Mullah Omar: una morte più volte annunciata che lascia tanti interrogativi

Mullah Omar: una morte più volte annunciata che lascia tanti interrogativi

Il governo afghano ha dichiarato mercoledì 29 luglio che il capo storico dei Talebani, il mullah Omar è morto, mettendo fine ad anni di speculazioni e voci, ma sollevando nuovi interrogativi sui negoziati in corso per porre fine alla guerra. In una breve dichiarazione, l’ufficio del presidente afghano, Ashraf Ghani, ha comunicato che Omar, mai visto pubblicamente dal 2001, e dichiarato morto diverse volte, è morto due anni fa in Pakistan. L’annuncio – il primo di questo genere diffuso dal governo afghano – non è stato confermato né smentito dai Talebani. Tuttavia, una sponda al governo afghano viene dalla Casa Bianca che ha definito credibile il rapporto nella serata di mercoledì, e insieme con Ghani, invita a cogliere l’occasione per proseguire i colloqui di pace con le autorità di Kabul. Il portavoce della Casa Bianca, Eric Schultz, ha infatti comunicato che “i Talebani possono accettare l’invito del governo afghano a unirsi al processo di pace… oppure possono optare per continuare a combattere l’Afghanistan e per destabilizzare il loro paese”. Il presidente afghano Ghani, che ha puntato tutto il suo capitale politico sui negoziati, ha salutato la conferma della morte del mullah Omar come una svolta. “Il governo dell’Afghanistan ritiene che il terreno per i colloqui di pace afghani sia più che mai spianato”, ha dichiarato. Tuttavia, alcuni analisti strategici hanno consigliato cautela perché la scomparsa del mullah Omar ha posto gravi rischi al processo di pace proprio a causa di una cruenta e prolungata lotta di potere all’interno delle milizie talebane.

Agli inizi del mese di luglio, dopo alcuni incontri informali, una delegazione governativa ufficiale ha incontrato i rappresentanti del Talebani poco oltre Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo questi colloqui, diverse fazioni talebane, tra le quali l’ufficio politico del movimento in Qatar, hanno negato che la delegazione potesse rappresentare l’intero movimento. Il disaccordo pubblico si è in parte attenuato nelle settimane successive, quando un comunicato sul sito dei Talebani sosteneva i colloqui di pace. Tuttavia, i colloqui esplorativi hanno diviso perfino il governo afghano, in cui non tutti sostengono la tesi di affidare agli islamisti un ruolo politico. Felix Kuehn, uno scrittore che ha ricercato per dieci anni il mullah Omar, ha teorizzato che i rapporti sulla sua morte potrebbero essere stati diffusi da gente del governo che cercava di creare fratture tra le fazioni talebane per annullare i colloqui di pace. “Se ciò fosse vero”, ha detto lo scrittore, “sarebbe un grave problema per i colloqui di pace, e sarebbe un grave problema per il talebano, perché non potrebbe mai essere sostituito”. Ancora a proposito del mullah, Kuehn ha detto: “è più di un uomo, è un’istituzione. Perfino le generazioni più giovani dei talebani che non lo hanno mai visto, e che non si allineano alle politiche dettate dalla leadership talebana, coloro che sono più radicali e meno inclini ai colloqui di pace, parlano con elevato rispetto del mullah Omar, e vogliono ascoltare ciò che pensa”. In più di dieci vissuti come capo ufficiale della ribellione contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, Omar non ha nai diffuso un solo video, una registrazione o una lettera firmata. Quando era al potere, era talmente schivo da farsi fotografare pochissime volte. Ciò ha contribuito a creare e a diffondere il suo mito.

I capi dei servizi pakistani dicono ora di aver sempre saputo, dai rapporti, della morte di Omar avvenuta nel gennaio 2014, in base a informazioni provenienti da persone “vicinissime” al capo dei talebani e ai membri della sua famiglia. Il governo afghano, a sua volta, non ha rivelato cosa abbia ucciso Omar o dove sia morto, ma il portavoce dei servizi di intelligence afghani, ha rivelato che la sua agenzia aveva saputo che Omar “era morto in modo sospetto” in un ospedale di Karachi nell’aprile del 2013.

Come si vede, ci sono ancora moltissimi interrogativi senza risposte sulla sorte del mullah Omar, date le innumerevoli discordanze delle fonti, governative e di intelligence. E nessuno sa dove sia sepolto. Intanto, il mito continua a sopravvivergli e i colloqui di pace subiscono una pericolosa impasse.

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