La SPD tedesca, il partito che esce sconfitto dalla vicenda greca. Rifondare il socialismo europeo?

La SPD tedesca, il partito che esce sconfitto dalla vicenda greca. Rifondare il socialismo europeo?

Nel momento in cui scriviamo, i ministri delle Finanze dell’eurozona sono ancora riuniti in conclave per tentare una soluzione condivisa al dramma del popolo greco, mentre si attende il vertice dei capi di stato e di governo dei 19 paesi della zona euro. Qualunque sarà l’esito dei due vertici, possiamo già dire che il vero sconfitto in questa lunghissima vicenda greca è il Partito socialdemocratico tedesco, e con esso, in scia, l’intero socialismo europeo. Schiacciata tra la solidarietà al governo di Grosse Koalition con la Merkel e la CDU, e una sinistra interna decisamente incline a sostenere la Grecia, la SPD di Sigmar Gabriel (nella foto) ha perso completamente la bussola politica per la valutazione dei fatti, assumendo posizioni pubbliche che a molti commentatori tedeschi ed europei sono sembrate più a destra di quelle della stessa Merkel.

Sul referendum greco, lunedì 29 giugno, Sigmar Gabriel aveva dichiarato, abbastanza incredibilmente, che si sarebbe trattato di una sfida “per o contro il mantenimento della Grecia nella zona euro”, mentre da più parti, a cominciare da Tsipras, si gridava che il pronunciamento referendario era relativo esclusivamente al piano di salvataggio presentato dalle istituzioni creditrici il 25 giugno. E come se nulla fosse, Gabriel affondava il coltello nella schiena di Tsipras, accusandolo di voler distruggere l’euro e i principi fondativi della moneta unica. La sera stessa del referendum, stesse accuse e stesso tono contro Tsipras e Syriza. Tsipras “ha rotto i ponti con l’Europa. In queste condizioni, un nuovo aiuto alla Grecia è difficilmente prevedibile”, si è affrettato a dichiarare alle agenzie di stampa la sera del 5 luglio, mentre i greci festeggiavano il ritorno della speranza, a testimonianza che il leader della SPD non aveva capito nulla, oppure che aveva ceduto ad altre logiche, forse non del tutto guidate da premesse politiche. La cosa più grave è che dopo queste temerarie dichiarazioni nessun dirigente della SPD, e neppure del socialismo europeo, abbia pensato di intervenire, o per smentirlo o per contraddirlo. Nulla.

In realtà, è emerso che Gabriel, presidente della SPD tedesca, preconizzava una Grexit, un’uscita della Grecia dall’Euro. Quando il piano Gabriel è venuto alla luce, finalmente qualcuno dei dirigenti ha cominciato a sospettare che così la SPD andasse a sbattere contro il muro, anche perché alla luce del sondaggio pubblicato dal settimanale Spiegel, la SPD avrebbe ottenuto appena il 18%, il minimo storico in 150 anni di vita. Lunedì 6 luglio venne convocata la direzione della SPD, e finalmente qualcuno, a suon di ceffoni, ha cercato di far rinsavire il presidente Gabriel. Cambio di linea, compagni, “occorre ricostruire i ponti con la Grecia”, recitava il documento finale. E meno male. Si arriva però al fine settimana cruciale per la storia della Grecia e dell’Europa. Cosa fa l’ineffabile Gabriel, vicepresidente del governo tedesco e ministro dell’Economia? Accetta supinamente e in modo subalterno il giudizio dei falchi tedeschi capitanati dal ministro delle Finanze Schauble e firma l’adesione al rigetto delle proposte greche, contro il più autorevole giudizio espresso da un altro socialista europeo, il presidente Hollande, per il quale il piano greco è “serio e costruttivo”. Anche Gabriel accettava di fatto il mandato conferito a Schaeuble di mettersi di traverso contro qualunque accordo che non fosse quello dettato dalla cancelleria tedesca.

Finisce qui? Macché. Sabato sera, fuga di notizie dal vertice dei ministri delle Finanze: le agenzie di stampa scrivono che in una intervista sul domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung, il ministro Schaueble aveva parlato di uno studio e di una proposta sulla uscita temporanea della Grecia dall’euro fino al 2020, “così il debito se lo ristrutturano loro”. Silenzio da parte di tutti i socialisti, tedeschi, italiani, europei, da Gabriel, che avrebbe avuto titolo e autorità per smentire il suo collega di governo. In questo assordante silenzio, l’unico socialista intervenuto accortamente è stato il vicepresidente del Bundestag, il Parlamento tedesco, Carsten Schneider, che in un tweet ha scritto: “questa proposta di Schaueble non è seria e minaccia la zona euro”. Finalmente, un socialista che ha capito la necessità di ribaltare la logica, non Tsipras minaccia l’Euro, ma il tedesco Schaueble. A questo punto si apre la valanga di dichiarazioni di esponenti importanti della SPD, a partire dal viceministro agli affari europei, che rilanciano, con forza e rabbia lo stesso tweet. Solo poco dopo la mezzanotte di sabato, Gabriel capisce che occorre farsi sentire. Indovinate dove? Sulla sua pagina Facebook. L’ineffabile Gabriel scrive: “Il fine della SPD è e resta il mantenimento della Grecia nella eurozona se vengono soddisfatte le condizioni necessarie. Questo è  anche il fine del governo… La SPD conosce ovviamente la proposta del ministro Schaueble di una uscita temporanea della Grecia dalla zona euro. In questa situazione difficile, ogni proposta ragionevole dev’essere studiata in modo imparziale. Ma questa proposta non si realizzerà a meno che il governo greco la ritenga, esso, la migliore possibile”.  Ci tratteniamo dal ridere, ma la situazione è davvero così drammatica e seria, che forse varrebbe la pena che qualcuno ai livelli più alti del socialismo europeo ne prenda in mano il destino e ne determini una rifondazione. Per salvare il salvabile, il gruppo dirigente della SPD ha diffuso domenica 12 luglio, ma solo per la stampa tedesca, un comunicato durissimo, col quale si prendono le distanze dalla proposta Schaueble e si nega qualunque adesione della SPD, contraddicendo, di fatto, il suo presidente. Nella SPD, così, si è aperta una frattura politica molto dolorosa, che quasi certamente porterà al congresso straordinario, altrimenti dovrà affrontare un destino di sconfitte per molti anni a venire.

Intanto, nel naufragio politico della SPD, il segretario del Partito socialista francese Cambadelis lancia una ciambella di salvataggio. In un comunicato, diffuso domenica 12 luglio, mentre era in corso il summit della eurozona, Cambadelis si rivolge direttamente al presidente SPD Gabriel: “i popoli d’Europa non capiscono la soverchiante superbia tedesca. Non si può convalidare un accordo prima del referendum e poi non trovare la strada giusta”. Cambadelis chiede a Gabriel di rivedere la posizione della SPD a favore di un accordo durevole con la Grecia e lancia un appello al socialismo europeo a contribuire alla nascita “di un accordo durevole e sostenibile”. Sarà così?

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