Obama, dall’Etiopia, risponde indignato alle sciocche accuse dei candidati repubblicani

Obama, dall’Etiopia, risponde indignato alle sciocche accuse dei candidati repubblicani

Insistendo sul fatto che gli americani meritano di meglio, il presidente Obama, in visita in Etiopia e in Sud Sudan, dopo aver lasciato il Kenia, ha rimproverato nel corso di un’improvvisata conferenza stampa i tre candidati repubblicani alla corsa alla Casa Bianca, Mike Huckabee, Donald Trump e Ted Cruz. E ne ha giudicato le sortite contro di lui in campagna elettorale come “ridicole, se non fossero così tristi!”. Il ragionamento di Obama contro i tre candidati repubblicani è che essi hanno violato una tradizione consolidata negli Stati Uniti, quella di non attaccare mai il presidente quando egli è in visita di Stato lontano dalla Casa Bianca. Sostanzialmente, ha detto Obama, per ovvie ragioni di identità, orgoglio e unità nazionali, non è opportuno mettere in difficoltà il proprio presidente proprio sui temi caldi della politica estera. Al di là di quale partito vincerà le elezioni nel 2016 per la Casa Bianca, ha ribadito Obama, vanno difesi i punti chiave, in politica estera, della serietà, del decoro e dell’onestà degli Stati Uniti.

“Facciamo dibattiti anche robusti”, ha detto Obama riferendosi ai repubblicani, “ma guardiamo i fatti. Evitiamo di scagliare attacchi ad nomine come questi perché non aiutano gli americani ad essere informati”. Cosa avevano detto i repubblicani? Il giorno precedente il candidato Huckabee, governatore dell’Arkansas, aveva paragonato l’accordo sul nucleare con l’Iran ad “una marcia degli israeliani verso l’ingresso dei forni”, chiaro riferimento alla Shoah. La frase di pessimo gusto, è stata immediatamente stigmatizzata dai democratici. Obama, a sua volta, ha definito questa rozza retorica di Huckabee come una sorta di piano per “attrarre attenzione” verso di lui e per spingere fuori dai titoli dei giornali la candidatura di Trump. Insomma, una frase pessima rivolta più all’interno dei giochi tra candidati repubblicani che contro Obama. Trump, invece, che cresce costantemente nei sondaggi, continua a bersagliare l’Amministrazione Obama per un presunto “lassismo”, o buonismo, nei confronti dei milioni di immigrati, soprattutto provenienti dal Messico, che ogni giorno attraversano clandestinamente l’enorme frontiera meridionale degli Stati Uniti. Trump ha annunciato di volere a tutti i costi una legislazione più severa contro l’immigrazione clandestina, e soprattutto una più rigida e concreta politica delle espulsioni. E infine, l’ultima “spiritosaggine” stigmatizzata da Obama: il senatore del Texas, Ted Cruz, anch’egli candidato alla Casa Bianca, ha accusato il presidente degli Stati Uniti, dopo l’accordo sul nucleare, di essere lui lo sponsor vero del terrorismo internazionale, non l’Iran.

Dopo questa parata di emerite sciocchezze, dette in pubblico e senza ritegno dai protagonisti delle primarie repubblicane, Obama ha concluso sconsolato: “Questi sono i leader del Partito repubblicano”. Insomma, gli Stati Uniti sono anche questo.

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