“Nessun dorma”: la sfida di Pizzarotti a Parma, no a 195mila tonnellate di rifiuti

“Nessun dorma”: la sfida di Pizzarotti a Parma, no a 195mila tonnellate di rifiuti

Metti un pomeriggio a Parma: un pomeriggio di luglio, nel cuore dell’Emilia, con il caldo che non dà tregua e l’umidità che si fa sentire in ogni angolo. È necessario bere molto per resistere: gli oltre trenta gradi e il sole battente, senza un filo d’ombra e con qualche raro refolo di vento, sfiancherebbero chiunque. Ma gli attivisti, i militanti, i semplici cittadini e i membri di Legambiente resistono perché la battaglia contro l’inceneritore, per loro, è una ragione di vita: un punto imprescindibile del programma elettorale col quale il sindaco Pizzarotti si presentò e vinse, a sorpresa, tre anni fa.
Siamo in una delle roccaforti del grillismo, per quanto “Capitan Pizza”, come fu definito in maniera un po’ irridente sul blog del creatore del movimento, sia da sempre un “eretico”, talvolta persino a rischio di espulsione per alcune sue posizioni non proprio ortodosse.
E la presenza di attivisti e militanti, nonostante il caldo e le temperature da spiaggia, si fa sentire: molta passione anima il corteo che si snoda lungo le vie della città, con partenza da piazzale Santa Croce e arrivo in piazzale della Pace, dove su un palco si alternano amministratori locali, sindaci di vari comuni della zona, autorevoli esponenti del mondo ambientalista, il consigliere regionale Sassi, l’europarlamentare Affronte e l’onorevole Sarti: tutti e tre stellini e tutti e tre molto applauditi.
Il tema dell’incontro riguarda l’articolo 35 dello Sblocca Italia: una delle tante brutte riforme varate nell’ultimo anno dal governo Renzi; una riforma che va in direzione esattamente opposta rispetto alla recente enciclica ambientalista di papa Francesco.
“Nessun dorma – Parma chiama Italia”: questo il titolo pucciniano scelto per l’evento e nel volantino si legge: “No art. 35 Sblocca Italia – No rifiuti da fuori” e sotto una dettagliata descrizione: “IREN S.p.A., la “nostra” multiutility, attuale gestore del ciclo integrato dei rifiuti, ha fatto richiesta lo scorso 14 maggio di incrementare la capacità dell’inceneritore di Parma da 130 a 195mila tonnellate di rifiuti e di poterne ricevere da tutta Italia, rendendo carta straccia gli accordi stipulati con il territorio. Un comportamento inaccettabile!”. E ancora: “L’incremento del volume di rifiuti inceneriti porterà un inevitabile aumento delle emissioni in atmosfera, con conseguente peggioramento della qualità dell’aria. Il PAIR 2020 (Piano Aria Integrato Regionale) adottato dalla giunta regionale con delibera n. 1180 del 21/7/2014 sollecita invece il risanamento della qualità dell’aria al fine di ridurre i livelli degli inquinanti sul territorio. Un controsenso!”. Senza contare che “l’incremento di rifiuti porterà maggior traffico di mezzi pesanti, quindi aumento delle emissioni dei gas di scarico e congestione delle arterie di viabilità, rendendo le nostre strade ancora meno sicure” e che “le eccellenze alimentari del nostro territorio e l’economia che da sempre ci nutre, ci sorregge, ci distingue a livello mondiale, potrebbero essere irrimediabilmente e definitivamente compromesse da una scelta politica scellerata”.
Pertanto, ricordando che “la delibera provinciale 938/2008 contiene una serie di prescrizioni vincolanti per la costruzione e la gestione degli impianti”, i manifestanti chiedono alla Provincia di mantenere gli impegni assunti, tra cui: “ribadire, in armonia cin quanto concordato in sede di Conferenza dei Servizi, che non potranno essere conferiti al PAIP rifiuti che abbiano avuto origine in province diverse da quella di Parma”; ricordarsi che “i comuni e gli enti interessati, nella stesura di atti pianificatori o nel rilascio di autorizzazioni, dovranno nel prosieguo tenere conto del futuro sviluppo della macroarea, nell’intorno del PAIP al fine di non peggiorare le condizioni della zona dal punto di vista degli attuali indici di saturazione della mobilita, dell’inquinamento atmosferico e acustico, nonché del rischio incidentale” e, infine, tenere conto che “la quantità di rifiuti smaltiti nel TVC non potrà eccedere 130.000 t/anno”.
Anche le proposte stelline vanno nella stessa direzione: dividere il servizio “raccolta” da quello “smaltimento”, affidare il servizio ad un’azienda municipalizzata, imporre, nel capitolato di gara, che il subappaltante obblighi il subappaltatore ad applicare il miglior contratto di lavoro di settore ai propri dipendenti, maggiori controlli e trasparenza in tutto il processo, applicare il principio che più si produce materia prima-seconda, ovvero rifiuto differenziato, e più si avranno sconti, dare la possibilità ai cittadini di riciclare i propri scarti, direttamente, usare sistemi di raccolta comodi, ritoccando il porta a porta attuale, se occorre.
Presente alla manifestazione anche la senatrice Michela Montevecchi, reduce dalla lunga ed estenuante battaglia contro la riforma della scuola targata Renzi-Giannini, affiancata da numerosi cittadini che le chiedevano informazioni in merito.
Si parla, ci si confronta, si discute e si scopre che anche il mondo stellino è piuttosto variegato, diviso fra i duri e puri e chi, invece, avrebbe accettato l’offerta degli assessorati formulata da Emiliano in Puglia, fra chi considera la politica delle alleanze, alla lunga, indispensabile e chi chiede tempo per crescere, maturare, sviluppare una cultura politica compiuta ed evolversi in senso positivo, magari anche aprendosi a qualche collaborazione con gli “odiati” partiti.
Un mondo in movimento, sotto ogni punto di vista, che ci induce a porci una domanda: e il sindaco Pizzarotti, in tutto questo, cosa farà?

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