po’ di roba”.  Il generale risponde: “Sì, si ho capito”. Renzi: “Purtroppo si fa così”.

Cene, messaggi, interventi per aiutare il generale nella scalata al comando della Finanza

In un altro  articolo il “Fatto” racconta di cene, messaggi, di democratici per “aiutare” il generale Adinolfi nella scalata, non riuscita però, a comandante generale della Finanza. Diventerà il numero due. Si “occupano” del caso Dario Nardella, il vice di Renzi a Firenze, Lotti. Adinolfi organizza una cena alla Taverna Flavia, un locale molto caro a politici di alto bordo. I carabinieri del Noe piazzano una cimice sotto il tavolo. Il 28 gennaio Nardella chiama Adinolfi – riferisce il “Fatto” – e gli dice che la nomina del nuovo comandante della Finanza è una vergogna. Ne parleranno a tavola il 5 febbraio, sempre alla Taverna Flavia. Non vale la pena di riportare brani della conversazione al tavolo della cena. Sembra un incontro di biliose comari, senza offesa per le comari.

Enrico Letta: le frasi di Renzi si commentano da sole 

Al momento in cui scriviamo ancora  silenzio da Palazzo Chigi. Speriamo che come noi anche altri giornali abbiamo atteso, perché quasi nessuno ha ripreso la notizia. Laconico Enrico Letta dice all’Ansa: “Le frasi di Renzi si commentano da sole”. L’aula della Camera giovedì 16 luglio voterà sulle dimissioni da deputato presentate dall’ex presidente del Consiglio.

Di Battista (M5S): il premier riferisca al Parlamento

 Dal versante politico l’intervento di Alessandro Di Battista, Movimento Cinque Stelle: “Dall’inchiesta della Cpl Concordia – afferma – emerge che viviamo in una Repubblica fondata sul ricatto, che anche il governo Renzi è fondato sul ricatto, che il Patto del Nazareno preesisteva rispetto alla nascita del suo governo. Se a Renzi è rimasto un briciolo di dignità e di coraggio venga in Parlamento, così potremo guardarlo in faccia e dirgli tutto quello che pensiamo di lui. Vediamo se è capace di mentire anche di fronte al Parlamento come quotidianamente fa davanti alle tv”.

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