Papa Francesco in Sudamerica: dignità dell’uomo schiacciata dal capitalismo

Papa Francesco in Sudamerica: dignità dell’uomo schiacciata dal capitalismo

Il viaggio in Sudamerica di papa Francesco, durato una settimana, si è concluso con l’arrivo a Roma nella mattinata di lunedì 13 luglio. Nella settimana sudamericana, papa Francesco ha tenuto omelie importanti, ha pronunciate parole chiare e leali, non manifestando mai alcun timore reverenziale, né verso i potenti di Bolivia, Paraguay ed Ecuador, né verso i potenti di tutto il mondo. Quando un papa, in America Latina, dice ciò che ha detto Francesco, significa lanciare un segnale decisivo sui cambiamenti in atto nella Chiesa cattolica, cambiamento profondi e radicali, a cominciare dagli aspetti teologici di riferimento. Fu proprio papa Francesco, quand’era ancora vescovo di Buenos Aires, a dire alla stampa argentina una frase che fece il giro del mondo: “Se con la Caritas do da mangiare a qualche povero, mi dicono bravo. Ma se comincio a parlare di come eliminare le cause della povertà, dicono che sono marxista. Forse, hanno messo gli occhiali sbagliati per leggere il Vangelo”. E proprio questa missione evangelica ha voluto compiere papa Francesco in terra sudamericana, davanti a milioni di credenti e non credenti.

Molto apprezzati dall’opinione pubblica di lingua spagnola sono stati in particolare i due discorsi sulla necessità di trasformare l’ordine economico mondiale, che determina povertà a livello planetario e sfruttamento intensivo della natura, che è bene comune, e rende il denaro “feccia del diavolo”. E poi ha voluto chiedere perdono ai nativi americani per gravissime colpe di cui si è macchiata la Chiesa cattolica contro di loro durante l’era coloniale. Nel discorso conclusivo a decine di migliaia di giovani paraguayani, Francesco ha anche detto di pensare ai loro coetanei meno fortunati e di combattere per rendere la vita più dignitosa, piena di speranza e di forza. “Mi hanno consegnato un discorso che dovrei leggere per voi”, ha detto Francesco ai giovani, “ma i discorsi sono noiosi”. E ha messo da parte i fogli del discorso scritto. “Fate confusione, ma poi aiutate a mettere ordine. La confusione ci dà un cuore libero, la confusione ci rende straordinari, ci dà la speranza”, ha esortato Francesco. Non è la prima volta che Francesco invita le nuove generazioni a scuotersi e a scuotere. Il mantra risale al viaggio in Brasile del 2013 quando esortò le nuove generazioni a chiedere alla Chiesa cattolica maggiore impegno verso l’esterno. “Non vogliamo una gioventù indebolita. Non vogliamo giovani che si annoiano presto, che vivono mostrando sul viso il segno della noia. Vogliamo una gioventù che spera e ha forza”, ha ribadito il papa alla folla di due milioni di persone assiepate lungo il fiume Paraguay nella capitale Asuncion.

Sabato sera aveva detto che i leader mondiali hanno la responsabilità di promuovere lo sviluppo economico, ma devono garantire “il volto umano” della crescita, e ha denunciato la corruzione come “cancrena della società”. La dignità umana è stata sempre al centro delle omelie del papa, proprio in Paesi, come il Paraguay, l’Ecuador e la Bolivia, colpiti da sanguinosi e sanguinari colpi di stato, e dove il potere ha spesso avuto la faccia cattiva della violenza e del massacro di civili inermi. Spesso le omelie hanno preso svolte politiche perfino inattese, come quando ha voluto parlare dei “sacri diritti” al lavoro, alla casa e alla terra, considerati quali beni comuni.

Insomma, il regalo che il presidente boliviano Evo Morales ha voluto consegnare a questo papa non era poi del tutto sbagliato. Si tratta di una falce e martello sovrastata da un crocefisso, intagliata da un sacerdote morto “martire”, ucciso dal potere militare. All’inizio, in realtà, dinanzi a quel regalo, papa Francesco era rimasto sorpreso, contrariato. Quando invece gli hanno raccontato la storia, pare che si sia commosso, e ha cambiato una serie di discorsi già previsti. Il viaggio del papa in Sudamerica è condensato nella potenza simbolica di quel manufatto, la Croce che sovrasta la falce e il martello.

 

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