La Stanza del principe di Alessandro Di Nuzzo: Machiavelli e il romanzo della forza e del potere

La Stanza del principe di Alessandro Di Nuzzo: Machiavelli e il romanzo della forza e del potere

La Stanza del principe è un agevole racconto lungo scritto da Alessandro Di Nuzzo e pubblicato da Wingsbert, il nuovo marchio lanciato sul mercato editoriale da Francesco Aliberti. Il protagonista è Niccolò Machiavelli, mentre è alle prese con la scrittura del suo indiscusso capolavoro di filosofia politica, Il Principe, appunto. Accanto a lui, una galleria di personaggi, realmente esistiti e di finzione, costruisce una trama ricca di spunti e di inedite svolte, che offrono una chiave di lettura moderna al racconto di Machiavelli. La storia personale e pubblica di Machiavelli è nota, e Di Nuzzo la lascia sullo sfondo, narrandola sapientemente quando il racconto lo richiede (la chiamata alla corte fiorentina dei Medici, il rapporto coi papi), creando il contesto verosimile nel quale si compie invece l’azione tutta rielaborata dell’ultima parte del grande fiorentino. Così, come rispettando una sorta di dogma borgesiano, o meglio ancora quell’invito del filosofo Paul Ricoeur a restare dentro le regole del racconto di finzione, La Stanza del principe miscela sapientemente vita pubblica e vita privata di Machiavelli, ciò che è storicamente fondato da ciò che è invece frutto di una rielaborazione narrativa. I due piani si attraversano si contaminano, e trovano una splendida sintesi proprio nelle premesse “ideologiche” e politiche che daranno vita a quel libro, Il principe, che per secoli è stato e continua ad essere il manifesto del potere.

Al centro del romanzo, perciò, non è solo il Machiavelli conosciuto e inedito, con le sue manie, i suoi vizi, e le tante ossessioni, anche erotiche, di uomo maturo, alle prese con donne impegnative e impegnate, e con giovani pastori, il Baccio del romanzo, che funge da elemento speculare. Entrambi, la Maddalena della corte francese, e il Baccio, pastore del contado fiorentino, costituiscono una sorta di contrappunto narrativo, col quale Di Nuzzo cerca di pervenire a narrare esistenzialmente quella coppia di concetti, la forza e il potere, che è possibile inquadrare solo dal punto di vista dell’astrazione filosofica. Il vero eroe del romanzo di Alessandro Di Nuzzo si rivela perciò quel tarlo orribile che accompagnò tutta la vita di Machiavelli e che possiamo condensare in un interrogativo: cos’è il potere e come si esercita? La risposta di questo romanzo ha tre vie d’uscita: il potere si esercita nelle relazioni intersoggettive e di genere, il potere si esercita all’interno di uno stato, e il potere si esercita tra stati. Il potere è un’idea, sul modello platonico, ma anche una prassi che regola l’insieme dei rapporti umani. L’intero romanzo, l’intreccio delle trame, le relazioni tra i personaggi sono costruiti con questo assunto di partenza, che indica come Alessandro Di Nuzzo abbia letto i testi sacri di Carl Schmitt sul potere e le analisi di Hannah Arendt sull’autoritarismo. È proprio questa necessaria contaminazione che rende moderno e attualissimo il racconto di Machiavelli elaborato da Di Nuzzo, e lo libera dalla solita narrazione biografica.

Ma il potere è generato dalla forza, sembra dire l’intero percorso esistenziale delineato nella Stanza del principe. Solo con la forza il potere si esercita, creando non l’amore verso il potente, ma il timore, che genera ubbidienza e sudditanza. Qui è lo snodo chiave, sul quale si concentra la riflessione di Alessandro Di Nuzzo, soprattutto nella seconda parte del romanzo, dove la metafora del gregge (vago ricordo di certe riflessioni di Nietzsche, probabilmente) prende il sopravvento, in particolare nella relazione speculare che si crea tra il colto Machiavelli e il giovane pastore analfabeta, Baccio, ansioso di imparare a leggere e scrivere, perché ha capito che quella è la sfida più grande della sua vita. Il gregge teme i cani e teme i pastori, se si disunisce finisce come carne per i lupi. Il gregge cede alla forza del potere la sua sicurezza, la certezza che resterà in vita, contro ogni minaccia, e non avrà più fame. Quando anche Baccio, umile pastore, sarà in grado di risolvere l’enigma contenuto nella metafora del gregge, la missione di Machiavelli potrà essere compiuta. Sul piano più generale, Alessandro Di Nuzzo sembra dunque voler chiudere il romanzo proprio con questa allegorica considerazione: la presa del Principe, del suo testo materiale che custodisce gelosamente, da parte di Baccio è l’acquisizione di un processo intellettuale sulla formazione e la legittimazione del potere. Insomma, chiunque potrà leggere Il Principe di Machiavelli, e tutti in realtà dovrebbero leggerlo per comprendere la natura della forza e del potere. Un bel finale, degno di un ottimo romanzo.

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