La guerra personale del combattente Crocetta contro i poteri forti nel giorno di Borsellino

La guerra personale del combattente Crocetta contro i poteri forti nel giorno di Borsellino

Nel giorno del ventitreesimo anniversario della strage di via D’Amelio, a Palermo, in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, non si ferma la giostra della polemica politica. Neppure la coincidenza che nel fuoco della polemica vi sia proprio Lucia Borsellino, figlia del giudice Paolo, è riuscita a introdurre una tregua in questa domenica 19 luglio. E neanche l’abbraccio tra il presidente della Repubblica Mattarella e l’altro figlio di Paolo Borsellino, Manfredi, che pure ha lanciato un segnale particolarmente forte alla classe politica siciliana, è riuscita a innescare un silenzio mediatico, che pure sarebbe stato necessario. La conseguenza del deterioramento progressivo della politica siciliana, sia nella sua parte istituzionale, la Regione col suo presidente Crocetta, che nel Partito democratico, azionista di maggioranza della Giunta, paradossalmente è stata l’allontanamento dei siciliani, e soprattutto dei palermitani, dalle celebrazioni in ricordo di Paolo Borsellino. La sovrapposizione dei due eventi e il loro inevitabile frangersi l’uno contro l’altro, l’anniversario di via D’Amelio e la vicenda Crocetta, ha lasciato a casa il popolo siciliano, che così ha voluto lanciare un altro dei segnali importanti che in Sicilia vengono colti al volo. Sul luogo della strage, qualche centinaio di persone convocate dall’Associazione dell’agenda rossa, la famosa agenda scomparsa di Paolo Borsellino, sulla quale, sembra, il giudice avrebbe annotato molte verità sensibili sulla cupola mafiosa.
Ricordiamo brevemente la vicenda. Nell’immediata vigilia dell’anniversario del massacro di via d’Amelio, il settimanale l’Espresso pubblica una notizia bomba in un servizio curato da Piero Messina. Vi si parla dell’esistenza di una intercettazione tra il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e uno dei boss della sanità pubblica siciliana, Matteo Tutino, arrestato per truffa aggravata. In questa intercettazione, virgoletta il settimanale, il dottor Tutino dice a Crocetta che la signora Lucia Borsellino, assessore alla Sanità della sua Giunta regionale, dovrebbe fare la fine di suo padre. Nell’immediatezza delle rivelazioni del settimanale, nessuno osa metterne in dubbio la fondatezza, tanto da far dire al sottosegretario Davide Faraone, siciliano, che Crocetta deve dare le dimissioni. Pochissime ore dopo, invece, ha inizio la pioggia di smentite. Crocetta nega vigorosamente di aver ascoltato questa frase di Tutino, ma nega soprattutto la Procura di Palermo, che smentisce, per ben tre volte, l’esistenza negli atti di una tale intercettazione. L’Espresso invece conferma, poi rivede la fonte, e infine confessa nell’editoriale del direttore Luigi Vicinanza che si tratta di documenti segretati, ai quali però il settimanale ha avuto accesso. Nello stesso editoriale, tuttavia, si ammette che la notizia è stata “confermata da diverse fonti”. Una notizia segretata confermata da diverse fonti è un po’ un ossimoro, ma tant’è. A quel punto, il presidente della Regione, che pure si era autosospeso nelle prime ore, decide invece di aprire la guerra contro il Pd siciliano, parlando apertamente di “metodo Boffo”, dall’ex direttore dell’Avvenire, ovvero la capacità di creare notizie artificiali ad arte per cacciare via una persona dal suo incarico. E guarda caso, con la complicità del Corriere della Sera, che ne pubblica il video, proprio mentre si celebra l’anniversario della strage di via D’Amelio, il presidente Crocetta decide di parlare di sé, rubando di fatto la scena mediatica a Paolo Borsellino e alla questione dell’antimafia.
Infatti, tutti i giornali online e i telegiornali hanno aperto con la guerra di Crocetta, “combattente che muore sulle barricate”, come dice molto enfaticamente nell’intervista registrata dal Corriere, contro il suo stesso partito e i “poteri forti” di cui esso sarebbe l’espressione. Insomma, nella giornata dell’antimafia e del ricordo di un grande giudice, in Sicilia, e a Palermo, in particolare, ritornano i fantasmi del passato. C’è una manina dietro tutto questo?

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