Lavoro. Ammucchiata di dati ministeriali, ma l’occupazione non cresce. Sorrentino (Cgil): non diminuisce la precarietà

Lavoro. Ammucchiata di dati ministeriali, ma l’occupazione non cresce. Sorrentino (Cgil): non diminuisce la precarietà

I soliti squilli di tromba dal ministero del Lavoro accompagnano i dati sull’occupazione: 185 mila nuovi contratti. E Renzi gongola: “I dati dimostrano che con le riforme le cose cambiano”. Non poteva mancare il solito inno alla bontà del Jobs Act che “funziona come avevamo previsto”. Con  un qualche riferimento ai gufi e il piatto era servito. Ma questa volta il premier, bontà sua, ce lo ha risparmiato.

Grida di giubilo comunque non mancano; si utilizzano i dati Istat sulla produzione industriale cresciuta rispetto ad aprile dello scorso anno del 3%, un record si dice. Ma se guardiamo all’aprile di quest’anno quando vi era stato un calo della produzione, lo 0,9% in più significa che vi è stato, nel caso, solo un recupero delle perdite. Tant’è, l’accorpamento di dati non omogenei, numeri messi in fila senza alcun criterio, solo una ammucchiata, a volte indecifrabile, tutto ormai viene usato regolarmente per nascondere la realtà facendo conto sui giornali di regime che prendono  per buona qualsiasi cosa gli si propini e annunciano una ripresa che non c’è. Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil, ormai abituata ai trucchi contabili, sottolinea che “il numero di contratti a tempo indeterminato diminuisce a fronte di un costante aumento di quelli a termine, e non si registra una crescita stabile di nuova occupazione: è questo il prodotto del Jobs Act”. La smentita dell’ottimismo del ministero del Lavoro e in particolare del capo del governo è secca e argomentata. Dice la dirigente della Cgil: “Siamo in presenza di una flessione del numero assoluto dei contratti a tempo indeterminato tra maggio e aprile di quest’anno: il saldo tra attivazioni e cessazioni a maggio ha toccato appena quota 271, mentre nel mese precedente raggiungeva quota 50 mila. Il dato che ci allarma di più – prosegue – è quello riguardante i contratti a tempo determinato, che dimostra la continua e costante crescita dell’incidenza di questi ultimi nel nostro mercato del lavoro. Il saldo tra attivazioni e cessazioni in questo caso arriva a 184.812 e tali contratti raggiungono il 68,8% del totale delle attivazioni”. In realtà non aumenta l’occupazione stabile e come avviene da quando è in vigore la decontribuzione per gli imprenditori e ora con il Jobs Act non aumentano in maniera significativa i nuovi contratti. “Semplicemente – conclude Sorrentino – una parte di quelli precari già in essere viene trasformata, la platea non varia sensibilmente. Ormai il Jobs Act è in vigore da quattro mesi  e tra riordino dei contratti ed esonero contributivo della legge di stabilità ci si aspettava un boom che non si è verificato, e della riduzione della precarietà tanto annunciata non si vede neanche l’ombra”. Insomma il trucco c’è e si vede.

Federconsumatori e Adusbef: urgente un piano straordinario per il lavoro

Per quanto riguarda la produzione che è tornata a crescere del 3% dopo aver subito cadute notevoli Federconsumatori e Adusbef parlano di un “dato incoraggiante che però non deve far perdere di vista i gravi problemi che affliggono la nostra economia”. Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, sottolineano che “la situazione continua ad essere allarmante e non ci si potrà tranquillizzare fino a quando non vedremo scendere il tasso di disoccupazione, specialmente quella giovanile, che ha raggiunto livelli insostenibili”.

“Dare nuova occupazione ai giovani e meno giovani – proseguono – significa anche dare nuovo ossigeno alla capacità di acquisto di genitori, nonni, zii, che attualmente si fanno carico del mantenimento di figli e nipoti disoccupati, per una spesa che il nostro O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – ha calcolato pari a 400-500 Euro annui”. Le due associazioni dei consumatori tornano a proporre un Piano Straordinario per il Lavoro  realmente in grado di contribuire alla redistribuzione dei redditi ed al rilancio del potere di acquisto delle famiglie. “Un piano da realizzare – affermano – attraverso: importanti investimenti per ricerca e sviluppo, opere di modernizzazione delle infrastrutture e di messa in sicurezza degli edifici pubblici, un programma per valorizzare il settore del turismo.”

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