Mafia Capitale. Bindi: “Serve una terza via tra scioglimento e non scioglimento del Comune”

Mafia Capitale. Bindi: “Serve una terza via tra scioglimento e non scioglimento del Comune”

Giornata, o meglio serata, surriscaldata per la saga di ‘mafia Capitale’. In scena l’Ufficio di Presidenza della Commissione antimafia, presieduta da Rosy Bindi, chiamato  ad affrontare,  in prima battuta, quanto accaduto a Roma in questi ultimi mesi. In Commissione lo scontro è stato al fulmicotone. Un vero e proprio braccio di ferro che ha visto opposti la stessa Bindi ed il capogruppo Pd, Franco Mirabelli. L’oggetto la stessa convocazione dell’Ufficio di presidenza. Per annullare la riunione come chiesto dal Pd occorreva la maggioranza dei due terzi, che però non veniva raggiunta mancando l’esponente di Ndc. All’ordine del giorno la ‘relazione Gabrielli’, quella che è sulla scrivania del ministro degli Interni Angelino Alfano, il quale continua a prendere tempo. Di rinvio in rinvio. Motivo del contendere, oltre alla secretazione del ‘Dossier prefettizio’, anche lo stop chiesto dal Pd a qualsiasi dibattito o intervento nel merito sul voluminoso carteggio del prefetto Gabrielli. Alla fine, con molti mal di pancia, si è raggiunto un punto di compromesso, disco verde alla relazione Bindi, senza però alcuna discussione o tanto meno decisione. Tutto rinviato alla prossima settimana, quando è stato calendarizzato un nuovo ufficio di Presidenza.

 Tutoraggio dello Stato per un ente parzialmente infiltrato

 La Presidente Bindi   senza entrare  nel merito della relazione Gabrielli ha comunque indicato una strada  per dare soluzione alla vicenda Campidoglio. “Bisogna individuare – ha detto – una terza via, fra scioglimento o non scioglimento, e potrebbe essere un tutoraggio dello Stato, un’assistenza, verso l’ente parzialmente infiltrato, senza che questo debba essere commissariato o debba perdere la guida politica”. In buona sostanza la necessità di evitare lo scioglimento dell’Amministrazione, attraverso un decreto del governo, che, solo parzialmente intervenga sulle parti malate, una sorta di commissariamento come avvenne in Regione Lazio sulla Sanità. “Serve – ha detto ancora la Bindi – una fase di accompagnamento temporaneo per il ripristino dell’amministrazione e della legalità che non privi il Comune da una guida politica ma la rafforzi”.

Roma meriterebbe strumenti straordinari

Poi la Bindi è ancora più chiara sulle procedure da seguire: “Vista l’oggettiva straordinarietà e rilevanza, la situazione relativa al Comune di Roma meriterebbe strumenti straordinari che il governo dovrebbe adottare, come un decreto legge che traendo spunto dal caso romano possa introdurre misure ad hoc per affrontare le difficoltà dei comuni molto grandi, non da sciogliere o che siano infiltrati solo in parte, individuando una terza via tra scioglimento e non scioglimento”. Bindi fa poi una amara riflessione sulla situazione capitolina: “La situazione è gravissima se un comune grande e importante come Roma, che è la capitale d’Italia, si mostra fragile e indifeso rispetto ad una piccola mafia, ad un sodalizio criminale recente, che ha occupato spazi rilevanti condizionando pesantemente l’azione politica”.

Buzzi deve essere messo nelle condizioni di non nuocere alla collettività

Quanto a ‘mafia Capitale’, la serata di mercoledì è stata significativa anche dal punto di vista giudiziario, visto che erano in ballo le sentenze del Tribunale del Riesame. Inflessibili i giudici nelle loro motivazioni. Ecco quella che tratta la posizione del ras delle cooperative, Salvatore Buzzi: “Un personaggio dalle indubbie capacità imprenditoriali, ma dalla totale assenza di scrupoli e dunque da considerare certamente pericoloso e da mettere in condizione di non nuocere alla collettività”. Un profilo tracciato dal Riesame, che ha spinto gli stessi magistrati a confermare il carcere per il presidente della cooperativa 29 giugno, raggiunto lo scorso mese di giugno da una seconda ordinanza di custodia cautelare, dopo la prima emessa nel mese di dicembre del 2014. Dalle carte del secondo filone di inchiesta, scrivono i giudici, “emerge come Buzzi si dedichi al crimine in maniera davvero infaticabile”, con lo scopo di “tessere trame di accordi illeciti. Nei confronti dei politici e dei funzionari pubblici – sostengono i magistrati – la sua capacità di sapersi muovere e la sua generosità sono notorie al punto che alle volte sono quelli che gli offrono opportunità che non ha neanche cercato”.

Il Riesame su Tredicine: “Se rimesso in libertà potrebbe tornare a fare un milione di impicci”

Per il collegio presieduto da Bruno Azzolino, inoltre, oltre a essere il “fidatissimo alter ego” di Massimo Carminati, Buzzi è un vero e proprio “punto di riferimento dei sodali e dei suoi collaboratori”. Poi sui politici ed in particolare sul consigliere comunale Giordano Tredicine: “Il suo spessore criminale è sottolineato da Massimo Carminati che gli attribuisce un milione di impicci e lo definisce serio e poco chiacchierato. Il giudizio di Buzzi è assolutamente concorde ed è anzi certamente significativo che, con evidente riferimento alla propensione di Tredicine a farsi pagare per ogni ‘servizio’ reso, aggiunga ‘però devi scenne dai taxi, sennò gira sempre il tassametro’. Tredicine – continua il Riesame – se rimesso in libertà, potrebbe ben riprendere a fare il milione di impicci come efficacemente sostenuto da Carminati”.

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