Regno Unito: i laburisti cercano il leader dopo la sconfitta elettorale. Duro scontro tra Blair e l’ala sinistra

Regno Unito: i laburisti cercano il leader dopo la sconfitta elettorale. Duro scontro tra Blair e l’ala sinistra

I laburisti britannici hanno perso le elezioni, e ora rischiano di spaccarsi, dopo essere crollati in una crisi di identità politica devastante. In queste ore, i laburisti votano, con un sistema complicatissimo, il loro nuovo leader, che contribuisca a riottenere la fiducia degli elettori. Secondo un sondaggio, in testa vi sarebbe un parlamentare socialista, Jeremy Corbyn, fautore delle politiche antiausterità, e ben visto dalle Unions, i sindacati, che sono anche azionisti del Labour Party, con diritto di voto. Contro l’ascesa di Corbyn viene dato in ottima posizione un candidato centrista, molto vicino alle posizioni di Tony Blair, il parlamentare Andy Burnham, che pare stia convincendo molti elettori laburisti delusi.

Il Partito Laburista ha perso il potere nel 2010, dopo 13 anni di dominio incontrastato, ed è stato schiacciato dai Conservatori di David Cameron alle elezioni dello scorso 7 maggio, anche grazie alla particolarità del sistema elettorale britannico, e all’ascesa in Scozia del partito nazionalista SNP, Scottish National Party, di sinistra, ma su molti temi distante dai laburisti. La sconfitta in Scozia aveva pesato grandemente sulla performance elettorale complessiva del Labour, fino a perdere una cinquantina di seggi, anche per effetto della posizione laburista sul referendum indipendentista scozzese. Così, i conservatori hanno ottenuto la maggioranza assoluta nella Camera dei Comuni, e si sono affidati alle politiche dei tagli drastici alla spesa pubblica di David Cameron, per la riduzione del debito e del deficit, creati, secondo loro, proprio dalle dissennate politiche economiche dei laburisti.

La rivincita di Tony Blair e il suo discorso conservatore

L’ex primo ministro Tony Blair, che guidò i laburisti alla vittoria per tre elezioni consecutive, ha fatto ritorno alla casa del Labour dopo anni di consulenze pagatissime in giro per il pianeta. E ha tenuto un discorso all’Assemblea dei delegati laburisti decisamente conservatore. Blair ha detto alla platea che “si vince dal centro”, con politiche moderate e di tagli alla spesa pubblica. Ha aggiunto che l’adozione di una “piattaforma di sinistra di vecchio stampo” costruita sulle politiche del cosiddetto “tassa-e-spendi”, è stata la causa scatenante dell’allontanamento di tanti elettori laburisti, proprio come accadde nel corso degli anni Ottanta, quando i laburisti contrastarono aspramente le politiche conservatrici di Margaret Thatcher. Blair, che non è più in carica dal 2007, ha detto ai delegate laburisti che “il partito si deve dare una scossa – ma per amor del cielo eviti di tornare al passato”. Ora, cosa questo voglia dire, non è stato chiaro neppure per gran parte dei delegati. Quale passato? Ovviamente, Blair si riferiva al passato più marcatamente socialista e di sinistra delle politiche laburiste, quando, fedele alla sua missione storica, il Labour si occupava, insieme con le Unions, delle classi operaie e delle politiche industriali, dei diritti nelle fabbriche e del reddito minimo. Invece, secondo Blair, occorre puntare tutto sul “New Labour”, e non sarebbe nuovissimo, per abbracciare l’esaltazione del “privato è bello, il pubblico va smantellato”, a cominciare dalla privatizzazione di molti asset pubblici dal valore strategico, come la Royal Mail, che si è rivelata una vera e propria svendita sul mercato. Il pubblico dei delegati laburisti non ha apprezzato, per la gran parte, la provocazione di Blair. Molti di loro gli rimproverano lo snaturamento dei valori del laburismo e soprattutto non gli hanno mai perdonato la partecipazione britannica alla guerra in Irak.

I quattro candidati al ruolo di leader dei laburisti dopo la disfatta di Ed Miliband

Si tratta di tre parlamentari quarantenni, della fazione del “New new Labour”, proprio di ispirazione blairiana, centrista, moderata, filo atlantica: Burnham, Yvette Cooper e Liz Kendall, e l’astro nascente del socialismo britannico, quel Corbyn che ha compiuto 66 anni, ma che sembra il più giovane di tutti. In un intervento molto applaudito, Corbyn ha accusato i suoi rivali di un’offerta politica e programmatica del loro laburismo troppo venato dalla cosiddetta “austerità leggera”, molto vicina alle posizioni dei conservatori di Cameron. Corbyn è sostanzialmente un neokeynesiano in economia, perché ha presentato un programma alternativo costruito proprio sugli investimenti pubblici in infrastrutture e su una maggiore tassazione per grandi aziende e per i ricchi. “Credo che abbiamo la necessità di un’agenda economica diversa”, ha detto mercoledì. Per i sostenitori laburisti che credono in un “ritorno al futuro” dei valori fondamentali del laburismo, Corbyn rappresenta un punto di riferimento notevole. Ovviamente a questi, si oppongono i fedeli alle politiche del blairismo, alla convinzione, cioè, che gli elettori siano diventati più conservatori in economia e che debbano essere persuasi del fatto che i laburisti riescano a riequilibrare il bilancio.

La frattura nel Labour è insanabile?

Stando così le cose, con una divergenza profonda sulla natura e l’identità del partito, non è detto che la frattura possa essere ricomposta. Alcuni parlamentari, di fede blairiana, hanno già annunciato che cercheranno di cacciare Corbyn subito se dovesse vincere le elezioni, i cui risultati saranno diffusi solo il 12 settembre. Se ciò non dovesse accadere, il partito si spaccherà, inevitabilmente. La frattura profonda si era già manifestata al momento di votare il progetto di legge conservatore sui tagli al welfare, nonostante l’ordine di astenersi dato dal leader pro tempore Harriet Harman. I parlamentari blairiani hanno appoggiato il governo conservatore di Cameron, mentre la sinistra ha apertamente votato contro, e pochi furono gli astenuti, manifestando plasticamente una sorta di frantumazione in tre grandi spezzoni. E la destra britannica non sta alla finestra. Il quotidiano conservatore Daily Telegraph ha lanciato una proposta ai suoi lettori, di iscriversi al Labour per votare proprio Corbyn per distruggere il partito. È molto difficile che questo incredibile dibattito possa chiudersi senza lasciare sul terreno morti e feriti.

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